Dal meeting di Trevi al G7 dei ministri dell’Ambiente di Bologna

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Scenari e prospettive, alla luce del cambio di posizione statunitense con il neopresidente Trump, che influiscono inevitabilmente sugli Accordi di Parigi

7 giugno 2017 | di | Ambiente - Attualità - Mondo - Scienza

I risultati dei lavori del meeting di Trevi dello scorso maggio, a seguito di un confronto aperto e di elevato livello tecnologico tra gli operatori del settore e i rappresentanti istituzionali, confluiti in una Carta che si propone come contributo al G7 Ambiente di Bologna.

Temi e obiettivi proposti pienamente coerenti con le dichiarazioni di intenti e con i principali trend manifestati sia a livello nazionale che internazionale e livello globale,  dalla de-carbonizzazione al management e gestione efficiente delle nuove vulnerabilità climatiche, idriche e informatiche. Obiettivi che vanno a corroborare e rafforzare la bozza della Strategia energetica nazionale presentata dal Governo e che, come annunciato da Galletti proprio a Trevi, è in fase di definizione.

Argomenti che, però, dovranno fare i conti con le sopravvenute dichiarazioni di Donald Trump,  e con quello «strappo nello schema dell’Onu» cui ha fatto riferimento lo stesso ministro Gian Luca Galletti, cioè l’intenzione degli Stati Uniti di ridiscutere gli accordi di Parigi sul clima.

Dichiarazioni che condizioneranno inevitabilmente l’agenda dei lavori del G7 dei ministri dell’Ambiente in programma a Bologna il prossimo 11 e 12 giugno.

Un dossier da esaminare attentamente e con delicatezza, quello sul tavolo dei lavori del vertice dei ministri dell’Ambiente delle sette (o sei più una) maggiori economie avanzate del pianeta. Un dossier suscettibile di spezzare equilibri faticosamente raggiunti su un range di obiettivi fissati dalla XXI Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) di Parigi che ha portato alla sottoscrizione, nel dicembre 2015, dello storico  patto globale sul clima per la riduzione delle emissioni.

Da ridiscutere oggi, dunque, obiettivi e finalità dell’Accordo, anche se non è dato sapere se limitatamente alle modalità attuative o nel merito dei principi e criteri direttivi. Tra i punti salienti dell’accordo spiccano il rafforzamento della risposta globale alla minaccia dei cambiamenti climatici, nel contesto dello sviluppo sostenibile e degli sforzi volti a sradicare la povertà, anche tramite l’impegno a mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2˚C rispetto ai livelli pre-industriali e a proseguire l’azione volta a limitare l’aumento di temperatura a 1,5˚C, riconoscendo che ciò potrebbe ridurre in modo significativo i rischi e gli effetti dei cambiamenti climatici.

Le parti, coerentemente ai principi di equità e di responsabilità «comuni ma differenziate rispetto alle rispettive capacità», e alla coerenza dei flussi finanziari, si sono impegnate inoltre ad aumentare la capacità di adattamento agli effetti negativi dei cambiamenti climatici, a promuovere lo sviluppo resiliente al clima e a basse emissioni di gas ad effetto serra, coerentemente all’esigenza di tutelare  la produzione alimentare.

Che l’accordo sia in bilico o che si trovi una via di uscita per conciliare coerentemente ed efficientemente le ragioni dello sviluppo economico-industriale e della sostenibilità, dipenderà dalla capacità dei governi delle parti dell’Accordo di garantire la tenuta di una sfida essenziale per il progresso sostenibile. Una direzione obbligata, del resto, che non ammette spazi reali di ripensamento o battute d’arresto, e che anzi, impone una decisa accelerazione per lo sviluppo equilibrato delle economie nel rispetto dell’ambiente.

A riprova della centralità del tema della sostenibilità ambientale nello sviluppo economico, è utile evidenziare come la stessa misurazione del benessere economico oggi utilizzi parametri adeguati a questa nuova sensibilità sociale fortemente orientata al rispetto dell’ambiente: il Belpaese per la prima volta nel 2016 ha integrato, nella legge di Bilancio dello Stato, il tradizionale indicatore dell’attività economica (il Pil) con le dimensioni fondamentali del benessere e con misure di diseguaglianza e sostenibilità economica. L’obiettivo è quello di rendere il Paese maggiormente consapevole dei punti di forza e delle sfide da affrontare per incentivare la qualità della vita dei cittadini.

L’economia oggi crede realmente nella sostenibilità, così come già nel 1968 affermava Robert Kennedy: «il Pil misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita, veramente degna di essere vissuta». Pertanto siamo fiduciosi a che la comunità internazionale sarà capace di dare risposte soddisfacenti ai nuovi scenari che si profilano all’orizzonte.

 

Francesca Agostino

Immagini: Wikimedia Commons

 

 

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