I mille volti di Varsavia, fra percorsi della memoria e incursioni nel futuro

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La capitale della Polonia ha rinnovato la propria immagine, proponendosi come meta turistica di grande attrazione grazie anche ai prezzi competitivi

25 maggio 2017 | di | Viaggi

Il passato mi segue come la coda nebulosa di una cometa, afferma lo scrittore Witold Gombrowicz enfatizzando le conseguenze del proprio retaggio familiare, un passato che appare presente anche nella città di Varsavia, nascosto eppure vivo, occultato dalla distruzione ma radicato nell’anima dei suoi abitanti. L’opposizione fra realtà e irrealtà, fra luce e tenebra è la cifra distintiva della sua opera, la dicotomia inconciliabile del suo percorso biografico. Una opposizione che pare segnare anche i percorsi varsaviani, un luogo che vive contemporaneamente nella memoria indelebile del proprio passato e nell’accelerazione vertiginosa del presente.

Lo stereotipo di una Varsavia meno attrattiva rispetto alla più affascinante Cracovia, diffuso fra i turisti superficiali e frettolosi, è ormai definitivamente superato. In gran parte distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, la capitale della Polonia ha saputo reinventarsi, risorgendo dalle proprie ceneri. Se il centro storico di Cracovia, uscito intatto dalle devastazioni belliche, ha garantito una fama mai offuscata, Varsavia ha dovuto ricostruire pezzo per pezzo la propria immagine. Un lavoro faticoso ma anche stimolante, foriero di inaspettate sorprese.

La bellezza di Cracovia è evidente e indiscussa, ma la storia di Varsavia è certo più tormentata e interessante. Il suo tessuto urbano, vasto e dispersivo, domanda un impegno fattivo al turista che non si accontenti della consueta passeggiata nelle zone centrali.  La cosiddetta Città Vecchia comunque, ricostruita seguendo le vedute di Bernardo Bellotto oggi conservate nel Castello Reale, annovera fra i patrimoni UNESCO e mantiene una forte attrattiva. Si pensi alla Piazza del Mercato, fortunatamente riconquistata alla sua primigenia bellezza grazie alla volontà dei muratori polacchi i quali, per eludere il piano pensato dal governo comunista per l’area, la ricostruirono a tempo di record nelle forme originarie. Secondo la leggenda la sirenetta che fa bella mostra di sé nel mezzo della piazza, armata di scudo e sciabola, ha il compito di proteggere la città dai suoi nemici. Nella stessa maniera e per lungo tempo l’amministrazione sovietica ostacolò la ricostruzione del Castello Reale, oggi fra le maggiori mete turistiche cittadine, grazie anche ai due magnifici Rembrandt ospitati al suo interno.

Anche la cosiddetta Città Nuova,  in realtà sviluppatasi a partire dalla fine del XIV secolo appena al di fuori del perimetro murario, alla quale si accede dal bastione difensivo detto Barbacane, offre attrattive di carattere storico. Le sue vie punteggiate di ristorantini garantiscono inoltre ottima cucina tradizionale a prezzi inferiori rispetto ai locali situati nel centro vero e proprio.

Fin qui la Varsavia conosciuta ai più. La vivacità culturale dell’amministrazione cittadina si traduce in una serie di progetti destinati a mutare il volto del tessuto urbano. Il più recente riguarda la riqualificazione delle sponde della Vistola, già attrezzate con vere e proprie spiagge, ora oggetto di un ampio intervento di recupero volto a ridefinire il lungofiume, rendendolo fruibile nella sua interezza. Battelli garantiscono escursioni sul corso d’acqua più vasto della Polonia, mentre un’ampia rete di caffetterie e punti di ristoro renderà la permanenza più gradevole per il turista.

