Karlsruhe si appella a Corte Ue per attaccare il Quantitative easing

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A difendere l’operato del presidente della Bce Mario Draghi la Commissione europea e il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble

17 agosto 2017 | di | Economia - Europa - in evidenza - Politica

I falchi in Germania all’attacco di Draghi, ma a fermarli è il loro capo Schaeuble. Sembra una vignetta satirica ma in realtà è ciò che sta avvenendo con la decisione dei giudici costituzionali tedeschi di ricorrere alla Corte di giustizia europea contro il Quantitative easing (QE) della Banca centrale europea (Bce), presieduta dall’italiano Mario Draghi, che – secondo i ricorrenti – travalicherebbe il mandato previsto dai trattati per l’Eurotower. L’iniziativa della Corte tedesca di Karslruhe è stata sollecitata dal cofondatore del Partito populista AFD, Bernd Lucke, dall’esponente dei conservatori bavaresi della CSU, Peter Gauweiler, e dal professore di diritto, Markus Kerber, il cui obiettivo è di proibire alla Bundesbank di partecipare al quantitative easing. Ma a stretto giro è arrivata ieri l’inedita solidarietà di Wolfgang Schaeuble, che ha difeso l’operato della Bce: «Non condivido questa opinione. Il mandato è stato rispettato», ha affermato il severo ministro delle finanze del Gabinetto di Angela Merkel, generalmente ben più critico con il presidente italiano.

   Wolfgang Schaeuble

Schaeuble si è espresso con inconsueto ottimismo su diversi temi ieri sera, nel corso di un evento promosso dall’Handelsblattquotidiano tedesco di economia e finanza pubblicato a Düsseldorf. Ed è stato lo stesso giornale, nella versione on-line, a riferire oggi di un insolito Schaeuble che vedrebbe come una chance anche la Brexit, riponendo fra l’altro grandi speranze in Emmanuel Macron, «abbiamo bisogno di una Francia forte». In questo clima – segnato dalle elezioni di settembre, che stando ai sondaggi attuali vedrebbero i cristiano-democratici non solo in testa, ma praticamente senza rivali – il “falco” del rigore ha addirittura sollecitato comprensione, per il “compito infernale” di chi, alla Banca centrale europea, deve realizzare una politica monetaria per molti Stati che la pensano diversamente.

L’Alta corte tedesca, che già aveva fatto ricorso contro la Bce, e che l’anno scorso a giugno diede invece il via libera all’Omt (Outright Monetary Transactions), dopo aver sentito il parere di Lussemburgo, ha rinviato ai giudici europei a questo punto anche il compito di valutare il quantitative easing lanciato da Draghi nel 2015 (e che dovrebbe durare almeno fino alla fine del 2017): un programma di acquisto di bond e altri titoli, che al momento impegna 60 miliardi al mese. Ci sarebbero “ragioni di peso” per far ritenere che il Qe violi il divieto alla Banca centrale di promuovere il finanziamento statale, stando al Senato della Corte costituzionale. Un dubbio subito rigettato dalla Commissione europea e dalla stessa Bce, che attraverso un portavoce ha reagito a caldo affermando che il programma rientri nel mandato. Anche a Bruxelles si è fatto muro: «La Commissione è convinta che la Bce si muova sulla base ed entro i limiti dei trattati».

   Antonio Tajani

Sempre ieri le ha fatto eco il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani: «La Bce ha rispettato i limiti imposti dal Trattato, dunque credo che la posizione della Corte costituzionale sia, da un punto di vista giuridico, infondata. Detto questo, io condivido anche quanto fatto nella sostanza dalla Bce, che ha permesso di contrastare una situazione di Pil molto difficile, iniettando denaro sui mercati per far crescere l’inflazione e quindi contribuire all’uscita dalla crisi». Come noto, i tedeschi non la vedono così. La stampa nazionale ha dato ampio rilievo alle riserve di Karlsruhe, sottolineando però (Frankfurter Allgemeine Zeitung) che l’appello alla Corte europea, in genere molto conciliante, non servirà a cambiare le cose. «I giudici di Karlsruhe si comportano come Yin e Yang» – ha scritto la Sueddeutsche Zeitung – «Lussemburgo più passiva, Karlsruhe più offensiva». Per Andrea Mazziotti (Civici e Innovatori), presidente della commissione Affari Costituzionali di Montecitorio e aderente alla campagna “Forza Europa”, «i provinciali autarchici, senza visione e nemici dell’Europa non esistono solo in Italia. Da noi dicono che l’Ue è serva della Merkel, in Germania che Draghi aiuta i Paesi-cicala che buttano i soldi dei contribuenti tedeschi. Noi, come Draghi, combattiamo per un’Europa migliore, convinti che i singoli Stati, senza l’Unione, siano destinati al declino».

