Il tramonto sullo Stromboli come patrimonio dell’Umanità

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L’economia della bellezza la nuova frontiera dello sviluppo turistico nel Mezzogiorno: dalla Calabria una proposta per l’Unesco con ritorni per tutto il Belpaese

22 giugno 2017 | di | Ambiente - Cultura

Nel periodo ricompreso tra i mesi di giugno e di agosto, da sempre, un fenomeno ottico estremamente suggestivo regala emozioni straordinarie ai fortunati (e privilegiati) visitatori o residenti del versante tirrenico dell’Area metropolitana di Reggio Calabria o delle zone dell’Aspromonte con esposizione sul Tirreno: è il tramonto del sole nel cratere del vulcano Stromboli.

Visibile solo da pochi e limitati punti situati in Calabria, dalla Costa degli dei (da Pizzo Calabro a Zambrone) ad altri borghi dell’entroterra aspromontano orientati sul Tirreno, e in determinati periodi dell’anno (da giugno ad agosto), il tramonto del sole nel cratere dello Stromboli è un vero e proprio spettacolo della natura.

Un valore aggiunto, quello della bellezza e straordinarietà paesaggistica e naturalistica, già nota in Italia e all’estero, ma ancora non sufficientemente nota e che pertanto merita di maggiore attenzione da parte delle istituzioni territoriali, in chiave di valorizzazione turistica e promozione territoriale all’estero.

Perché occorre ritenere che si tratti di un’opportunità straordinaria? La bellezza cui la natura ha abituato i nativi calabri, che godono di questo scenario mozzafiato, non è invece alla portata di gran parte della popolazione del globo. Facciamo una rapida mappatura: i vulcani attivi nel mondo, secondo i dati riportati su mapsism.com, sono 789, vale a dire, in media 1 ogni 646.514 km2.

In Europa Centrale (esclusa l’Islanda, caratterizzata da una marcata attività vulcanica e geotermica, che da sola ne conta 21), si contano 17 vulcani attivi, di cui: 4 in Grecia, 1 in Francia, 1 in Spagna, ben 11 in Italia. Degli 11 vulcani attivi sulla superficie del Belpaese, ben 9 si trovano al Sud, 7 dei quali si trovano in area tirrenica.

L’area tirrenica del Mezzogiorno d’Italia è la zona geografica con la concentrazione vulcanica più elevata in Europa, tra vulcani terrestri esposti sul mare, isole vulcaniche e vulcani sottomarini. E già questo da solo, rappresenta (ed è già, di fatto) una straordinaria attrazione per turisti e viaggiatori di tutta Europa.

Le isole Eolie (Lipari, Vulcano, Panarea, Salina, Alicudi, Filicudi, Stromboli) dal 2010 sono 1 dei 51 siti italiani dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. L’isola di Stromboli ha già ottenuto dunque questo prestigioso riconoscimento in quanto sito che presenta particolarità di eccezionale importanza da un punto di vista culturale o naturale. Come è noto, il complesso iter per il riconoscimento di un sito come “patrimonio dell’Umanità” si basa sulla sua valutazione effettuata sulla base di due tipologie di criteri: criteri “culturali” e criteri “naturali”.

Per essere incluso nella lista ufficiale della Convenzione, la Lista dei patrimoni dell’Umanità, un sito deve presentare tre valori: universalità, unicità, insostituibilità. Fino al 2004 i criteri di selezione erano solo sei in ambito culturale e quattro in ambito naturalistico. Dal 2005 esiste un insieme di 10 criteri, che vale per entrambe le tipologie di sito.

Particolarmente rilevante, tra questi, è il VII dei “Criteria of selection” stabiliti dalla Convenzione sul patrimonio dell’Umanità o anche “del patrimonio mondiale” e adottata dalla Conferenza generale dell’Unesco nel 1972 (e successive modifiche), che richiede che i siti considerati rappresentino «fenomeni naturali o atmosfere di una bellezza naturale e di una importanza estetica eccezionale»: è evidentemente il caso del nostro Vulcano.

L’eventuale riconoscimento del tramonto sul cratere dello Stromboli come “Patrimonio mondiale dell’Umanità” aprirebbe incredibili opportunità di sviluppo economico in chiave turistica: basti pensare alla grandissima visibilità internazionale, a livello globale, e il forte impatto in termini di pubblicità che il riconoscimento genererebbe sul territorio.

L’inserimento in lista del sito innalzerebbe il rating di valutazione dell’attrattività del territorio e consentirebbe alla Regione di risalire dalla classifica che la vede ultima in Italia per siti riconosciuti come patrimonio dell’Umanità, mentre, paradossalmente, l’Italia è il Paese con il maggior numero di siti Unesco riconosciuti nel mondo.

L’apertura internazionale apre poi a possibilità di gemellaggio internazionale o scambi culturali con Paesi in cui, ad esempio, si verifica il fenomeno opposto: il tramonto del sole sul cratere del Vulcano. Dove avviene? In Indonesia, Isola di Giacarta, vulcano Bromo, già, peraltro, rinomata meta turistica per viaggiatori e turisti.

Foto di Immacolata Raso

Si procederà per fasi: anzitutto è necessario fare rete. È attualmente allo studio di alcuni enti territoriali che stanno valutando il progetto, come primo step della procedura che porterà all’implementazione dell’iniziativa, la costituzione di una filiera interterritoriale o network di comuni che saranno invitati ad aderire alla filiera gratuitamente e senza complesse formalità, per poi procedere alla richiesta di riconoscimento internazionale.

La filiera potrebbe comprendere, ad esempio tutti i comuni della “Costa degli dei” (Pizzo Calabro, Vibo Valentia, Briatico, Zambrone, Parghelia, Tropea, Ricadi, Joppolo e Nicotera) più gli altri comuni dell’Aspromonte orientati sul Tirreno dai quali è visibile il fenomeno e che potrebbero, potenzialmente, divenire mete turistiche per chi volesse osservare il fenomeno.

La progettualità proposta non ha alcun costo, ma può generare un fortissimo ritorno in termini di sviluppo economico, secondo la filosofia: massimo risultato con il minimo investimento. Una scommessa per le istituzioni territoriali, che si può realisticamente vincere, se si adottano “innovazione”, “internazionalizzazione” e “comparazione interterritoriale” come parametri e criteri di progettazione.

 

Francesca Agostino 

Foto © Touringclub.it (Apertura, immagine di J. Gennaro), Wikimedia Commons

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