Gabriele Del Grande, «non è il momento delle polemiche»

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Ieri manifestazione davanti al Quirinale. Un’altra prevista il 2 maggio a Piazza Montecitorio. Intervista a Tiziana Ciavardini di Articolo 21 e della rete #NoBavaglio Pressing

23 aprile 2017 | di | Attualità - Eventi

Si è svolta con una grande partecipazione il sit-in davanti al Quirinale in supporto di Gabriele Del Grande. Il documentarista è in stato di fermo in Turchia da piú di 13 giorni senza un capo di accusa. Gabriele da anni è impegnato nella ricerca della verità, contro la guerra e per i diritti. Pur non essendo iscritto all’Ordine dei Giornalisti, Gabriele può essere considerato più “resocontista” di tanti altri. Perché ha sperimentato sul campo la guerra nelle zone di crisi e raccolto notizie direttamente dalla popolazione turca.

Del Grande, inoltre, ha vinto premi e scritto sulle più note testate e portali nazionali. Oltre a realizzare un documentario presentato a Venezia all’omonimo Festival del cinema. La situazione di Gabriele diventa preoccupante ogni giorno che passa. Come spiega Marino Bisso della rete #NoBavaglio Pressing presente alla manifestazione «sabato mattina (ieri, ndr) a Roma hanno manifestato tanti semplici cittadini, decine di associazioni per i diritti umani, giornalisti, esponenti politici e delle istituzioni per chiedere il rilascio di Gabriele Del Grande. Tutti insieme per esprimere la vicinanza ai genitori, ai familiari e ad Alexandra, compagna di Gabriele Del Grande, da 12 giorni trattenuto ingiustamente dalle autorità turche».

«Gabriele» – continua la nota – «è stato fermato mentre svolgeva la sua attività di giornalista e documentarista rivolta all’emergenza dei profughi. Abbiamo scelto di stare vicino al palazzo del Quirinale per richiedere l’intervento non solo del governo ma anche del presidente della Repubblica italiana per riportare a casa Gabriele. Ci rivolgiamo a Sergio Mattarella sapendo che da sempre ha a cuore la tutela dei diritti umani e della libertà di stampa. Diritti calpestati tutti i giorni in Turchia. In questo momento, sotto il regime di Erdogan, ci sono migliaia di oppositori politici in carcere. Tra questi intellettuali, avvocati, magistrati e tantissimi giornalisti arrestati solo perché facevano il loro dovere di informare senza sottostare a censure e che oggi rischiano pene pesanti, addirittura l’ergastolo».

«Per questa ragione» – conclude Bisso per #NoBavaglio Pressing – «insieme alla Fnsi, ad Articolo 21, Usigrai e tante altre associazioni torneremo a manifestare in piazza Montecitorio, la mattina del 2 maggio, in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa per dire no a qualsiasi censura e al bavaglio turco. Speriamo che per quella data Gabriele sia tornato a casa e che possa essere in piazza con noi».

Anche l’antropologa e giornalista Tiziana Ciavardini, presente alla manifestazione e vicina da giorni al caso di Del Grande, in continuo contatto con la compagna Alexandra D’Onofrio, ci racconta la necessitá e il dovere di essere presente al sit-in per dare supporto non solo a Gabriele ma a tutti i giornalisti che si trovano ancora agli arresti nelle carceri turche.

Da sempre la Ciavardini è infatti impegnata nelle battaglie per i Diritti umani e civili nei Paesi mediorientali, in particolare l’Iran. «Quello che sta vivendo oggi la Turchia, la privazione della libertá, la Repubblica Islamica dell’Iran lo vive da decenni. La libertá di espressione è il diritto universale di ogni essere umano. Sono ammareggiata perché in questi giorni sono usciti articoli e fake news sull’operato di Gabriele ed è una vergogna che si possa in un momento cosí delicato speculare sull’operato di qualcuno che al momento non puó neanche difendersi proprio perché privato della libertá di parola». La Ciavardini si riferisce alle varie notizie uscite circa il finanziamento da parte della Open Society Institute di George Soros a supporto di alcuni progetti di Del Grande come da lui stesso dichiarato.

«Per quanto riguarda i finanziamenti, nei suoi sette anni di attività, il blog ha funzionato senza fondi per quattro anni, mentre per tre anni è stato sostenuto da due diverse fondazioni» – spiega Tiziana – «in particolare, la fondazione lettera27 ha finanziato una borsa di studio per Gabriele Del Grande di 10.000 euro (lordi) nel 2008 e di 8.000 euro (lordi) nel 2009. Nel 2011 invece è stata la fondazione Open Society Institute a finanziare un progetto di 37.000 euro (lordi) con cui è stato possibile pagare: quattro collaboratori per tradurre il sito in inglese, arabo e francese; una borsa di studio per lo stesso Gabriele, comprensiva del rimborso dei tanti viaggi di ricerca effettuati nel 2011 tra Tunisia, Egitto, Libia, Francia e sud Italia; una regista, un fotografo e un montatore per una produzione low-budget dei tre corti sui centri di identificazione e espulsione».

Dal 2012, come scrive lo stesso Del Grande sul suo blog, non riceve più nessun tipo di finanziamento. Si tratta come riporta l’articolo di nextquotidiano «di un pauroso totale di due fondazioni il cui ultimo finanziamento risale a sei anni fa ed è servito a pagare collaboratori». Questo, in Italia nel 2017 e nei confronti di una persona attualmente detenuta all’estero, diventa un “pagato da Soros” come scritto nell’articolo di Next Quotidiano.

«Questo non è il momento delle polemiche» – conclude la Ciavardini nel suo articolo su Articolo 21 – «Gabriele oltre a essere un giornalista, reporter e blogger è marito e padre di due bambini piccoli che attendono il suo rientro in Italia. Al di lá delle controverse notizie che stanno uscendo noi vogliamo indietro Gabriele, deve al piú presto ritornare nella sua patria tra i suoi colleghi e soprattutto alla sua famiglia. Ai vari tweet e messaggi sui social in cui qualcuno ha scritto “lasciatelo lá” rispondo “vergognatevi”. Continuerò con l’hashtag #iostoconGabriele perché la libertá è un diritto di tutti e non è discutibile. Vogliamo Gabriele libero subito».

 

Ludovico Stella

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