Altro colpo di scena (ma fino a un certo punto) è stato determinato da quello che il Financial Times (Ft) ha pubblicato in prima pagina, ovvero che con il QE le maggiori banche centrali nel mondo controllano un quinto dei debiti pubblici dei loro governi dopo dieci anni di massicci stimoli a seguito della crisi finanziaria. Il principale giornale economico-finanziario del Regno Unito, uno dei più antichi, autorevoli e letti a livello mondiale, ha analizzato i dati del Fondo monetario internazionale arrivando così a calcolare gli effetti di un decennio di quantitative easing. Le banche centrali, considerate dal giornale della City, sono sei: la Fed, la Banca centrale europea, e quelle inglese, giapponese, svizzera e svedese. Queste combinate controllano un totale di 15.000 miliardi di dollari in assets nei rispettivi Paesi. Di questi la “fetta” di bond governativi è pari a 9mila miliardi di dollari. Si tratta di livelli quattro volte maggiori rispetto a quelli pre-crisi.

   Annika Breidthardt

Nei giorni scorsi era stato l’esecutivo europeo a intervenire, dicendosi convinto che la Bce «stia attuando sulle basi e nei limiti dei Trattati, con l’acquisto di bond di Stato sul mercato secondario, nell’ambito delle proprie operazioni di politica monetaria» e «interverrà in questo senso nel procedimento», fa sapere la portavoce della Commissione europea per gli Affari economici e finanziari Annika Breidthardt. Ma un risultato questo ricorso ha ottenuto: Mario Draghi non parlerà di politica monetaria a Jackson Hole, dove il presidente della Bce parteciperà all’incontro annuale della Federal Reserve (in programma il 24-26 agosto), contrariamente alle attese.

Un portavoce della Bce ha detto che Draghi nel suo intervento il 25 agosto si concentrerà sul tema del meeting (“Promuovere una economia dinamica globale”) mentre secondo le stesse fonti il presidente della Bce intenderebbe tenersi lontano dalle discussioni sulla politica monetaria fino all’autunno, come affermato nell’ultima conferenza sui tassi a luglio. Le aspettative per un intervento sul tema erano cresciute nelle ultime settimane dopo che gli investitori avevano indicato l’appuntamento della prossima settimana come inizio nel dibattito intorno alla Bce su come ricalibrare la politica monetaria alla luce della solida crescita, della disoccupazione in rapido calo ma anche della sempre debole inflazione di fondo.

   Mario Draghi

Un altro giornale, l’amburghese quotidiano conservatore Die Welt, ha titolato «l’avversario più potente di Mario Draghi si è svegliato». Il programma di acquisto dei bond, che la Bce ha lanciato nel 2015 come antidoto all’eurocrisi. E tutta la stampa tedesca si occupa della questione, dando ampio spazio ai togati, che hanno chiesto l’intervento della Corte di giustizia europea sul già citato programma Omt (Outright Monetary Transactions). La Faz correda la notizia di un commento tagliente dal titolo «il finanziamento statale della Bce», in cui sottolinea che ancora una volta le critiche dei giudici costituzionali tedeschi «molto verosimilmente alla fine non potranno modificare nulla».

Il giornale rileva infatti come la Corte europea sia nota per l’atteggiamento conciliante con l’Eurotower, cui generalmente consente ampi spazi di manovra. Contestando «l’estrema dilatazione del mandato» della Banca centrale, Faz afferma anche che l’argomento del contrasto alla deflazione «suoni sempre meno credibile». E constata che il Bundestag «non ha ancora mai affrontato una discussione in materia». Per la Sueddeutsche Zeitung, invece, «se le cose andranno bene, la corte tedesca e la corte europea faranno una sorta di gioco di squadra». «I giudici a Lussemburgo e Karlsruhe si comportano come Yin e Yang» – scrive – «Lussemburgo è più passiva, quindi Yin. Karlsruhe più offensxziva, più attiva, è Yang. Yin e Yang, auspicabilmente, danno una spinta all’Europa».

 

Angie Hughes

Foto © Corte di Giustizia dell’Unione europea, Unione europea

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