Fao e Vaticano condannano pesca illegale e lavoro forzato in alto mare

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Lanciato un appello per un’azione collettiva perché si intensifichino gli sforzi internazionali contro le violazioni dei diritti umani nel settore ittico mondiale

21 novembre 2016 | di | Eventi - Lavoro - Mondo

In occasione della Giornata mondiale della Pesca l’Agenzia delle Nazioni Unite contro la fame nel mondo (Fao) e la Santa Sede hanno lanciato oggi un appello perché si intensifichino gli sforzi internazionali volti a scongiurare le violazioni dei diritti umani nel settore ittico mondiale – tra cui il traffico di esseri umani e il lavoro forzato – oltre a porre fine alla piaga della pesca illegale.

Intervenendo all’evento il direttore generale della Fao José Graziano da Silva ha affermato che – anche se il settore ittico è fonte di cibo, sostentamento e opportunità per milioni di persone – «esso è allo stesso tempo, sfortunatamente, anche fonte di oppressione per i più vulnerabili».

222«Abbiamo notato una maggiore sensibilità dei media al tema degli abusi dei diritti umani nel settore ittico, sia nei Paesi in via di sviluppo che in quelli sviluppati. Abusi che vanno dal lavoro forzato, al traffico di esseri umani, al lavoro minorile e alla schiavitù», ha affermato Graziano da Silva.

«La Fao e la Santa Sede invitano tutti i partner a collaborare per porre fine alle violazioni dei diritti umani lungo l’intera filiera della pesca. Dobbiamo garantire che il pesce che raggiunge le nostre tavole sia stato prodotto non solo in modo sostenibile per l’ambiente, ma anche rispettando il benessere socio-economico di chi lo ha pescato e lavorato» ha concluso il direttore generale della Fao.

444Nel suo intervento odierno, il segretario di Stato del Vaticano, Cardinale Pietro Parolin, ha affermato che è necessario agire su tre fronti: fornire aiuto ai pescatori sfruttati per facilitare il loro reinserimento; assicurare il rispetto della legislatura internazionale esistente in materia di pesca; e combattere il traffico e contrabbando illegali per imporre legge e rispetto dei diritti umani.

«Solo lavorando assieme, e coordinando i nostri sforzi, riusciremo a rompere le catene dello sfruttamento che colpisce il settore della pesca in molti Paesi» ha affermato il Cardinale Parolin, che ha anche presentato un nuovo Messaggio della Santa Sede che condanna «la tragica realtà che vede centinaia di migliaia di migranti – interni e transnazionali – trafficati per lavoro forzato nel settore ittico».

333Etichettando la situazione degli abusi nella pesca come un esempio di “schiavitù moderna”, Gianni Rosas, direttore dell’Ufficio Ilo per l’Italia e San Marino, ha portato l’attenzione sui recenti sviluppi positivi. Tra questi soprattutto la maggiore consapevolezza dei consumatori sulla necessità di acquistare solo pesce prodotto in modo equo e sostenibile. Rosas ha inoltre citato gli sviluppi a livello internazionale per la creazione di efficaci meccanismi istituzionali come il Protocollo 2014 della Convenzione Ilo sul Lavoro Forzato e la Convenzione 188 dell’ ILO sull’Impiego nel settore ittico.

 

Klivia Böhm

Foto © FAO

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