Da donna Florio a de Rasty, il genio di Boldini al Vittoriano

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Il pittore ferrarese-parigino della Belle Époque in mostra a Roma sino al 16 luglio. «Non le dipingeva com’erano, ma le rendeva più belle: le rendeva più slanciate, più magre»

5 marzo 2017 | di | Arte - Cultura - Eventi

Lodato in vita, neglètto dopo la morte, rivalutato con più serenità dalla critica d’arte a partire dalla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, esploso in questi primi anni del terzo millennio. È la parabola artistica di Giovanni Boldini, il pittore di Ferrara che ha attraversato metà dell’Ottocento e i primi trent’anni del Novecento, ricoperto di gloria artistica e ineguagliabile interprete del ritratto femminile.

Dopo la mostra di Forlì nei Musei di San Domenico dal 1° febbraio al 14 giugno 2015  (con oltre 90mila visitatori), quella dall’11 novembre 2016 all’11 marzo 2017 nelle sale dell’Ermitage a San Pietroburgo, Giovanni Boldini approda a Roma, al Vittoriano, dove fino al 16 luglio si svolgerà una delle più ricche esposizioni antologiche degli ultimi anni del pittore caro a quel “mondo di ieri” con i ritratti di belle donne del mondo e della borghesia della Belle Époque, della élite sociale, della grande borghesia industriale, delle professioni, dei salotti. Boldini lo ha “raccontato” con le sue tele, i suoi disegni come un aedo della Grecia antica.

In mostra 128 opere fra oli e pastelli e anche 30 di artisti contemporanei di Boldini, quali Cristiano Banti, Vittorio Matteo Corcos, Giuseppe De Nittis, Antonio de La Gandara, Paul-César Helleu, Telemaco Signorini, James Tissot, Ettore Tito, Federigo Zandomeneghi. Fra le opere più celebri di Boldini in mostra al Vittoriano spiccano “Signora che legge” (1875), “Ritratto di signora in bianco” (1889), “Signora bruna in abito da sera” (1892 circa), “Ritratto di Madame G. Blumenthal” (1896), “La tenda rossa” (1904),

Il curatore Tiziano Panconi nel corso della presentazione al Vittoriano ha spiegato: «Boldini faceva sedere le donne davanti al suo cavalletto, e in un’epoca in cui i rapporti con i mariti erano spesso rapporti molto sterili, le faceva parlare e raccoglieva le loro confessioni, anche quelle più segrete, e attraverso questa conoscenza profonda di queste persone, iniziava a dipingere. Non le dipingeva com’erano, ma le rendeva più belle: le rendeva più slanciate, più magre, le dita più affusolate, gli occhi all’insù».

Ferrara, Firenze, Venezia, Londra, New York, Parigi (dove si era stabilito definitivamente nel 1871 e spento l’11 gennaio 1931) sono le città che lo hanno visto giovane sperimentatore, pittore multiforme, maestro dalla fama internazionale. «In questa Parigi in pieno fermento ideologico, sociale, culturale, economico, riesce a capire quello che succede intorno a lui e lo rappresenta con una pittura che ha il fremito della vita, coglie l’attimo. Queste pennellate, sciabolate, si rincorrono, si susseguono: i quadri di Boldini sono tutti un palpitare di vita» ha aggiunto Panconi.

Ora sembra scoppiata laboldinimania”, tanta è l’attenzione e il culto verso quest’uomo che si porta dietro l’etichetta del ritrattista, dell’interprete autorevole della Belle Époque, verso quest’uomo piccolo e rotondo, ossessionato dalla bellezza, che si alzava in punta di piedi per dipingere donne alte, affusolate, esili. Un uomo che aveva la calamita per le donne, tanto da sposarne una molto (ma molto) più giovane di lui, la giornalista Emilia Cardona nel 1929: lui ha 87 anni, lei 30.

Dunque pittore di un’epoca felice nel pieno della maturazione artistica, ritrattista di belle donne forse sedotte dal pittore basso e rotondo, interprete di un mondo oscurato e distrutto dai nazionalismi delsecolo breve”. Quel mondo, anzi quel tramonto, che Giovanni Boldini ha fatto in tempo a non vedere.

Ospite al Vittoriano il capolavoro simbolo della Belle Époque: la grande tela dedicata a Donna Franca Florio, realizzata tra il 1901 ed il 1924. Nel 1901 Ignazio Florio, erede di una delle più importanti famiglie imprenditoriali siciliane, affida a Boldini il compito di ritrarre sua moglie Franca, donna di singolare fascino e bellezza, chiamata “Donna Franca, la Regina di Sicilia” e definita da D’Annunzio “L’unica. Una creatura che svela in ogni suo movimento un ritmo divino”. Boldini si reca a Palermo ed esegue il ritratto, che però non piace a Ignazio: lo giudica troppo sensuale e provocatorio, il vestito troppo scollato e decide quindi di non pagare il lavoro. Boldini esegue una seconda versione del dipinto, che questa volta piace a Don Ignazio, e verrà presentata alla Biennale di Venezia nel 1903. A distanza di anni Boldini, su richiesta della stessa Donna Franca, riprende la prima versione del ritratto, conservata da sempre nel suo atelier, realizzando il dipinto nella sua forma definitiva.

Sotto l’egida dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, con il patrocinio del ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT) e della Regione Lazio, la grande retrospettiva è organizzata e prodotta dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con l’Assessorato alla Crescita culturale-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale ed è curata da Tiziano Panconi e Sergio Gaddi. La mostra è sponsorizzata da Generali Italia che con il progetto Valore Cultura esprime l’impegno della Società a valorizzare l’arte e la cultura, supportando la diffusione del patrimonio artistico, per sostenere lo sviluppo economico e culturale con attività sul territorio. Sponsor tecnico Trenitalia e media partner Dimensione Suono Due.

 

Enzo Di Giacomo

Foto © Enzo Di Giacomo

 


 

Giovanni Boldini

4 marzo – 16 luglio 2017

Complesso del Vittoriano – Ala Brasini

Roma, Via S. Pietro in Carcere

Info e prenotazioni 06 8715111

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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