Il nuovo pacchetto sulla mobilità pulita della Commissione Ue

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L’Unione europea punta sulla “flotta verde”, si mira a eliminare le emissioni di anidride carbonica. Misure che non mettono d’accordo consumatori, Ong e costruttori

8 novembre 2017 | di | Ambiente - Europa

L’Unione europea decide (finalmente) di smuoversi e di virare decisamente verso veicoli a emissioni zero, anche per recuperare il gap con altre parti del mondo. Scommettendo da una parte sul rilancio del settore automotive europeo e dall’altra lavorando concretamente al raggiungimento degli obiettivi dell’accordo di Parigi, riducendo in maniera vincolante le emissioni di CO2 (anidride carbonica) di almeno il 40% da qui al 2030. È il senso del nuovo pacchetto sulla mobilità pulita che la Commissione europea ha adottato oggi, dopo il primo dello scorso maggio e un terzo e ultimo atteso per la primavera 2018, che si occuperà di camion e mezzi pesanti.

Mentre è in corso la conferenza internazionale sul clima a Bonn, la 23esima Conferenza delle parti (la Cop23) Onu sul clima dell’Unfccc – United Nations Framework Convection on Climate – l’esecutivo comunitario vuole dimostrare che l’Ue possa tornare a essere l’esempio da seguire. Il presidente Jean-Claude Juncker aveva già dichiarato, nel suo discorso sullo stato dell’Unione a settembre, di volere «che l’Europa si ponga alla guida della lotta contro i cambiamenti climatici. L’anno scorso abbiamo fissato le regole del gioco a livello globale con l’accordo di Parigi, ratificato proprio qui, in quest’aula. Di fronte al crollo delle ambizioni degli Stati Uniti, l’Europa deve fare in modo di rendere nuovamente grande il nostro pianeta. È patrimonio comune di tutta l’umanità».

   I commissari Maroš Šefčovič, Miguel Arias Cañete, Violeta Bulc, Elżbieta Bieńkowska (da sinistra a destra)

La proposta legislativa che è stata presentata oggi riguarda i nuovi limiti delle emissioni di CO2 per le auto e i van, al momento a 95 grammi per chilometro. La Commissione ha lavorato a un sistema alternativo, non più basato su questa logica, bensì su una percentualepulitadella flotta di ogni singolo produttore di auto. C’è infatti la proposta di stabilire un sistema di merito flessibile per i veicoli a zero o basse emissioni, piuttosto che prescrivere una qualsiasi tecnologia specifica con quote fisse. Norme ambiziose, realistiche e applicabili per contribuire a garantire condizioni di parità fra i diversi soggetti del settore operanti in Europa.

Gli obiettivi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica che la Commissione propone oggi si basano su un’analisi approfondita e su un ampio coinvolgimento delle parti interessate, dalle Organizzazioni non governative (Ong) all’industria automotive. Tanto per le autovetture quanto per i veicoli leggeri nuovi, nel 2030 le emissioni medie di CO2 dovranno essere inferiori del 30% rispetto al 2021. Le cifre che circolavano fino a ieri, discusse sino all’ultimo nella giornata odierna al Collegio dei commissari, si aggiravano rispettivamente sul 15% e sul 30% di auto a zero o a basse emissioni per produttore. Ma non hanno risparmiato critiche da tutti i settori, dalle Ong ai consumatori sino all’industria, per il concetto di “flotta” e non singola auto.

In caso di mancato rispetto dei target, scatteranno sanzioni che potrebbero arrivare a 95 euro per grammo per auto. La definizione di auto a zero o basse emissioni, dovrà essere “tecnologicamente neutra”. Il massimo di 50 grammi di CO2 per chilometro che però, saranno il parametro numerico per la loro identificazione in base a una metodologia di calcolo che guarda solo alle emissioni dal tubo di scappamento ma non a quelle complessive prodotte per esempio anche per ricaricare le batterie, vanno a vantaggio della tecnologia elettrica rispetto ad altre basate sui carburanti alternativi come metano o biocarburanti, come sottolinea l’associazione europea dei veicoli a gas Ngva.

Obiettivo che si pone l’esecutivo Ue è quello di rendere l’Europa «il continente guida per la mobilità elettrica e le batterie di nuova generazione». Saranno anche richiesti finanziamenti ad hoc da diversi fondi Ue per incentivare gli investimenti tecnologici. Si proporrà, poi, di «rivedere la direttiva sui servizi di pullman passeggeri» per le lunghe distanze, e «la revisione della legislazione sui trasporti combinati» per stimolare «l’uso combinato di camion e treni, chiatte e navi per il trasporto merci». Un primo target intermedio (del 15% anziché 30% sulle emissioni della flotta) dovrà essere ottenuto entro il 2025. Ma ciò che si aspettavano un po’ tutti erano obiettivi più vincolanti.

