Confcommercio: l’evasione si ridurrà con la pressione fiscale

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Eccesso di burocrazia e di tassazione, deficit di legalità, debolezze del sistema infrastrutturale, costo del lavoro insostenibile: sono i mali cha affliggono il Belpaese

26 luglio 2017 | di | Attualità - Economia - Lavoro

Presentato quest’oggi, presso la Confcommercio di Roma nello storico palazzo di Piazza Belli, il rapportole determinanti dell’evasione fiscale”, con riferimenti anche alla tassazione nei Paesi europei ed extraeuropei. Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli nel corso del convegno “meno economia sommersa più crescita”, ha fatto gli onori di casa al neo direttore dell’Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini e al ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan. Il rapporto presentato da Mariano Bella, direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio pone in evidenza come l’Italia, a proposito delle ore necessarie alla predisposizione dei documenti fiscali e al pagamento delle obbligazioni tributarie per le imprese, si collochi all’ultimo posto con ben 240 ore annue mentre la Norvegia è a 83 ore, il Regno Unito a 110, la Francia a 139 e la Spagna a 152.

   Ernesto Maria Ruffini

Il rapporto esamina attentamente anche la pressione fiscale apparente che in Italia è al 43%: peggio stanno i francesi al primo posto con 47,3% seguiti dai danesi al 46,9% e dai belgi al 46,5%, quindi gli svedesi, i finlandesi e gli austriaci al 43,2%. La media dell’area euro è 41,4%. Ci sono però anche Paesi europei ove la pressione fiscale è più contenuta come la Germania che è al 40,5%, la Slovenia al 37,5%, la Polonia con 34,5%, la Spagna con il 34,3% e la Romania all’ultimo posto per pressione fiscale con 26,1%. Il rapporto spiega anche che tra i Paesi extra europei il Giappone ha una pressione fiscale al 31,4%, mentre gli Stati Uniti sono al 26,5%.

Riguardo l’evasione fiscale tra il 2011 e il 2014 in Italia il tasso di evasione fiscale è cresciuto del 5,3% e, secondo le stime di Confcommercio, è da attribuire interamente ad una crescita della pressione fiscale locale di quasi il 30%. Il rapporto pone in evidenza che la pressione fiscale apparente, secondo stime ufficiali  era – dati 2014 – al 43,3% mentre la pressione fiscale legale era 49,8%. Dall’analisi dell’ufficio studi di Confcommercio il contrasto all’evasione fiscale consentirebbe, a determinate condizioni, di recuperare oltre 86 miliardi di imponibile evaso e quasi 43 miliardi di gettito da restituire, sotto forma di minori aliquote, ai contribuenti in regola.

   Pier Carlo Padoan

Il presidente di Confcommercio Sangalli, nel suo intervento, ha confermato l’insostenibilità per il sistema produttivo italiano della pressione fiscale che risulta quindi «incompatibile con qualsiasi realistica prospettiva di crescita robusta, diffusa, duratura». L’invito di Sangalli al neo direttore delle Entrate Ruffini è stato «di dare un nuovo corso all’Agenzia delle entrate comprendendo le difficoltà dei contribuenti e delle imprese del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti» e rivolgendosi al ministro Padoan ha commentato «il grande passo da compiere rimane quello di dare un segnale di concreta riduzione delle tasse. L’importante» – ha proseguito il presidente di Concommercio – «è ridurre le aliquote Irpef in maniera ragionevole e generalizzata (…) per trasformare la ripresa in crescita. Una sfida da cogliere sfruttando tutti i margini di manovra consentiti dall’Europa, dentro l’Europa».

Padoan nel suo intervento conclusivo ha dichiarato: «l’avversione al fisco deriva dalle tasse elevate. Va ridotta la pressione. Anche le risorse impiegate male non migliorano la vita dei cittadini. È necessario quindi spendere meglio e rendere più chiari adempimenti e pagamenti». Quanto al lavoro «le misure di decontribuzione selettiva per i giovani rappresentano una leva importante. Sono interventi che devono essere permanenti».

 

Giancarlo Cocco

Foto © Giancarlo Cocco

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