Ciampi, l’italiano con la passione dell’Europa

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Ripristinò nei concittadini la fiducia nelle istituzioni nazionali e comunitarie. Legato a lui la “riscoperta” del Tricolore e della parola Patria

17 settembre 2016 | di | Attualità - Politica

Carlo Azeglio Ciampi è morto ieri all’età di 95 anni in una clinica romana ove era ricoverato. Partigiano, governatore della Banca d’Italia dal 1979 al 1993, presidente del Consiglio dei ministri nel 1993 e 1994, ministro del Tesoro e del Bilancio negli anni dal 1996 al 1999, quindi presidente del Consiglio e primo capo di Stato non parlamentare nella storia della Repubblica, dopo essere stato governatore della Banca d’Italia, come avvenne nel 1948 per Luigi Einaudi.

Ciampi è stato il decimo presidente della Repubblica dal 1999 al 2006. Livornese di nascita, è stato lui a rivalutare la bandiera italiana, con un lungo discorso a gennaio del 2004 nella Sala del Tricolore di Reggio Emilia, dove la bandiera nacque il 7 gennaio del 1797 quale simbolo della Repubblica Cispadana, che definì: «ricco di cultura e tradizioni, di arte e di nobiltà d’animo ma anche sofferente per secoli per la mancanza di una insegna che lo unisse, che rappresentasse  la volontà di un destino comune. Esponiamo nelle nostre case il tricolore» – continuò – «custodiamolo con cura, regaliamolo ai nostri figli».

Fu convinto sostenitore del riscoprire il valore dell’Inno di Mameli che fece intonare sempre in occasione delle sue visite all’estero. Nel 1946, con un concorso, entrò come impiegato in Banca d’Italia ove rimase per ben 47 anni, 14 anni dei quali passati come governatore. Divenuto ministro del Tesoro dal 1996 al 1999 la sua opera fu caratterizzata dalla riduzione del debito pubblico italiano per garantire all’Italia l’ingresso alla moneta unica europea. Il 31 dicembre del 1998 si commosse quando ebbe tra le mani il primo euro coniato dalla Zecca, quel tondino di ferro con il disegno dell’Uomo Vitruviano da lui stesso scelto. Sei mesi più tardi passava dal Tesoro al Quirinale come presidente della Repubblica, carica che mantenne fino al 15 maggio del 2006.

Europeista convinto, la parola chiave che ha sempre connotato i suoi discorsi è: «la Fiducia è tutto, è la forza che ci muove e ci permette di costruire il futuro. Oggi in Italia e in Europa» – diceva profeticamente – «non cresciamo soprattutto perché manca la fiducia». L’Europa, ricordava, «è  un progetto di pace» è un sogno che gli uomini della sua generazione hanno creato perché non si ripetessero gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, che Ciampi definì «la feroce guerra civile europea».

In altro suo discorso affermò «gli uomini di governo devono realizzare una più forte coesione tra tutti coloro che sanno costruire la pace. Dobbiamo rafforzare le istituzioni europee che abbiamo creato in applicazione dei nostri valori, così come l’uomo di religione (si riferiva a San Giovanni Paolo II, allora pontefice) reagisce predicando la pace. Bisogna tendere la mano a civiltà diverse» – affermava Ciampi, non immaginando che a distanza di anni Papa Francesco avrebbe messo questo imperativo alla base del suo pontificato – «questa è la strada» – concludeva – «per sradicare terrorismo e guerre».

 

Giancarlo Cocco

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