L’ Europa a favore dell’occupazione giovanile

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Le nuove opportunità di crescita professionale per le nuove leve che rappresentano un valore essenziale per l’economia di un Paese. Il caso italiano

6 marzo 2016 | di | Lavoro

La crisi economico-finanziaria sta avendo importanti impatti sull’economia reale e questo ha inevitabilmente forti ripercussioni sul mercato del lavoro, soprattutto per la popolazione più giovane, che incontra sempre maggiori difficoltà nell’ingresso nel mondo del lavoro.

02I lavoratori con un livello basso di competenze o qualifiche, le persone con disabilità e le minoranze svantaggiate, come i rom, sono colpite in modo molto più accentuato rispetto al resto della popolazione.Ciò che rattrista e fa riflettere riguarda le persone che rimangono frequentemente al di fuori del mercato del lavoro poiché sarà più difficile per loro essere assunte di nuovo.

Si rischia quindi un progressivo deterioramento delle proprie competenze, difficoltà personali, un minore impiego di capitale umano, uno spreco di potenziale economico e un aumento della spesa sociale che vanno ad aggravare ulteriormente l’impatto del calo demografico, della povertà e dell’esclusione sociale.

I giovani rappresentano un valore essenziale per l’economia di un Paese e una risorsa rilevante che garantisce il ricambio generazionale, fondamentale per la crescita economica di una nazione.

05L’Italia, un Paese storicamente caratterizzato da un basso tasso di disoccupazione e da un tessuto industriale florido fatto di piccole e medie imprese, registra, purtroppo, oggi tassi di disoccupazione record e la chiusura di molte aziende.

I giovani italiani entrano nel mercato del lavoro più tardi rispetto ai colleghi europei, anche a causa dei percorsi formativi più lunghi dell’università italiana. In quest’ottica, l’introduzione nel 2001/2002 del nuovo ordinamento dell’università italiana che prevede un ciclo di laurea triennale di primo livello seguito da un biennio facoltativo di laurea specialistica, non ha sortito i risultati sperati. La fascia di popolazione più giovane ha spesso contratti di lavoro più “deboli”, con minori tutele, e ciò comporta, in caso di crisi aziendali, che questi possano essere facilmente estromessi dal mercato del lavoro.

Un dato ancora più preoccupante è la quota dei cosiddetti NEETNot in Education, Employment or Training, cioè di coloro i quali non sono occupati, non sono impegnati in corsi di studio o di formazione e non sono alla ricerca di un posto di lavoro oppure non sono disponibili a lavorare.

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In Italia la quota di NEET è aumentata di più rispetto agli altri Paesi europei ed è fortemente collegata al fenomeno di scoraggiamento della popolazione giovane: i NEET infatti non cercano lavoro principalmente perché ritengono di non riuscire a trovarlo, oppure per motivi familiari, e in ogni caso rischiano di rimanere “ai margini” di un mercato del lavoro già in estrema difficoltà, con conseguenti maggiori problemi di reinserimento.

L’augurio è che nel tempo si possa sviluppare un contributo utile per far dialogare e avvicinare i diversi stakeholder (imprese, università, istituzioni) all’universo giovanile, creando basi comuni di linguaggio e di aspettative.

Il Fondo sociale europeo, per esempio, è il principale strumento finanziario dell’Unione europea per affrontare la disoccupazione di lungo periodo ma anche altri fondi, come il Fondo europeo di sviluppo regionale e il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, possono integrare le misure finanziate dal Fondo sociale europeo in conformità con gli stanziamenti per le pertinenti priorità di investimento per il periodo 2014-2020, in particolare sostenendo la creazione di posti di lavoro e la modernizzazione dei servizi pubblici dell’impiego e della formazione professionale.

03Ogni giorno, attraverso i mass media, si respira un clima di sfiducia causato soprattutto da una crisi economico-finanziaria che ancora oggi sta facendo sentire i suoi effetti nelle principali economie occidentali. Nonostante ciò, una buona parte dei giovani neolaureati dimostra di avere fiducia in quella che potrà essere la propria carriera lavorativa e ritiene di potersi garantire uno standard di vita migliore rispetto a quello dei propri genitori.

Nonostante la difficile congiuntura economica, i giovani hanno ancora fiducia nel futuro.

 

Francesca Sirignani

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