Pesca illegale non dichiarata e non regolamentata con i giorni contati

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L’attuazione del trattato Fao al centro del primo incontro a Oslo delle Parti contraenti dell’Accordo sulle Misure dello Stato di Approdo

29 maggio 2017 | di | Ambiente - Costume - Mondo

Si è aperta oggi nella capitale norvegese Oslo la prima riunione delle Parti aderenti al nuovo e innovativo trattato internazionale della Fao, volto a colpire la pesca illecita, con l’intento dei delegati di trovare modi per rendere l’accordo un successo. All’Accordo sulle misure dello stato di approdo per prevenire, dissuadere ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (PSMA), entrato in vigore nel giugno 2016, aderiscono sinora 46 parti, contando gli attuali 28 membri dell’Unione europea come uno solo.

Il trattato, promosso dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (appunto la Fao), limita l’accesso ai porti ai pescherecci che non rispettano una serie di regole, tra cui la prova che dispongono di licenze di esercizio adeguate e una trasparente lista delle specie e della quantità di pesci catturati. Il trattato è il coronamento di anni d’incontri diplomatici tesi a combattere il flagello della pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IIU), che ammonta a 26 milioni di tonnellate per un valore di 23 miliardi di dollari l’anno e che rappresenta un’enorme minaccia al tentativo di  rafforzare la pesca sostenibile negli oceani del mondo.

«Questo trattato segnala un reale cambiamento nell’impegno della comunità internazionale di combattere la pesca IUU in modo concertato e comune», ha affermato Árni M. Mathiesen, vicedirettore generale della Fao per la pesca e l’acquacoltura. Le parti che aderiscono al trattato attualmente rappresentano più di due terzi del commercio ittico mondiale e vanno da Paesi come l’Albania, Cuba e Palau a grandi Stati, come l’Indonesia e gli Stati Uniti d’America, mentre il mese prossimo il Giappone e Montenegro ne faranno parte a pieno titolo.

L’incontro di una settimana in Norvegia è la prima riunione delle parti del PSMA (Port State Measures Agreement). Si prevede si definiranno le responsabilità degli Stati aderenti, nonché delle organizzazioni regionali di gestione della pesca e di altri organismi internazionali. La Fao, già impegnata in iniziative di sviluppo delle capacità per sostenere il trattato in tutto il mondo, acquisisce anche nuovi compiti in relazione all’attuazione del PSMA, come il sostegno ad una futura riunione di riesame, ad eventuali consultazioni informali e a gruppi di lavoro tecnici per discutere di problemi specifici.

Tra i partecipanti ad alto livello – oltre ai funzionari del governo norvegese ospitante – vi sono Tommy E. Remengesau, presidente della Repubblica di Palau e ministri della Dominica, del Gabon, del Gambia, del Ghana, di Grenada, della Guinea, della Guyana, della Norvegia, di São Tomé e Príncipe, del Sudan e di Tonga e il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva. Una delle questioni da discutere questa settimana è come assicurare lo scambio e la pubblicazione d’informazioni adeguate, poiché gli stati portuali devono segnalare ogni violazione allo Stato di bandiera di una nave e alle autorità regionali. Saranno inoltre affrontati i requisiti tecnici degli Stati in via di sviluppo, mentre il primo gruppo di lavoro ad hoc si riunirà nei prossimi giorni questa settimana per valutare le risorse necessarie a far sì che tutti i membri, inclusi i piccoli Stati insulari in via di sviluppo, situati tra alcune delle zone di pesca più attraenti del mondo, possano svolgere i loro compiti. Il PSMA è un potente strumento per raggiungere l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 14, che esige espressamente che si ponga fine alla pesca IUU entro il 2020.

 

Elena Boschi

Foto © Fao

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