Il mondo instabile e sfuggente di Claude Monet

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Capolavori dal Musée Marmottan di Parigi al Complesso del Vittoriano a Roma. Un innovativo progetto di Sky Arte HD fa rivivere le ninfee perdute

18 ottobre 2017 | di | Arte - Cultura

C’è un qualcosa di commovente nella dedizione che Claude Monet dedica al giardino acquatico di Giverny, un luogo che a poco a poco diviene fulcro e soggetto esclusivo della sua pittura. Il mito dell’artista giardiniere, in grado di rivoluzionare l’estetica moderna con una ricerca continua e testarda, prende corpo in un microcosmo apparentemente tagliato fuori dal mondo. Eppure Monet ama la modernità. Le cronache ci parlano di un uomo affascinato dal progresso, capace di chiedere un permesso speciale per poter raffigurare i treni avvolti dal fumo nella stazione parigina di Saint-Lazare. Nella primavera del 1904, alla guida della sua vettura, viene addirittura multato per eccesso di velocità. Nonostante l’età avanzata, vive il cambiamento con curiosità ed energia.

Eppure gli ultimi decenni della sua esistenza sono funestati da lutti e da un deterioramento visivo che minaccia di eclissare per sempre il suo mondo. Nel 1899 perde l’amico Alfred Sisley per un male implacabile. Anche la morte della figliastra Suzanne è un grave colpo per l’artista, il quale mostra comunque una tempra incrollabile nell’affrontare le ferite inferte dal destino, quella medesima forza che esibisce contro la sclerosi nucleare (comunemente detta cataratta). Il mondo fluttuante, instabile e mutevole delle ninfee nasce da qui, anche se appare riduttivo legare l’esordio della patologia con una rivoluzione che l’artista portava già dentro di sé.

Nell’atelier di Giverny nascono opere dedicate per così dire a una devozione privata, lavori intimi celati agli occhi del pubblico fino al 1966 quando, con la morte del figlio Michel, l’intera collezione confluì nel Musée Marmottan. Da qui provengono le quasi sessanta tele della mostra ospitata negli spazi del Vittoriano, in un allestimento che si avvale delle più moderne tecnologie per restituire alla fruizione opere come le ninfee del Museum of Modern Art di New York, irrimediabilmente danneggiate in un incendio e oggi di nuovo vive grazie a un progetto innovativo promosso da Sky Arte HD.

Giverny è un rifugio, un bozzolo nel quale l’artista riesce a conciliare il desiderio di essere circondato dai propri cari con la necessità di concentrazione che la sua opera richiede. I ritratti dei figli ci introducono nella dimensione privata dei suoi affetti, una sorta di album di famiglia tanto più importante se si pensa che l’artista, durante il procedere della sua carriera, abbandonerà progressivamente la dimensione umana per immergersi totalmente nella natura. In un ambito completamente diverso ci conduce invece la sezione dedicata alla ritrattistica caricaturale, che ci mostra il giovane artista in una declinazione più ludica e leggera, indice di un carattere incline allo scherzo, come testimonia ad esempio la figliastra Blanche Hoschedé-Monet.

A Londra scopre l’universo inquieto di William Turner. Le diverse declinazioni del Parlamento avvolto nella bruma, oscillante negli effimeri capricci della luce, ci parlano di una realtà sfuggente e inafferrabile, che il pittore si ostina ad inseguire. I viaggi di Monet testimoniano di una vocazione al vagabondaggio estetico. Si pensi ai numerosi soggiorni in Normandia. La terra e il mare appaiono impegnati in una lotta continua per il predominio. L’artista è preso nel mezzo, e un giorno viene quasi travolto dalla marea mentre tenta di raffigurare il contrasto fra gli elementi. La sua concentrazione è tale da astrarlo completamente dal mondo.

Una concentrazione ancora più profonda lo vede impegnato in tarda età nell’esplorazione dei più profondi abissi esistenziali. La pittura si disgrega in visioni che rasentano l’astrattismo. In quest’ottica gli estremi pannelli delle ninfee rappresentano un tentativo di fondersi con il mistero del creato, superando le costrizioni del visibile. Per alcuni artisti, come la scrittrice Virginia Woolf, la morte acquatica diviene simbolo di ritorno nella sicurezza del grembo materno, di risoluzione dei conflitti all’interno dei quali siamo imprigionati. Narciso si vede riflesso nello stagno, e muore. Ofelia, nella raffigurazione di Millais, si abbandona alla corrente, perdendosi nel groviglio della lussureggiante vegetazione.

Un qualcosa di simile muove il vecchio Monet. Prostrato dai ripetuti lutti familiari, come la morte dell’adorata Alice e del primogenito Jean, vive momentanee paralisi creative. Eppure ne esce sempre con rinnovato vigore. Il dinamismo gestuale e l’invenzione coloristica, messaggeri delle avanguardie novecentesche, ne sono testimoni. La sua fase tarda è un’unica colossale fatica, paragonabile per impegno esclusivo alla Sistina michelangiolesca. Le monumentali ninfee sono la chiave che apre la porta alla modernità. Monet imprime al tempo una virata del tutto personale, svelando un mondo che “nessuno aveva visto prima di lui”.

Riccardo Cenci

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Monet

Capolavori dal Musée Marmottan di Parigi

Complesso del Vittoriano – Ala Brasini

a cura di Marianne Mathieu

19 ottobre 2017 – 11 febbraio 2018

Orari: dal lunedì al giovedì 9.30 – 19.30

Venerdì e sabato 9.30 – 22.00

Domenica 9.30 – 20.30

Biglietti: intero € 15,00 ridotto € 13,00

Catalogo: Arthemisia Books

www.ilvittoriano.com

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Immagini

In evidenza:

Claude Monet (1840-1926)

Ninfee, 1916-1919

Olio su tela, 130×152 cm

Parigi, Musée Marmottan Monet

© Musée Marmottan Monet, paris c

Bridgeman-Giraudon / press

In alto:

Claude Monet (1840-1926)

Il ponte giapponese, 1918-1919

Olio su tela, 74×92 cm

Parigi, Musée Marmottan Monet

© Musée Marmottan Monet, paris c Bridgeman-

Giraudon / presse

Al centro:

Claude Monet (1840-1926)

Vétheuil nella nebbia, 1879

Olio su tela, 60×71 cm

Parigi, Musée Marmottan Monet

© Musée Marmottan Monet, paris c

Bridgeman-Giraudon / press

In basso:

Claude Monet (1840-1926)

Londra. Il Parlamento. Riflessi sul Tamigi, 1905

Olio su tela, 81,5×92 cm

Parigi, Musée Marmottan Monet

© Musée Marmottan Monet, paris c Bridgeman-

Giraudon / press

 

 

 

 

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