Irlanda, l’unificazione tra Nord e Sud torna sul tavolo

  • Condividi questo articolo

Gli sviluppi politici in entrambe le parti dell’isola rilanciano il tentativo istituzionale di archiviare il confine tra la provincia britannica settentrionale e la Repubblica nel meridione

13 marzo 2017 | di | Europa - Politica

La scorsa settimana il Taoiseach (primo ministro) della Repubblica irlandese, Enda Kenny, ha suggerito di rimettere sul tavolo l’unificazione di tutto il Paese, per le preoccupazioni sul confine che lo attraversa: in teoria le due parti dell’Irlanda (Eire e Irlanda del Nord) possono acconsentire, con referendum separati, all’ingresso della provincia settentrionale nello Stato del sud. Venerdì 10 marzo, al margine di un incontro a Bruxelles, il premier ha espresso la sua impazienza per la mancanza di chiarezza sul Mercato unico da parte di Londra, nel contesto della Brexit.

Ieri Enda Kenny ha cercato di “esorcizzare la Hard Brexit senza accordo con la Ue, che darebbe luogo alla pura applicazione delle regole della World Trade Organization, quindi a dazi tra l’Unione a Ventisette (Repubblica d’Irlanda inclusa) e il Regno Unito (Irlanda del Nord inclusa), affermando che questa possibilità è remota. Ma qualsiasi negoziato comprenderà barriere al commercio e il ritorno di una vera frontiera nell’isola, quella della Ue: quindi le imprese guardano con incertezza al periodo di adattamento del Regno Unito alla situazione “extraeuropea”, dato che gran parte degli scambi commerciali della Repubblica riguarda il vicino uscente dal mercato comune, senza contare prodotti che vi transitano.

Un sessanta per cento delle aziende che esportano cita Germania e Francia come opzioni per iniziare a diversificare le attività, ma l’economia irlandese e quella britannica sono molto legate, si pensi all’alimentare e alle abitudini di consumo simili in questo settore. Tra gli esportatori della Repubblica, nove su dieci guardano negativamente al distacco dello stato vicino dalla Ue e otto su dieci pensano che gli nuocerà. Pesano anche i risultati delle elezioni del 2 marzo oltre il confine settentrionale: in Irlanda del Nordparte del Regno Unitoper la prima volta Sinn Féin (SF) e Social Democratic and Labour Party (Sdlp), favorevoli alla riunificazione, hanno agguantato una sostanziale parità con DUP e UUPeredi del legame con Londra. 

Nella provincia autonoma questo gennaio era entrato in crisi l’accordo di governo avviato a inizio 2016 tra il Democratic Unionist Party (Dup, protestanti) della Premier Arlene Foster e lo Sinn Féin (cattolici) del vicepremier Martin McGuinness. Il fatto che i nazionalisti irlandesi nel loro insieme abbiano raggiunto nella quantità di consensi gli unionisti protestanti – nonostante questi ultimi restino la maggioranza della popolazione – fa pensare che anche molti nordirlandesi che si sentono innanzitutto britannici temono ora che il ritorno di dazi e controlli spinga i loro oltranzisti (lealisti che non hanno mai firmato gli accordi) e i dissidenti repubblicani a rialzare la testa.

Regolarmente a Belfast ci sono problemi su questioni come parate e bandiere, incombe quindi il ritorno di un confine il cui concreto superamento è stato il motore della pace sancita dall’Accordo del Venerdì Santo (Good Friday Agreement del 1998). Le elezioni rilanciano la richiesta di uno “status speciale” che mantenga in pratica l’Irlanda del Nord nella Ue, così da tutelare i legami con il Sud: i votanti sono stati il 65 per cento, il 10 per cento in più rispetto all’anno scorso. La più alta affluenza dal 1998 ad oggi ha favorito i partiti che hanno sostenuto con più forza l’idea di avvicinamento alla Repubblica.

Le pressioni sulle parti in ballo si intensificano, oggi (lunedì 13 marzo) Theresa May, premier britannica, verifica dal verdetto della Camera dei Comuni se le due modifiche alla sua proposta (Notification of Withdrawal) saranno necessarie ad attivare l’articolo 50, avviando così la Brexit come indicato dal referendum. Le due richieste della Camera dei Lords sono la tutela dei cittadini europei residenti nel Regno Unito (attraverso un controllo parlamentare sulle proposte governative nel corso dei negoziati) e la parola finale dei rappresentanti eletti sul testo conclusivo dei negoziati con l’Unione europea.

 

Aldo Ciummo

Foto © Aldo Ciummo

  • Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *