L’acuirsi della battaglia cibernetica tra Stati Uniti e Russia

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Torna lo spettro della “guerra fredda”: mai come ora i professionisti della diplomazia sono chiamati ad intervenire con tutta la loro auspicabile competenza e sagacia

17 ottobre 2016 | di | Attualità - Economia - in evidenza - Politica

Le recenti prese di posizione del governo statunitense in relazione alla possibilità che in un prossimo futuro possa essere sferrato, da parte della Cia, un cyber attacco nei confronti della Russia e, in particolare del presidente Putin, influiscono e, non poco, sui già fragili equilibri geopolitici che caratterizzano  i rapporti tra Usa, Russia ed Europa e indirettamente anche su alcuni dei principali attori dell’area asiatica, quali ad esempio Turchia, India, Siria e Cina.

Secondo quanto osservato dal Corriere della Sera, recentemente, si sarebbe creata una situazione di «Alta tensione tra Usa e Russia» [1].

official_portrait_of_vice_president_joe_bidenAl riguardo, il vice presidente Usa John Biden, avrebbe dichiarato ai microfoni della Nbc che gli Stati Uniti sarebbero «pronti a rispondere alle presunte interferenze di hacker russi sulle presidenziali americane». La Cia, nota l’autorevole quotidiano, «avrebbe ricevuto l’ordine di preparare un attacco cibernetico di ampia portata contro la Russia. Un’ operazione che dovrebbe portare alla pubblicazione di documenti per imbarazzare il Cremlino e i massimi dirigenti del Paese».

In risposta a tali dichiarazioni, il Cremlino, tramite il portavoce di Putin, ha reagito sottolineando come si tratti di «minacce senza precedenti». [2]

Sul punto, il rappresentante speciale del Cremlino per la cooperazione internazionale sulla sicurezza informatica Andrei Krutskikh, a seguito delle notizie divulgate dalla Nbc in merito ad un possibile cyber attacco degli Stati Uniti nei confronti della Russia ha precisato come il governo americano stia «giocando con il fuoco», aggiungendo, poi, come  «Nessuna azione contro la Russia rimarrà impunità. Invece di cercare una distensione e tentare di raggiungere un accordo, stanno cercando di spaventarci. Lo trovo sfacciato, rozzo e stupido»[3]

In particolare, si è rilevato come la Cia starebbe preparando «un piano di attacco cyber che dovrebbe colpire la Rete avversaria. Quindi sfociare nella diffusione di informazioni sugli oligarchi russi e il Cremlino, sui loro affari poco chiari e su casi di corruzione. Un compito affidato – secondo le indiscrezioni della Nbc – a una formazione di agenti con a disposizione centinaia di milioni di dollari […]». E ancora, secondo il network statunitense, «tutto è pronto», mancherebbe «solo l’ordine di Barack Obama». [4]

Stando alle dichiarazioni del vicepresidente Usa Biden, si tratterebbe di un’azione di risposta agli attacchi «hacker russi, protagonisti insieme a Wikileaks, delle rivelazioni su Hillary Clinton e di attività illegali a danno del partito democratico […]» [5]

Al riguardo, sulla base di fonti governative americane «solo i massimi vertici politici di Mosca possono avere autorizzato quegli attacchi» [6]

Inoltre si è osservato come la «prima risposta di Putin a quelle accuse» sia «arrivata nei giorni scorsi». Sul punto si è rilevato come il leader russo avesse parlato di “isteria” e come «l’ulteriore deterioramento nelle relazioni bilaterali Usa-Russia» sia giunto «in coincidenza con il fallimento del cessate il fuoco in Siria, un altro casus belli che ha peggiorato il contenzioso tra le due superpotenze» [7]

Pertanto, si profila sempre più difficile la ricomposizione dei rapporti tra Washington e Mosca considerata anche la politica estera che il presidente Putin sta adottando da qualche mese a questa parte. Invero, il premier russo già ai primi d’agosto ha inteso riattivare le relazioni con Ankara, basando il nuovo corso dei rapporti diplomatici con Erdogan sulla necessaria collaborazione per la costruzione del gasdotto Turkish Stream  che dovrebbe passare proprio in territorio turco.

bashar_al_assadTale importante riavvicinamento ha persino consentito il superamento da parte del Cremlino del grave incidente diplomatico dell’anno scorso relativo all’abbattimento di un caccia Sukhoi Su-24 russo ad opera di un F-16 della Türk Hava Kuvvetleri il 24 novembre 2015. Inoltre, Mosca, avendo scelto di allearsi con il regime di Bashar Al Assad, sta certamente giocando un ruolo chiave nella guerra che, ormai da molto tempo, sconvolge la Siria e che vede schierati gli Stati Uniti a fianco dei non governativi.