«È bastata una telefonata e la Commissione europea ha fatto un bel regalo all’industria automobilistica», ha attaccato l’Ong Transport&Environment, facendo riferimento alla notizia delle pressioni esercitate da esponenti di primo piano del governo e del settore automobilistico tedesco sull’esecutivo comunitario. Secondo diverse fonti, infatti, l’associazione dei costruttori teutonici Vda, guidata da Matthias Wissman, ha fatto pressione su Martin Selmayr, capogabinetto del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, e sul commissario Guenther Oettinger, entrambi tedeschi, per eliminare la quota vincolante del 30% di vetturepulite entro il 2030, inizialmente sul tavolo. E così è stato: declassata da “target” aparametro“, quindi facoltativa e senza sanzioni in caso di mancato rispetto.

«Città e governi in tutta Europa sono più avanti della Commissione ed espongono l’influenza su di essa delle lobby», ha rincarato la dose Greenpeace Europa. I consumatori del Beuc rimarcano invece il passo indietro fatto da Bruxelles sul target vincolante per le auto pulite: «manca una quota per i veicoli elettrici, ora ci aspettiamo che l’Europarlamento e gli Stati membri assicurino più scelta ai consumatori europei». Critiche persino dai produttori di auto dell’Acea, secondo cui il taglio del 30% delle emissioni e il target intermedio del 15% sono «troppo onerosi».

                    Francesco Starace

Pure dall’Italia sono tanti i commenti sulle novità giunte dalla capitale europea. Sposta l’attenzione sulle rinnovabili l’ad di Enel Francesco Starace per il quale l’Ue deve fare un «cambio di passo», salendo «ad almeno il 35%» della quota dei consumi, puntando quindi non più su incentivi ma su contratti a lungo termine e sullo spostamento sull’elettricità dei trasporti e a una maggiore efficienza dei consumi domestici. E i dati dell’Osservatorio mensile di Findomestic sembrano dargli ragione: se è vero che oggi solo il 2,3% degli automobilisti guida un veicolo ecologico, oltre un italiano su tre è pronto ad acquistarne uno. Ibrido per il 27% ed elettrico per il 9%.

Secondo il sondaggio della società di credito al consumo del Gruppo Bnp Paribas, realizzato in collaborazione con Doxa, oggi il 41% degli italiani guida un’auto a benzina, ma soltanto l’8% è disposto a comprare una nuova vettura alimentata allo stesso modo; anche per il diesel si profila un calo netto: le auto a gasolio passeranno dall’odierno 44% al 24%. Sono destinate a crescere, invece, le vetture a metano (dall’attuale 4% all’8%) e a Gpl (dal 10% al 12%). Dalla ricerca emerge che circa la metà degli italiani (45%) considera l’auto elettrica il veicolo più ecologico sul mercato, ma a frenarne la diffusione sono i costi elevati (31%) e le carenze infrastrutturali (per il 48% non ci sono sufficienti centraline di ricarica delle batterie). Gli automobilisti chiedono anche incentivi governativi sull’acquisto (36%), agevolazioni economiche sull’assicurazione auto, sui pedaggi autostradali, sui parcheggi a pagamento (36%) e la cancellazione del bollo auto (21%).

Quello che vanta, invece, una crescita a tre cifre è il settore della mobilità a pedalata elettrica in Italia, una dimostrazione del crescente interesse nel mondo dei ciclisti, che si manifesta un po’ in tutta Europa. Durante il 2016 nel Belpaese sono state acquistate 124.400 e-bike, biciclette a pedalata assistita, un dato che rispetto al 2015 ha visto un incremento del +120%. Il futuro della pedalata è elettrico e per questo Eicma, il salone internazionale dedicato alle due ruote che si tiene da domani alla Fiera di Milano Rho (fino al 12 novembre) ha deciso anche quest’anno di dedicare un’area alle e-bike.

Mentre l’altra novità arriverà per gli amanti delle Piaggio: dal 2018 arriva la Vespa elettrica, non fa rumore e non inquina, con circa 100 km di autonomia. La variante EV dell’iconico scooter, in premiere mondiale all’Eicma 2017, è la grande protagonista dello stand del brand del gruppo Piaggio. Ha un motore in grado di erogare una potenza continua di 2 kW e una potenza di picco di 4 kW, che garantisce prestazioni superiori a quelle di un tradizionalecinquantino”. Silenziosa e scattante, ai padiglioni della fiera di Rho viene presentata anche nella versione X che, affiancando un generatore al motore elettrico, ne raddoppia l’autonomia. Il tempo necessario per una ricarica completa è pari a 4 ore.

 

Fiasha Van Dijk

Foto © European Union, OnuItalia.com, Eicma

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