Fmi, Pil Italia: in rialzo le stime, ma ultimo nell’Ue

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Washington rivede da +0,7 a +0,8% il dato sulla crescita 2017 del Belpaese. Il debito migliora, mentre a livello mondiale buone attese ma anche rischi di guerre commerciali

19 aprile 2017 | di | Attualità - Economia - in evidenza - Mondo

Il Fondo monetario internazionale (Fmi) rivede leggermente le stime di crescita per l’Italia, ma pur aumentando leggermente più delle attese nel 2017, la Penisola è fanalina di coda nell’Unione europea con un Prodotto interno lordo (Pil) che quest’anno e il prossimo avanza di un modesto 0,8%. Una nota più positiva arriva però dal debito che cresce meno del previsto, attestandosi quest’anno al 132,8%, meno del 133,4% atteso in precedenza, per poi calare al 131,6% nel 2018, sotto il 132% previsto.

L’istituzione di Washington descrive quindi un’immagine dell’Italia al rallentatore, aprendo i lavori delle riunioni di primavera, le prime dell’era Donald Trump. Al presidente americano e non solo, il Fmi lancia messaggi inequivocabili: non si deve capitolare alla “minaccia” del protezionismo, ma allo stesso tempo non bisogna nemmeno lasciarsi tentare dalla deregulation finanziaria perché si rischiano solamente nuove crisi.

Più di tutte, quest’anno, è “l’incognita Trump” a destare più incertezza a livello globale: la politica di bilancio americana, con l’atteso taglio delle tasse (più volte promesso dal tycoon), può avere, infatti, un impatto ben aldilà dei confini statunitensi, con il rischio d’innescare nuovi rally da parte della Federal Reserve nell’alzare i tassi di interesse, mettendo sotto pressione i Paesi emergenti.

Per il Fondo la ripresa mondiale accelererà tra il 2017 e il 2018, che «saranno decisamente migliori del 2016» come ha affermato il capo economista Fmi, Maurice Obstfeld. Quest’anno il Pil globale crescerà del 3,5%, ovvero 0,1 punti percentuali in più rispetto alle stime di gennaio: è la prima volta in sei anni che il Fondo rivede al rialzo le stime di crescita a breve.

Nel 2018 la crescita accelererà al +3,6%. Restano però molti rischi al ribasso, fra i quali una possibile ”guerra commerciale” ma anche l’incertezza politica in Europa che, dopo la Brexit, torna di nuovo a essere un banco di prova per i populismi, rafforzati dalla vittoria del nuovo presidente Usa.

Il Fondo mantiene, come al solito, le distanze dal voto in Francia e in Gran Bretagna, rimandando la decisione ai cittadini e dicendosi disponibile a lavorare con tutti i governi. Ma l’invito degli analisti Fmi è di ricordare i benefici della globalizzazione e i ”miracoli
economici” che ha comportato, come succitato.

Il Fondo cerca, poi, di stemperare i timori di una dissoluzione dell’euro: a prescindere dai risultati elettorali e nella consapevolezza dell’euroscetticismo di molti gruppi politici in Europa, per gli esperti di Washington una cosa è dire “fuori dalla moneta unica” del Vecchio Continente, un’altra è uscirne realmente. Un addio e una dissoluzione «richiedono diversi passi e per questo, a nostro avviso, sono poco probabili».

Perché dal Fondo monetario internazionale (attenzione, guidato dall’europea Christine Lagarde, che già si era spesa per un ministro delle Finanze comunitario e per l’Unione bancaria) nonostante l’incertezza e la più sostenuta velocità americana, la ripresa di Eurolandia è “in attesa” (con lo spazio, ndr), con il Pil che salirà quest’anno dell’1,7% e il prossimo dell’1,6%.

Perciò pur non cantando vittoria sul rischio deflazione, che comunque resta, il Fmi plaude alla politica monetaria accomodante della Banca centrale europea e invita l’Europa a spingere sul pedale dell’acceleratore per la pulizia dei bilanci della banche, che continua a pesare in molti Paesi, fra i quali l’Italia.

 

Elena Boschi

Foto © International Monetary Fund

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