Dieselgate e altre emissioni, 2.810 morti l’anno in Italia

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Tajani: tumori, 2,6 milioni di europei ogni anno colpiti, c’è poca prevenzione. Bienkowska, ma in futuro Vecchio Continente sarà meno inquinato, almeno per le auto

20 settembre 2017 | di | Ambiente - Europa - in evidenza

Dedicato a tutti quelli che pensano: tanto l’inquinamento non crea un grande cambiamento nel pianeta. A partire dall’uomo: ogni anno sono circa 450mila in Europa i decessi attribuibili alle emissioni di ossidi di azoto dei motori diesel, e sarebbero 4.560 quelli in più causati dal surplus di emissioni dai diesel i cui valori erano stati manomessi, quello che ha portato al cosiddettoscandalo del Dieselgate“. Di questi, secondo l’Istituto meteorologico norvegese (Meteorologisk institutt) e l’istituto internazionale Iiasa (International Institute for Applied Systems Analysis), in Italia ogni anno sarebbero 1.250 i morti, facendo del Belpaese quello che paga il conto più alto dello scandalo.

In uno studio pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters (vedi link), i ricercatori partono da un dato: ogni anno, secondo l’Agenzia europea per l’ambiente (AeA, nell’acronimo inglese EEA, European Environment Agency), nel Vecchio Continente si registrano 450mila morti premature riconducibili all’inquinamento dell’aria. Nei 28 Paesi dell’Unione europea, più Norvegia e Svizzera, poco meno di 10mila decessi sono attribuibili nello specifico alle emissioni di ossidi di azoto (NOx) dei motori diesel e, di questi, 4.560 sono collegabili alle emissioni in eccesso rispetto ai limiti dichiarati dai produttori.

L’Italia, che con 62 auto per ogni 100 abitanti è la nazione europea con il tasso più alto di motorizzazione, sarebbe anche la prima per numero di vittime delle polveri sottili generate dai veicoli diesel: 2.810 all’anno, di cui 1.250 legate al surplus di emissioni. Seguono la Germania, con 960 decessi annui correlati ai NOx in eccesso, e la Francia con 680. Dal lato opposto della classifica ci sono Norvegia, Finlandia e Cipro.

Sulle strade europee si contano oltre 100 milioni di auto diesel, più del doppio che nel resto del mondo. Le loro emissioni di ossidi di azoto, rilevano gli esperti, sono dalle 4 alle 7 volte superiori rispetto a quanto dichiarato dalle aziende produttrici. A porre un argine dovrebbero essere le norme Ue entrate in vigore questo mese, che per misurare le emissioni prevedono anche i test in condizioni di guida reale e non solo in laboratorio.

Nel lungo periodo, tuttavia, la soluzione sembra essere quella di puntare sulle auto elettriche e togliere dalle città i veicoli diesel e a benzina, che emettono sia NOx e particolato nocivi alla salute umana, sia la CO2 che causa il riscaldamento globale nuocendo al pianeta. Francia e Regno Unito hanno già annunciato lo stop alle vendite di auto nuove con alimentazione diesel e benzina nel 2040, Norvegia e Paesi Bassi hanno già reso a breve operativo il divieto, mentre in Italia le commissioni Ambiente e Lavori pubblici del Senato hanno approvato una risoluzione che impegna il governo a valutare una misura analoga.

Anche se l’industria dell’auto europea è più incline a pensare a soluzioni a metà strada, la posizione della Commissione europea è chiara: «il futuro dell’auto è a zero emissioni». Così il commissario europeo all’industria Elizabeta Bienkowska ha risposto ai giornalisti a margine della presentazione della nuova strategia Ue per le politiche industriali. «Fino a oggi» – ha spiegato il commissario – «la mentalità del settore auto sembra voler investire per migliorare gli attuali motori a combustione, ma la posizione della Commissione è un’altra e sarà ancora più chiaro con il pacchetto mobilità che presenteremo in autunno: il futuro è a zero emissioni e noi vogliamo essere all’avanguardia, altrimenti le auto del futuro le costruiranno fuori dall’Europa».

«Oltre 2,6 milioni di cittadini dell’Unione europea sono colpiti ogni anno da un tumore ma nonostante ciò investiamo ancora poche risorse in prevenzione e ricerca medico-scientifica, anche se negli ultimi anni abbiamo fatto molto per cercare di recuperare il tempo perduto, ad esempio col Settimo programma Quadro e con Horizon 2020». Lo ha sottolineato ieri il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, in occasione della presentazione del libro “Insieme contro il cancro” alla Camera dei deputati a Roma.

«A livello legislativo» – ha rilevato Tajani – «invece servono nuove misure per migliorare l’accesso ai nuovi farmaci e favorire il più possibile la libertà di movimento e le cure transfrontaliere ma anche per implementare le reti di cooperazione e ricerca a livello europeo. Come per molte altre sfide anche quella contro i tumori deve essere affrontata sempre più a livello comunitario. Da parte mia, mi impegnerò a fondo perché il Parlamento europeo si impegni direttamente con atti concreti».

Tajani ha quindi sottolineato come l’Europa abbia portato avanti «atti positivi ad esempio rispetto alla normativa sul tabacco: è giusto che nella fase di riconversione di quei settori agricoli» – ha detto – «si informino i cittadini dando segnali d’allarme». Un esempio, ha affermato, «sono le scritte sui pacchetti di sigarette: un messaggio che crea allarme, infatti, può aiutare ad essere prudenti rispetto al fumo». Infine, una battuta il presidente del Pe la fa anche rispetto all’assegnazione della nuova sede per l’Agenzia europea dei medicinali (Ema): «Non posso pronunciarmi» – ha dichiarato Tajani – «ma mi auguro che l’Ema non vada a finire in qualche luogo sperduto per scelte non di merito bensì di tipo politico, che potrebbero allontanare molti ricercatori che oggi vi lavorano».

 

Elodie Dubois

Foto © European Union, Wiki e Creative Commons

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