25 marzo 1957: nasceva l’Europa

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Roma fu protagonista dell’evento che avrebbe portato alla Comunità (poi Unione) condivisa

25 marzo 2016 | di | Europa - Eventi - in evidenza - Politica

Mentre a Bruxelles, sede delle Istituzioni europee, prosegue la caccia ai terroristi, molti si sono dimenticati che ben 59 anni fa, il 25 marzo 1957, nasceva a Roma l’Europa con la firma dei Trattati che istituivano la Comunità economica europea e dell’Euratom. Era stato il ministro degli esteri belga Paul Henry Spaak a suggerire che fossero sottoscritti nella Città Eterna in quanto “è da lì che la civiltà è venuta in Europa”. I negoziati si erano protratti per quasi due anni nel castello della Val Duchesse, alle porte di Bruxelles, poi i rappresentanti di sei Paesi, Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo decisero di prendere tutti e sei il largo sulla fragile navicella che li avrebbe, più tardi, condotti all’Europa Unita.

Gli uomini di governo si raccolsero in Campidoglio nel tardo pomeriggio. Il cielo quel giorno era rimasto coperto sin dal primo mattino. La pioggia scendeva con scrosci brevi e intermittenti bagnando le bandiere dei Paesi issate sul Palazzo Senatorio, gli arazzi stesi a festa sui balconi del Campidoglio inanellavano tutta la piazza alla quale Michelangelo aveva impresso il sigillo del Rinascimento. Un vento freddo spingeva nuvole nere dal mare verso la campagna romana. Le scuole erano rimaste chiuse per l’evento. All’ultimo momento il cancelliere tedesco Adenauer aveva voluto partecipare di persona e così il nostro presidente Segni mentre i capi di governo di Francia e Benelux avevano delegato i rispettivi ministri degli Esteri, salvo il Lussemburgo rappresentato dall’anziano e saggio primo ministro Bech. La Sala degli Orazi e Curiazi era strapiena di fotografi, giornalisti, funzionari del ministero degli Esteri e delle varie delegazioni.P0088190134H Le firme dei trattati dovevano avvenire secondo l’ordine alfabetico dei sei Paesi nella versione italiana, ma i tedeschi, all’ultimo momento, avevano richiesto che il documento fosse anche trascritto nella loro lingua non solo in quella del francese (lingua diplomatica) nella quale erano stati negoziati. Non c’era stato tempo per le traduzioni, si decise quindi di riempire degli spessi volumi, solo la prima e l’ultima pagina, sulla quale i plenipotenziali avrebbero apposto la loro firma per testimoniare l’accordo su un testo che di fatto non esisteva. Solo pochissimi erano al corrente di questo escamotage e nessuno se ne sarebbe accorto. L’atmosfera era austera e carica di una ingenua esultanza per la riuscita di un progetto che due anni prima era stato ritenuto impossibile da attuarsi. Nei discorsi furono evocati De Gasperi, Sforza, Schuman alcuni non più in vita, Adenauer indicò l’unificazione europea come la condizione per far fiorire un giorno quella tedesca (e fu profetico), Spaak confidò che le generazioni future avrebbero portato avanti l’opera appena iniziata, il ministro francese Pineau auspicò la partecipazione dei britannici. La cerimonia durò in totale cinquanta minuti, alle due estremità del tavolo le statue di Urbano II e di Innocenzo X avevano benedetto questa nuova avventura e alcuni bisbigliarono che si trattava di una sollecitudine alla quale il Vaticano non era estraneo, in realtà i delegati avevano posto le loro firme su volumi posti su un grande tavolo di noce, ricoperto da un panno rosso, le cui pagine erano in bianco. I governanti lasciando il Campidoglio, sulle loro limousine salutarono la folla lì radunata e immobile sotto gli ombrelli gocciolanti ma animata da nuove speranze di un futuro migliore.

 

Giancarlo Cocco

Foto © European Communities, 1957

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