Dall’Italia all’Europa con la voce del soprano Maria Antonietta Corradino

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La dimensione artistica e culturale dell’integrazione comunitaria della cantante lirica, dal piccolo borgo medievale calabrese al resto del Vecchio Continente

23 luglio 2016 | di | Eventi - Teatro

È ben noto quanto strettamente la tradizione lirica europea sia legata all’evoluzione degli scenari internazionali e delle dinamiche interne dei singoli Stati nazionali. L’Opera lirica, nata in Italia alla fine del XVI secolo, si diffonde nel resto d’Europa tra il Sette e Ottocento e ben presto si afferma nella tradizione culturale europea come un nuovo “logos” comune, divenendo al contempo riflesso e prodotto storico nel quale confluiscono specularmente usi, costumi e tradizioni di un’indole comune, quella europea, che progressivamente nella storia si propone come illuminata, positiva, romantica, filantropica: democratica. In questo quadro valoriale e dinamico, l’Opera lirica si propone con sempre maggior determinazione, quale strumento di partecipazione alla definizione e riempimento semantico, di quel concetto di cittadinanza ed identità europea, che fatica ad emergere in modo chiaro, netto e conciso soprattutto alla luce delle emergenti forze disgregatrici, non ultima la Brexit, che attanagliano l’Europa di oggi e la sua capacità a configurarsi come una “Unione”.  E in Calabria, terra di artisti, poeti, musicisti, l’Opera lirica è un elemento tradizionale di grande consistenza. San Giorgio Morgeto, antico borgo italico medievale: questa la dolce terra natia di moltissime eccellenze del panorama artistico nazionale e internazionale, che storicamente hanno dato e danno tutt’ora lustro a livello internazionale al nome e alla fama di un territorio piccolo,  ma caratterizzato da sempre da una forte vocazione artistica e una tensione costante e positiva verso il “bello ideale”, in tutte le sue declinazioni e sfaccettature. Un prisma dagli innumerevoli riflessi e rifrazioni, oggi attraversato dall’onda sonora di un canto ricco e grazioso: la voce sublime della giovane e talentuosa Maria Antonietta Corradino, cantante soprano lirico. 13713429_1239410042735668_1990440984_nClasse 1990, studentessa in giurisprudenza, Maria Antonietta si avvicina al canto lirico giovanissima: all’età di dodici anni in occasione del “Progetto teatro” organizzato dall’Istituto Comprensivo Statale “Francesco Florimo” della città natale, dove frequenta la scuola media, partecipa  alla rappresentazione mimata di tre opere liriche. «L’origine del mio amore per l’opera, il teatro, la musica e l’arte in ogni sua forma risale a questo periodo della mia infanzia», racconta. «Nell’ambito di un progetto teatrale che prevedeva la rappresentazione mimata dell’opera lirica Cavalleria rusticana mi sono incuriosita ad ascoltare un nuovo genere musicale che non conoscevo proprio allora. Il professore di musica, Paolo Russo, fece una sorta di provino ad alcuni di noi alunni per individuare delle capacità teatrali e, con mio enorme stupore, scelse me per interpretare la protagonista Santuzza. Durante le prove, per memorizzare meglio le parole che dovevo mimare, iniziai a ”canticchiare” appunto imitando lo stile del Bel canto, e giorno per giorno scoprì una mia naturale predisposizione per il canto lirico che stupì me stessa e i professori i quali subito mi coinvolsero in molte altre attività canore nelle quali ricevetti sempre moltissimi complimenti. Da lì gli anni seguenti interpretai Violetta in Traviata e Carmen nell’omonima opera e partecipai a diversi concorsi canori in Italia, come per esempio la rassegna nazionale “Ragazzi in gamba” a Chiusi e il concorso nazionale verdiano a Fidenza». Queste prime esperienze nel mondo dell’opera e della musica in generale, i numerosi apprezzamenti e inviti a studiare canto da parte di esperti del campo, diedero a Maria Antonietta l’input per intraprendere i seri studi musicali in canto lirico come soprano, conseguendo gli esami al conservatorio con la preparazione di eccellenti maestri che ancora oggi la seguono, e partecipando a concorsi di canto lirico di livello internazionale, due dei quali recentemente vinti.