Immancabile poi una visita al Quartiere Praga, passato indenne attraverso le distruzioni del conflitto, solitamente e ingiustamente trascurato dai visitatori. Un interessante museo ne definisce le coordinate storiche. Oggi è il cuore pulsante della vita artistica varsaviana. Complessi industriali in disuso trovano nuove destinazioni, come la Soho Factory, che ospita un ristorante di eccellenza, varie gallerie e il curioso Museo del Neon, un tuffo indietro nel tempo attraverso le insegne luminose che screziavano l’oscurità nella Varsavia degli anni sessanta e settanta.

Lo skyline cittadino è stato ridefinito da una serie di grattacieli le cui facciate di cristallo dialogano l’una con l’altra. Il contrasto con il prospiciente Palazzo della Cultura e della Scienza, “dono” di Stalin alla popolazione varsaviana, non potrebbe essere più acuto. Americanismo, nota è l’attrazione dei polacchi per il Paese a stelle e strisce, e comunismo si fronteggiano in un muto duello fra titani. Il Palazzo però non è solo una curiosità per nostalgici delle ideologie socialiste, ma ospita al proprio interno diverse attrattive culturali, uffici e sale congressi, oltre a offrire dal trentesimo piano una vista mozzafiato sulla città.

Un valore aggiunto è poi costituito dai parchi e dai giardini, tutti molto curati e abitati da una fauna abbondante, che occupano gran parte del tessuto urbano. Immancabile una visita al Palazzo sull’acqua, suggestiva costruzione in stile neoclassico creata per il re Poniatowski, attorno al quale vive indisturbata una colonia di pavoni. Durante la stagione estiva l’anfiteatro offre una ricca programmazione teatrale. Per gli amanti delle regge sontuose suggeriamo una visita al palazzo barocco di Wilanow, situato a soli 10 chilometri dal centro e facilmente raggiungibile con il bus. Una sorta di piccola Versailles voluta dal re Jan III Sobieski e in seguito abbellita dai successivi proprietari.

Seguitando il discorso sugli spettacoli all’aperto, da maggio a settembre pianisti di alto livello fanno letteralmente la fila per esibirsi nel parco, sotto la statua di Chopin, ogni domenica alle 12.00 e alle 16.00. Un appuntamento particolarmente seguito dai locali, oltre che dai turisti appassionati di musica. Gli innumerevoli percorsi legati alla biografia del compositore polacco portano immancabilmente al Museo Chopin, ospitato in un palazzo antico ma forte delle più moderne tecnologie. Un percorso interattivo che non mancherà di affascinare i cultori del genere.

Varsavia ha saputo rinascere anche grazie a un’offerta museale basata appunto su modelli interattivi, più che sull’esposizione di pezzi d’epoca (pur senza sottovalutare in alcun modo l’importanza ad esempio del Museo Nazionale di Varsavia, ricco di pregevoli dipinti). La storia della cultura ebraica rivive nel Museo Polin, non una semplice esposizione sull’Olocausto ma una vera e propria immersione nell’ebraismo. Basterebbero il simbolismo della sua struttura, con quella specie di ferita aperta a squarciarne la facciata, e dell’atrio, sorta di deserto ondulato che richiama le terre del Medio Oriente, per giustificare una visita.

Poi ci sono le tracce nascoste o seminascoste di un passato tragico, come la linea che indica il perimetro del ghetto raso al suolo dai nazisti, dato alle fiamme per non lasciare scampo a eventuali fuggitivi nascosti nel suo labirinto viario. Particolarmente toccante risulta il percorso, punteggiato da blocchi di pietra nera, che dal Monumento agli eroi del ghetto conduce fino a Umschlagplatz, punto di partenza per gli ebrei destinati al campo di sterminio di Treblinka. Un tragitto del dolore, perché a Varsavia il passato convive sempre con il presente, la memoria è lì, a ricordarci quello che siamo, e da dove proveniamo.

Testo e foto di Riccardo Cenci

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https://www.polonia.travel/it/

www.warsawtour.pl

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