Balcani Occidentali, vertici europei spingono per l’Ue

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I presidenti di Commissione e Consiglio attestano le possibilità della Serbia, quello del Parlamento del Montenegro. Mentre sono sospesi i lavori per l’adesione della Turchia

15 luglio 2017 | di | Europa - in evidenza - Politica

Nelle ultime ore prima il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, in un incontro a Salonicco con il presidente serbo Aleksandar Vucic, ha confermato la chiara prospettiva comunitaria del Paese balcanico di entrare nella grande famiglia dell’Ue, poi ieri Donald Tusk, nella dichiarazione congiunta al termine dell’incontro sempre con Vucic nella sede del Consiglio europeo a Bruxelles, infine il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, che lancia il messaggio che la porta dell’Unione europea «è aperta» a pochi giorni dalla visita ufficiale in Montenegro prevista per il 18 e 19 luglio.

L’intento è chiaro, avvicinare o – come ipotizza qualcuno – fagocitare una parte di mondo che fino a qualche decina di anni fa era a capo dei Paesinon allineati“, che erano neutrali alla contrapposizione Occidente-Oriente che ha caratterizzato tutto il periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale. Un ruolo importante per i Balcani, come è emerso anche al Vertice di Trieste di pochi giorni fa. Italia molto presente in questa fase, anche per i rapporti di pace e stabilità nella regione che lambisce la parte sudorientale del mare Adriatico-Jonico. Non a caso dopo Trieste il neopresidente serbo Aleksandar Vucic il prossimo 25 luglio sarà in visita in Italia dove incontrerà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il premier Paolo Gentiloni.

«L’Italia capisce benissimo i rapporti nei Balcani, capisce perfettamente le relazioni tra serbi e albanesi, tra serbi e croati e i rapporti fra tutti gli altri popoli della regione», ha dichiarato lo stesso Vucic all’Agenzia Ansa, «per questo il ruolo italiano nella regione è molto importante sia in termini politici che economici». Sottolineando il costante appoggio del Belpaese al cammino comunitario della Serbia, il presidente si è riferito al tempo stesso all’importante contributo del nostro Paese in seno alla trilaterale ItaliaSerbiaAlbania. «Sappiamo quale influenza ha l’Italia in Albania, sappiamo quanta ne ha in Serbia, e questo può contribuire anche ad avvicinare Serbia e Albania».

L’Italia è il primo partner commerciale della Serbia ed è, con la Germania, tra i maggiori investitori nel Paese balcanico, Vucic ha affermato di considerare il Belpaese «un vero e sincero Paese amico del popolo serbo», ha rilevato Vucic nell’intervista, nella quale ha ribadito come l’obiettivo strategico dell’adesione all’Ue si affianchi alla volontà di Belgrado di mantenere i tradizionali stretti rapporti di amicizia con la Russia.

Ieri era stato Tusk a ricordare come i leader dell’Unione europea a marzo hanno riconfermato all’unanimità «la prospettiva europea per i Balcani Occidentali» e «la fine del gioco è la piena partecipazione della Serbia nella Ue: è quanto abbiamo promesso e siamo pronti a mantenere». Il giorno prima Juncker era stato invitato da Vucic a visitare la Serbia. Il presidente serbo chiede solamente all’Ue di indicare a Belgrado una chiaracornice temporaleper la sua adesione all’Unione. Nella stessa giornata Vucic aveva guidato a Salonicco una delegazione governativa in una sessione bilaterale con il governo greco guidato dal premier Alexis Tsipras. E successivamente si era tenuta una riunione a tre fra Vucic, Tsipras e il premier bulgaro Boyko Borissov.

Oltre all’Unione la Serbia, principale erede della ex Jugoslavia, resta fedele alla sua posizione di neutralità militare ma al tempo stesso intende ulteriormente rafforzare la cooperazione con la Nato, in primo luogo attraverso le attività del programma di Partnership per la pace. Lo ha dichiarato il nuovo ministro della difesa Aleksandar Vulin in un incontro a Belgrado con l’ammiraglio Michelle Howard, capo del Comando Nato Interforze di Napoli. Il ministro ha sottolineato la determinazione della Serbia a lavorare per preservare la stabilità regionale nei Balcani, nel rispetto dei Paesi vicini membri dell’Alleanza atlantica.

Ieri infine, come succitato, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha mostrato grande apertura nei confronti delle autorità di Podgorica e degli altri Paesi della regione candidati all’adesione, a pochi giorni dalla visita ufficiale in Montenegro prevista per il 18 e 19 luglio. Si tratterà della prima volta che Tajani si reca in un Paese non membro dell’Unione dall’inizio del suo mandato. Rafforzare la “diplomazia economica” con il governo di Podgorica ha un’importanza strategica per l’Ue. «La stabilità nella regione significa stabilità per tutta l’Europa», ha spiegato Tajani che incontrerà il presidente del Parlamento montenegrino, Ivan BrajoviÄç, il presidente della Repubblica, Filip Vujanovic, e il primo ministro Dusko Markovic, per «rafforzare la cooperazione, prevenire la migrazione irregolare, combattere il terrorismo, l’estremismo, la radicalizzazione e la criminalità organizzata».

Riforme su imprese, infrastrutture e turismo sono in cima alle priorità del Montenegro, che attualmente conta 28 capitoli negoziali aperti su 34 e tre provvisoriamente chiusi nel cammino verso l’adesione a Bruxelles. Il Paese, evidenzia Tajani, «sta inviando segnali forti» sull’economia, ma le riforme sono necessarie per «attirare più investimenti diretti esteri e aumentare la competitività e l’Ue è pronta ad aiutare”.

Bandiera della TurchiaDa contraltare a questoveloceavvicinamento all’Unione dei Paesi balcanici i programmi di adesione della Turchia. Avviati nell’ottobre 2005, i negoziati per l’ingresso di Ankara sono già diventati i più lunghi della storia dell’Ue. Tra veti e resistenze, sono stati aperti finora 16 capitoli su 35, e solo uno è stato chiuso. La scorsa settimana il Parlamento europeo ha votato a larga maggioranza una risoluzione che invita a «sospendere i negoziati di adesione con la Turchia se il pacchetto di riforme costituzionali», approvato con il referendum di aprile, «sarà attuato senza modifiche». Ma Ankara rifiuta qualsiasi alternativa di “cooperazione rafforzata” e gli stessi Stati membri non sembrano pronti a chiudere la partita, rischiando di rimettere in discussione la cooperazione sui migranti, dopo l’accordo del marzo 2016 che ha di fatto chiuso la rotta balcanica. Rispostando tutto sul “nostro” Mediterraneo. Ma questa è un’altra storia…

 

Lena Huber

Foto © European Union, Nato,

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