60 anni dei Trattati di Roma e 10 anni di Erc

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Nella Capitale, presso il Cnr, si sono incontrati i massimi esponenti della comunità scientifica europea. Al centro del dibattito, gli obiettivi raggiunti in questi anni e le sfide per il futuro

10 aprile 2017 | di | Europa - in evidenza - Scienza

«La ricerca ha assunto un ruolo di primaria importanza nella creazione di un’Europa unita e nella condivisone dei saperi, con migliaia e migliaia di giovani ricercatrici e ricercatori che con passione e talento hanno lavorato assieme nei diversi Paesi in Europa e nel resto del mondo». Così  Massimo Inguscio, presidente del Cnr, presso la cui sede romana lo scorso venerdì sono stati celebrati i 60 anni di Trattati e i 10 European Research Council (Erc).
Tra i partecipanti, Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo; Valeria Fedeli, ministra dell’Istruzione, università e ricerca;  Jean Pierre Bourguignon, presidente Erc; Patrizia Toia, vice presidente della Commissione per l’industria la ricerca e l’energia al Parlamento europeo.

Nel suo intervento Inguscio ha anche ricordato che «l’Unione Europea ha consentito il raggiungimento di prestigiosi risultati scientifici che hanno rappresentato veri punti di svolta per la società contemporanea, per il benessere delle persone e per la salute della Terra». Basti pensare come, grazie all’attività di cooperazione nel settore della ricerca in questi anni sia stato possibile raggiungere grandi successi nell’ambito della ricerca spaziale, o del web. Continuando su questa strada, oggi si sta lavorando su quelle che rappresentano le sfide per il futuro: ovvero il computer quantistico, il Future Circular Collider e l’esplorazione di Marte.

In questo contesto la vice presidente Toia ha sottolineato come uno degli obiettivi principali dell’Unione europea sia proprio quello di «creare una società più coesa e più prospera», spiegando poi quale ruolo fondamentale rivesta la ricerca in questa prospettiva, poiché rappresenta «il motore essenziale per promuovere una società aperta» che «coltivi e incoraggi la conoscenza».

Sostenere la ricerca di base di eccellenza diventa dunque indispensabile per far sì che l’Europa continui ad essere, e anzi diventi sempre più, competitiva a livello globale nei vari campi scientifici.

L’Unione europea ha queste caratteristiche nel suo Dna, come ha evidenziato il presidente Antonio Tajani nel suo intervento: «La ricerca – ha ricordato – è parte della nostra identità. Ci ha permesso di tramandare nei secoli la nostra cultura».
Tajani ha inoltre ribadito come si debba competere esclusivamente a livello europeo e non più nazionale, lavorando nella direzione di una sempre più stretta collaborazione fra ricerca e industria. E infatti, quando questa cooperazione riesce, si raggiungono grandi risultati come nel caso del programma Galileo, il sistema di navigazione satellitare europeo nato dalla collaborazione fra Ue e Agenzia Spaziale Eurpopea (Esa).

In questo processo diventa naturalmente fondamentale anche il ruolo delle Università che, come auspica Tajani «devono diventare punto di riferimento per i giovani che provengono da altre parti del mondo».

 

Valentina Ferraro
Foto © Valentina Ferraro

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