Croazia-Slovenia: verdetto su confine marittimo pro Lubiana

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Zagabria non riconosce validità arbitrato, attese tensioni. Sentenza indica percorso del fiume Dragogna come frontiera terrestre fino al canale di Sant’Odorico

30 giugno 2017 | di | Europa - in evidenza - Politica

Era grande l’attesa ieri, soprattutto in Slovenia, per la decisione all’Aja sull’arbitrato relativo al confine marittimo con la Croazia nel Golfo di Pirano, nel nord Adriatico, che però già in passato Zagabria aveva ritenuto nullo e che rifiuta di riconoscere. La controversia sul tracciato frontaliero tra le due ex repubbliche jugoslave dura dal 1991, ovvero dall’anno dell’indipendenza dei due Paesi.

Lubiana ha sempre rifiutato di accettare la linea che voleva dividere il Golfo di Pirano (Piranski zaliv o zaljev, a seconda che lo si scriva in sloveno o croato) a metà poiché questa soluzione le avrebbe precluso l’accesso alle acque internazionali nel Golfo di Trieste. Dall’altra parte, la Croazia non vorrebbe perdere il contatto diretto con le acque territoriali italiane, né rinunciare al territorio che ritiene proprio. Nel 2009, per sbloccare le riserve della Slovenia sull’adesione croata nell’Unione europea, Zagabria ha accettato un accordo sull’arbitrato ad hoc, che garantiva un vantaggio alla parte slovena imponendo ai giudici internazionali di considerare l’interesse di Lubiana ad avere un accesso al mare aperto.

Nel 2015, però, organi di stampa di Zagabria hanno pubblicato il contenuto di una serie di telefonate tra un giudice sloveno, membro della Corte per arbitrato che deve stabilire il confine, e un’alta funzionaria del ministero degli Esteri di Lubiana, dalle quali si poteva desumere che la parte slovena avesse cercato di influire in modo sleale sulla delibera a proprio vantaggio. Di conseguenza la Croazia si è unilateralmente ritirata dall’arbitrato.

Il palazzo della Pace, sede della Corte

La Slovenia, invece, sostieneparimenti alla Corte permanente di arbitrato dell’Ajache il carattere delle telefonate non fosse tale da compromettere la validità dell’intero processo, che, dopo una breve sospensione, è ripreso per terminare ieri pomeriggio con la lettura del verdetto. Ma sempre ieri mattina la Croazia ha rifiutato di riceverne la versione scritta spiegando che l’arbitrato non ha nessuna validità giuridica. Il primo ministro Andrej Plenkovic ha ribadito che la Croazia non si sarebbe ritenuta vincolata da qualsiasi decisione, proponendo alla Slovenia negoziati bilaterali per risolvere la disputa.

Ebbene la sentenza, annunciata dal presidente del tribunale Gilbert Guillaume, ha decretato che il Golfo di Pirano appartiene in buona parte (circa 3/4) alla Slovenia, che mantiene un accesso alle acque internazionali tramite un corridoio di 2,5 miglia nautiche vicino a Osimo, in Croazia, mentre i confini terrestri fra i due Paesi nella penisola istriana correranno lungo il percorso del fiume Dragogna e finiranno nel mezzo del canale di Sant’Odorico (Sv. Odorik).

La nave Enrica Lexie, da cui il nome del caso (dei due “marò”) che vede scontrarsi alla Corte dell’Aja Italia e India

La decisione della Corte conferma sostanzialmente che la Slovenia può raggiungere le acque internazionali tramite la baia di Pirano senza dover passare per le acque territoriali croate. La Slovenia era presente a L’Aja con il ministro degli esteri, Karl Erjavec, mentre la Croazia ha disertato la lettura della sentenza per i motivi suddetti. Ora la Slovenia avrà sei mesi di tempo per applicare il verdetto e adeguare le leggi sui confini. Ma non è difficile capire che le tensioni tra i due Paesi, oggi membri dell’Ue, aumenteranno.

 

Goran Marsich

Foto © Wikicommons

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