Ambiente, Ue: fermo impegno con Unione africana e Cina

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Dopo l’uscita degli Usa dagli Accordi di Parigi Ua e soprattutto il Paese più abitato del mondo si accordano con l’Europa per attuare COP21. Ma il nodo resta sul commercio

2 giugno 2017 | di | Ambiente - in evidenza - Motori - Politica

Prima il comunicato congiunto diffuso ieri dagli esecutivi di Unione europea e africana, poi il patto Ue-Cina sul clima di oggi. La reazione alla posizione degli Stati Uniti di uscita dall’Accordo di Parigi (Cop21) non poteva essere più netta e concreta. Se gli Stati Uniti scelgono di allontanarsi, Africa e Cina si avvicinano, per parafrasare un vecchio cliché. E gli Usa rimangono fuori “solo” con Siria e Nicaragua.

«L’Unione europea e l’Unione africana ribadiscono il loro forte impegno alla piena attuazione dell’Accordo di Parigi e chiedono a tutti i partner di mantenere lo slancio creato nel 2015». Questo l’incipit del comunicato congiunto diffuso da Ue e Ua, in cui è sottolineato che «il vertice Africa-Europa» del 29-30 novembre a Abidjan (Costa d’Avorio) sarà «l’occasione per confermare la forte solidarietà con i (Paesi) più vulnerabili al cambiamento climatico» e di «lavorare insieme per costruire economie forti e sostenibili».

«In vista della conferenza Cop23 di novembre, Ue e Ua si impegnano a lavorare insieme per finalizzare il programma di lavoro dell’Accordo di Parigi» – è scritto ancora nella nota, che poi rileva come «il cambiamento climatico e le energie rinnovabili saranno sull’agenda del prossimo vertice Africa-Europa». Per poi concludere con «Unione europea e Unione africana ribadiscono il loro impegno a continuare ad affrontare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici sulla salute dell’uomo e degli animali, sull’ecosistema naturale e gli altri impatti sociali ed economici che minacciano i nostri passi avanti nello sviluppo come comunità globale».

Il summit economico, invece, tra l’Unione europea e Cina si conclude con un passo avanti nei rapporti rispetto al passato. In cinque ore di colloquio il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker e il primo ministro cinese Li Keqiang (tutti e tre nella foto di apertura, ndr) hanno parlato degli impegni comuni sul cambiamento climatico, dopo l’annuncio Usa di uscita dall’accordo di Parigi.

Sul tavolo del vertice col gigante asiatico sono finiti anche i temi più spinosi che ancora dividono le due potenze economiche globali: il problema del dumping, la sovracapacità di produzione di acciaio cinese, il mancato riconoscimento a Pechino dello status di economia di mercato. «Su questo le distanze si sono accorciate ma non ci siamo ancora», ha dichiarato Juncker. Però l’atmosfera tra i leader è apparsa distesa e a tratti perfino scherzosa, al netto dei punti critici, tra cui l’invito europeo a fare progressi nel campo dei diritti umani.

Nel concreto, sono stati firmati dieci memorandum di intesa per approfondire la cooperazione: si spazia dal miglioramento della sicurezza del commercio alla tutela della proprietà intellettuale, dal cofinanziamento della ricerca a un dialogo sul controllo degli aiuti di Stato, fino al turismo con la previsione di sinergie tra l’Anno europeo del patrimonio culturale e l’Anno cinese del turismo 2018.

Di particolare importanza per l’Italia il riconoscimento reciproco di duecento indicazioni geografiche, tra cui 26 del Belpaese, che entro l’anno potranno godere di una protezione sul mercato cinese contro le contraffazioni.

Eccellenze che vanno dall’aceto balsamico di Modena al prosciutto San Daniele e a grandi vini come il Chianti o il Franciacorta.

D’altra parte a spingere per un avvicinamento tra Cina e Unione europea sono i numeri: uno scambio commerciale che vale quasi un miliardo e mezzo di euro al giorno e la possibilità di sbloccare ulteriori investimenti miliardari in Cina, in Europa e lungo la nuova Via della Seta che vorrebbe saldare i due continenti, per nulla interessati (almeno loro) a isolarsi dal mondo.

 

Claudia Lechner

Foto © European Union

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