unarosaunlibroUn percorso non privo di difficoltà: racconta Maria Antonietta che «oggi una tra le principali difficoltà è presentare la lirica al grande pubblico per via dei tagli economici fatti a questo settore della cultura, quindi della nostra stessa storia nazionale, perché l’opera lirica tanto adorata all’estero è nata proprio in Italia! Tagli forse dettati dall’idea sbagliata che questo genere sia solo “per vecchi”, così si dice… per pochi. A mio avviso la lirica non è un genere di nicchia, ma lo si vuole far passare per tale per via altre esigenze commerciali. È un genere che se si facesse passare alla radio con la stessa frequenza con cui si fa sentire oggi il pop o la c.d. musica commerciale, sarebbe amatissimo perché la lirica traduce in musica e parole tutti i più profondi sentimenti dell’uomo, solo che a differenza degli altri stili musicali, li tratta in una maniera talmente forte e dettagliata che per essere compresa richiede un animo predisposto alle cose meravigliose». Una predisposizione alle cose meravigliose, che certamente dipende anche dalla bellezza dell’ambiente circostante che si riflette sull’indole e la tradizione dei popoli. «L’ambiente circostante è Musa ispiratrice per l’artista. L’animo, sede della vena artistica, circondato da bellezza e armonia naturale è spontaneamente stimolato a concepire visioni positive e pensieri intensi che in quanto tali necessitano di essere tradotti in immagini, forme, scritti, note, per essere goduti non solo da chi sente dentro tale bellezza, ma da tutti! Quindi la bellezza dell’ambiente è fondamentale per la dimensione interiore e artistica di una popolazione e San Giorgio Morgeto per ciò è ricchissimo!».

13689625_1239410656068940_135034694_nUn percorso già brillante nonostante la giovane età, ma con nuovi progetti per artistici per il futuro: la prosecuzione degli studi e la partecipazione a  momenti di confronto con altri musicisti, «due elementi fondamentali per la costruzione di una buona vocalità e formazione teatrale. Intendo continuare a farmi strada in questo mondo come sto facendo da diversi anni con grandi soddisfazioni, senza temere i  sacrifici, perché il canto lirico è impegno, costanza e tanto studio e spero che l’arte mi porti dove mi sento ”viva”, dove cerco di lasciare agli altri le emozioni che quando recito e canto mi attraversano con brividi il corpo: il teatro, che mi sta regalando molto in termini di esperienza e sentimenti». Una forte passione unita a una consapevolezza responsabile del ruolo dell’artista, in un’epoca complessa e contraddittoria come quella corrente: «In una società che oggi vuole imporre il veloce e facile raggiungimento del beneficio e che vuole affermare le sole esigenze di mercato, il vero artista ha il difficile compito di dimostrare che ciò che è di raggiungimento facile è ”un abbaglio” e che non ha vita duratura. Deve essere un esempio e far capire con la propria esperienza di studio e lavoro duro che la cultura, la conoscenza, la tenacia, il sacrificio, la bellezza del vivere immersi nella positività dell’arte sono gli unici valori con cui nella vita si possono ottenere risultati numerosi, duraturi e puliti!». Un’artista con un forte legame con il proprio luogo d’origine: «San Giorgio Morgeto, come spesso mi sento dire dalle personalità che incontro nei vari posti in cui mi trovo per lavoro, è “un gioiello”. Ha un patrimonio storico-culturale-artistico immenso, vanta l’aver ospitato personalità illustri come il filosofo Tommaso Campanella e l’aver dato i natali a Maestri come Francesco Florimo e come dicevo a numerosi artisti oggi attivissimi, quindi ha un potenziale artistico straordinario che non molti possono vantare. Se si investisse seriamente nella cultura e si puntasse con appositi eventi a valorizzare l’arte e gli artisti locali la cittadina avrebbe, a mio parere, un grande ritorno in termini di movimento sociale e turistico con afflusso di curiosi e amanti della musica e dell’arte in generale e ciò significherebbe naturalmente anche ritorno economico e progresso» E per chiudere, veramente in bellezza, Maria Antonietta di fornisce la propria visione dell’arte: «l’arte in ogni sua forma è sempre bellezza e positività, anche quando non lo sembra apparentemente, quindi per me essa è fondamentale per la rinascita del generale quadro sociale dilaniato. Più si fa conoscere l’arte in ogni sua manifestazione più l’animo è toccato da bellezza e positività, più l’uomo si ingentilisce! Questo lo credo fermamente ed è compito di ognuno di noi che la pensa così proseguire con tenacia in questo progetto arduo ma non impossibile». Nulla da aggiungere rispetto a tanta passione e dirompente amore per l’arte. Se non un invito, a chiunque, ad immergersi ogni giorno nella bellezza che è intorno a noi senza mai cessare di ricercarla. Perché la bellezza è ovunque, basta saperla scorgere e apprezzare.

 

Francesca Agostino

 

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