Crollo dei prezzi del riso, governo italiano chiede intervento Ue

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Regimi agevolati a Paesi terzi, lettera dei ministri Martina, Calenda, Gozi a Bruxelles. Misure concrete richieste alla Commissione europea, da attuarsi urgentemente

4 luglio 2017 | di | Economia - Europa - in evidenza

Crolla precipitosamente il prezzo del riso e affondano i redditi dei produttori europei. Un’emergenza che continua da tempo e che colpisce pesantemente l’Italia, primo produttore comunitario di riso su un territorio di 237mila ettari coltivato da 4.263 aziende, per una produzione di 1,58 miliardi di chili, come certifica la Coldiretti. Per contrastare questa ”crisi senza precedenti” del settore risicolo oggi il governo italiano ha richiesto un intervento urgente alla Commissione europea contro il regime agevolato che permette ai Paesi meno avanzati (accordo EBA, acronimo inglese che sta per European Banking AuthorityAutorità bancaria europea) di esportare verso l’Unione europea quantitativi illimitati di riso a dazio zero.

«L’aumento esponenziale» di queste esportazioni – precisano in una nota congiunta inviata a Bruxelles ai commissari Cecilia Malmström (Commercio), Phil Hogan (Agricoltura) e Vytenis Andriukaitis (Salute) i ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina, dello Sviluppo economico Carlo Calenda e il sottosegretario alle Politiche europee Sandro Gozi, «ha raggiunto il livello di 370.000 tonnellate di riso lavorato, determinando uno squilibrio di mercato e causando forti riduzioni dei prezzi». «È quindi quanto mai urgente un intervento europeo» – si precisa nella lettera – «che si sviluppi su più fronti, al fine di evitare un ulteriore aggravarsi della situazione. Si tratta di una questione non solo economica, ma di tenuta politica, sociale e territoriale. Per questo vi proponiamo di assumere decisioni concrete, per dare risposte ai risicoltori dell’Ue».

Le misure concrete chieste all’esecutivo europeo sono: l’applicazione urgente della clausola di salvaguardia per il ripristino dei dazi sulle importazioni di riso lavorato dalla Cambogia; un rapido via libera al decreto che introduce l’obbligo di indicazione di origine in etichetta della materia prima per il riso, firmato dai ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo economico Carlo Calenda e notificato nei mesi scorsi a Bruxelles; misure straordinarie di sostegno al reddito dei risicoltori e di rilancio di una coltura strategica per l’Unione, attivando nuove risorse e strumenti utili alla salvaguardia della continuità produttiva, anche in ottica di tutela dell’ambiente e del paesaggio tradizionale.

«Con un pacco di riso su quattro venduto in Italia che ormai contiene prodotto straniero all’insaputa dei consumatori è importante il pressing sull’Unione europea a difesa del Made in Italy fatto dal governo italiano», afferma la Coldiretti. «A rischio c’è il lavoro di oltre diecimila famiglie tra dipendenti e imprenditori impegnati nell’intera filiera», precisa l’organizzazione agricola che rileva come la produzione nazionale «sarebbe più che sufficiente per coprire i consumi interni ma si preferisce speculare sulle importazioni low cost».

 

Claudia Lechner

Foto © Wikicommons (in apertura fotogramma ripreso dal film “Riso amaro”)

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