Di contro, lo stesso Putin, sempre per bocca del suo portavoce Dmitry Peskov, ha recentemente osservato come l’esecutivo russo abbia dovuto adottare le necessarie misure per «salvaguardare i propri interessi a fronte della crescente imprevedibilità e aggressività degli Stati Uniti» [8]

Secondo Peskov, gli attacchi cibernetici, paventati dagli Usa, sarebbero da qualificarsi come una seria minaccia atteso che ad annunciare siffatte misure sia stato proprio un rappresentante dell’esecutivo Usa di alto livello qual è il vicepresidente degli Stati Uniti, John Biden.

in merito al supposto coinvolgimento del Cremlino nella pubblicazione delle emails del partito democratico durante la campagna presidenziale di Hillary Clinton, a parere di Putin, «i candidati alla Casa Bianca» starebbero «sfruttando il tema russo» con l’intento di avvelenare «rapporti bilaterali». [9]

A complicare ancor di più la già ingarbugliata situazione diplomatica tra i due paesi vi sono anche le dichiarazioni della portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova la quale ha definito «una vergogna l’invito del ministro degli Esteri britannico Boris Jonshon «a manifestare davanti all’ambasciata russa a Londra». Secondo la Zakharova, si tratterebbe della «prova che le azioni civili sono orchestrate dalle autorità». [10]

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Non a caso, in merito a tali fatti, il portavoce del Cremlino Peskov ha rammentato al titolare del Foreign Office che in applicazione della Convenzione di Ginevra, Londra è tenuta a «garantire la sicurezza delle sedi diplomatiche» che si trovano nel Regno Unito. [11]

Contemporaneamente, vi sono altri eventi che lasciano presagire l’acuirsi di forti tensioni tra le due superpotenze. In primis occorre ricordare come, per ieri e oggi, Putin, nell’ambito della riunione dei Paesi del Brics nello stato di Goa, avesse in agenda l’incontro con i leaders indiano e cinese.

In particolare, secondo l’Agenzia Tass, in quel frangente, il presidente russo dovrebbe incontrato il premier indiano Narendra Modi al fine di «discutere, tra le altre cose, di “cooperazione nella sfera dell’energia nucleare” e di “cooperazione tecnico-militare”». Non a caso, si è sottolineato come Putin abbia dichiarato che «la cooperazione tecnologica tra Russia e India “nel campo dell’arricchimento dell’uranio è stata stabilita”» precisando, poi, che «si sta adesso lavorando alla localizzazione della produzione di componenti in India e si sta cominciando a valutare la costruzione di centrali nucleari in altri luoghi» sempre in territorio indiano. [12]

A ciò, si aggiunga che «il consigliere di Putin, Yuri Ushakov, ha fatto sapere che, in data 15 ottobre 2016, a Goa si sarebbe firmato «un accordo per vendere all’India i missili russi di difesa antiaerea S-400». [12] Sempre secondo la Tass, detti accordi di cooperazione nel settore tecnico militare tra Russia e India, avrebbero riguardato anche «la costruzione delle fregate del Progetto 11356 per la Marina indiana» e  «la creazione di una società congiunta per la realizzazione degli elicotteri Ka-226T».Tali intese sarebbero già state firmate durante gli incontri tenutisi nello stato indiano. [13] .

Contestualmente, Il premier Putin, sempre durante il summit nella ex colonia portoghese ha incontrato anche il presidente cinese Xi Jinping con il quale, secondo le dichiarazioni di quest’ultimo, ha discusso della «necessità che i due Paesi sviluppino una maggiore cooperazione a livello di organismi internazionali».xi_jinping_sanya2013

Non a caso, ha dichiarato Xi Jinping, «quali membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu e come Nazioni di primo livello, dobbiamo rafforzare il nostro coordinamento e la nostra cooperazione nell’ambito delle strutture multilaterali». [14]

Da ultimo, sul possibile scatenarsi di un conflitto tra la Russia e gli Stati Uniti, si ritiene che Mosca non avvierà «una guerra frontale e duratura  con l’Occidente» per le «tre» seguenti «ragioni»:

  • la Russia è inferiore militarmente. «La spesa militare […] è pari a 53 miliardi di dollari all’anno contro i 570 miliardi degli Stati Uniti. L’arretratezza dell’esercito russo è apparsa, in tutta la sua evidenza, durante la guerra del 2008 contro la Georgia. Una volta piegato questo piccolo nemico, la Russia ha avviato un ampio processo di modernizzazione del settore militare che costerà circa 700 miliardi di dollari entro il 2020. Il fine è quello di trasformare l’esercito russo, da una forza di massa, concepita per affrontare scontri globali, in una forza leggera e dinamica»;
  • la Russia è «inferiore sul piano delle alleanze […]». Essa «non dispone di di alleati paragonabili per potenza economica, peso strategico e capacità militari, agli alleati degli Stati Uniti»;
  • «Se la Russia avviasse una guerra su larga scala contro l’Occidente, cadrebbe nella trappola della Casa Bianca. Come dimostra l’evoluzione militare della guerra in Siria, gli Stati Uniti sanno di non poter abbattere Putin, uccidendo direttamente i suoi soldati e abbattendo i suoi aerei. Tuttavia se un nemico non può essere abbattuto dall’esterno può essere abbattuto dall’interno. La Russia attraversa una crisi economica imponente, che ha spinto il suo governo ha tagliare la spesa sociale. Anche in questo caso la differenza tra il peso strategico degli alleati americani, e quello dei russi, balza agli occhi». Al riguardo l’autore nota come gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita continuino a finanziare i ribelli che combattono in Siria contro il regime di Bashar Al Assad. Il prolungamento di tale conflitto «costringerebbe la Russia a finanziare una serie di operazioni militari esterne che accrescono il suo impoverimento interno». I denari che Putin decidesse di spendere per Bassar Al Assad verrebbero sottratti al popolo russo. [15]

Stando alle più recenti notizie, il segretario di Stato americano John Kerry dovrebbe recarsi a Londra «per un incontro sulla Siria ospitato dal ministro degli Esteri Boris Jonshon». Secondo la Bbc, al summit dovrebbero partecipare anche gli omologhi responsabili agli Esteri di  Francia e Germania Jean Marc Ayrault e Frank Walter Steinmeier. Sempre in base a quanto annunciato dal canale britannico, Kerry non dovrebbe arrivare a Londra «con un nuovo dettagliato piano di pace per la Siria», ma, in ogni caso dovrebbe giungere all’incontro con “idee fresche”. [16]

Dunque, i venti di guerra cibernetica tra Usa e Russia sembrano comportare una serie di complicate conseguenze sul piano geopolitico risolvibili solo grazie ad uno sforzo congiunto delle diplomazie delle due superpotenze ma anche delle organizzazioni internazionali, in primis l’Onu e anche l’Ue, che in questo particolare frangente sembrerebbero essere chiamate ad intervenire e cooperare con i Paesi direttamente coinvolti con tutta la loro esperienza, abilità e prestigio al fine di raggiungere una rapida, quanto mai auspicata, stabilizzazione dei rapporti internazionali.

 

Roberto Scavizzi

Foto © Wikicommons

[1] G. Olimpo. G. Sarcina, ‘Tensioni con Mosca. Un piano della Cia per il cyber attacco’, Il Corriere della Sera del 16 ottobre 2016.

[2] G. Olimpo, G. Sarcina, op. cit.

[3] Ansa Mondo, 15 ottobre 2016.

[4] G. Olimpo, G. Sarcina, op. cit.

[5] F. Rampini, ‘La cyber-guerra tra Obama e Putin. Washington ordina: preparare l’attacco’, La Repubblica del 16 ottobre 2016.

[6] F. Rampini, op. cit.

[7] F. Rampini, op. cit.

[8] Ansa Mondo, 13 ottobre 2016.

[9] Ansa Mondo, 13 ottobre 2016.

[10] Ansa Mondo, 13 ottobre 2016.

[11] Ansa Mondo, 15 ottobre 2016.

[12] Ansa Mondo, 15 ottobre 2016.

[13] Ansa Mondo, 16 ottobre 2016.

[14] Ansa mondo, 15 ottobre 2016.

[15] A. Orsini, ‘Perché Putin non muoverà la guerra all’Occidente’, Il Messaggero del 15 ottobre 2016.

[16] Ansa Mondo, 16 ottobre 2016.

[17] Ansa Mondo 16 ottobre 2016.

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