Dati Ice: riparte l’export (+6%), boom degli investimenti esteri

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Stime 2017 migliori dello scorso anno. Belpaese cresce in Europa e Usa, bene anche in Asia. Peggioramento solo nella zona mediterranea. Calenda: «Porta Italia è aperta»

14 luglio 2017 | di | Economia - Eventi - in evidenza

Presentato a Milano, ieri, il Rapporto Ice (Istituto commercio estero) sull’Italia nell’economia internazionale. Ebbene, dopo la frenata alla crescita registrata lo scorso anno – -2,2%, l’aumento piu’ basso dal 2010 – il 2017 mostra segnali molto confortanti per l’export italiano. Nei primi 4 mesi le esportazioni sono, infatti, cresciute del 6,6%. Le previsioni per l’intero anno sono di un aumento tra il 3 e il 4%, quindi c’è la possibilità concreta di superare le stime. Per il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, «sono dati estremamente positivi: anche se a fine anno la perfomance sarà più normale, sarebbe una crescita molto importante».

«Internazionalizzazione, innovazione, investimenti e riforme si confermano la strada per la crescita. Questo circolo virtuoso, che coinvolge ancora una parte troppo limitata del Paese, deve diventare invece la missione condivisa dell’Italia, trovando articolazione in progetti operativi e di lungo periodo come il piano straordinario per il Made in Italy Industria 4.0 e la Strategia Energetica Nazionale» ha sottolineato ancora il ministro. Il Rapporto Ice 2016-2017 ha certificato come lo scorso anno le esportazioni siano aumentate dell’1,2%, evidenziando quindi un leggero rallentamento della spinta rispetto ai due anni precedenti.

L’Italia ha comunque guadagnato una posizione nella classifica degli esportatori mondiali, raggiungendo il 9° posto con 462 miliardi di dollari e il 6° posto assoluto per saldo commerciale, positivo per 57 miliardi di dollari. Nel periodo 2013-16 l’export italiano è tornato a crescere in molti mercati dell’Unione europea – dove aveva in precedenza perso terreno – con le performance migliori in Irlanda, Belgio, Spagna e Finlandia. E in America settentrionale, dove l’incremento di quota più rilevante ha interessato gli Stati Uniti. Bene anche i mercati di molti Paesi dell’Asia centro-orientale (Kazakistan e Uzbekistan), ma anche Giappone e Hong Kong, con una tendenza espansiva in un contesto caratterizzato da una presenza ancora contenuta.

L’Italia perde invece terreno, a livello europeo, soprattutto in Svizzera e Romania – mercati caratterizzati da una forte presenza della penisola – in Russia e in molti mercati africani, compresi quelli della fascia mediterranea nei quali detiene le quote più elevate, e in Brasile. Andamenti differenziati nella regione mediorientale, dove alle buone notizie registrate in Iran, in Turchia e in Kuwait, hanno fatto da contraltare gli arretramenti osservati negli Emirati Arabi Uniti, e nei Paesi della regione mediterranea. L’analisi per settore evidenzia come i prodotti farmaceutici accelerino la crescita nel 2016 (21,2 miliardi di euro, +6,8%). Le esportazioni di autoveicoli continuano il sentiero di espansione a ritmi meno sostenuti rispetto all’anno precedente (34.198 milioni, +4,1%). Buona la performance dei prodotti alimentari (23.758 milioni, +3,6%). Abbigliamento (19.499 milioni, +2,3%) e articoli in pelle (19.271 milioni, +0,8%) recuperano quote di mercato.

Notevole il trend degli investimenti diretti esteri verso la penisola: l’anno scorso sono cresciuti a un totale di 29 miliardi di dollari, con un aumento del 50% rispetto al 2015 e con il Belpaese che sale nella classifica mondiale dal 15° al 13° posto. «Molto bene anche qui: l’Italia apre la porta, vuole investimenti esteri» – aggiunge Calenda – «mentre il dato sul numero delle imprese esportatrici è insufficiente, con l’attività di vendita all’estero che è ancora confinata a una porzione troppo piccola del Paese». Il riferimento è al fatto che nel 2016 le aziende esportatrici sono state 215.700, in aumento di 10mla unità rispetto al 2010, ma a un tasso di crescita su base annua molto lento: lo 0,3%.

 

Elena Boschi

Foto © Agenzia Ice, Mise, Aise

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