Mancato ricollocamento dei migranti, Commissione contro tre Paesi

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Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca interessati dalla procedura di infrazione parlano di misure antieuropee, negative per la sicurezza

16 giugno 2017 | di | Attualità - Europa - Politica

Dopo l’ultimatum dei giorni scorsi, la Commissione europea avvia la procedura di infrazione contro Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca per i mancati ricollocamenti dei migranti. Una presa di posizione forte, che ha già scatenato le reazioni dei Paesi interessati. Una mossa volta a fornire nuova linfa all’Agenda europea sui migranti, varata due anni fa ma ancora lungi dall’aver trovato completa attuazione.

Se la gestione dei flussi sta dando i primi frutti concreti, molto resta ancora da fare secondo il primo vicepresidente Frans Timmermans, in presenza di un contesto internazionale oltremodo instabile e minato da conflitti che paiono senza fine. La priorità è dunque quella di proteggere i soggetti deboli senza abdicare alla sicurezza dell’Europa, minacciata dal terrorismo internazionale, attuando procedure di reimpatrio rapide ed efficaci per i non aventi diritto.

Dimitris Avramopoulos

Secondo il commissario Ue agli affari interni Dimitris Avramopoulos, i valori di solidarietà e condivisione degli Stati membri non sono in discussione. Tutti devono fare la propria parte, attuando le decisioni del Consiglio. In quest’ottica la procedura di infrazione segue numerose avvertimenti, rimasti purtroppo inascoltati.

I governi dei Paesi interessati reagiscono con fermezza. L‘Ungheria parla di un vero e proprio ricatto, di inaccettabili interferenze nei propri affari interni. Altrettanto dura la presa di posizione della Polonia, che per voce del presidente Andrzej Duda ha definito la decisione un atto antieuropeo. Non è d’accordo con il sistema dei ricollocamenti neanche la Repubblica Ceca, in quanto peggiorativo della sicurezza sul continente. I governi coinvolti hanno già annunciato che percorreranno tutte le strade possibili per contrastare tale decisione, fino all’eventuale ricorso alla Corte europea di Giustizia.

Per completezza di informazione, occorre sottolineare come quasi tutti gli Stati membri siano lontani dalle quote assegnate dal Consiglio della Ue, il che testimonia di una procedura ancora ampiamente perfettibile. La Slovacchia ad esempio ha accolto solo sedici migranti, anche se al momento non è stata inserita nella lista dei Paesi sanzionabili. Per quanto riguarda il contesto italiano, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha evidenziato la necessità di individuare un numero ristretto di centri per la gestione dei ricollocamenti, in quanto ogni eccessiva dispersione comporta inevitabili rallentamenti burocratici.

Paolo Gentiloni

Come al solito, il futuro dell’Ue si gioca sul terreno delle migrazioni. Preoccupano in particolare gli scenari aperti da uno scontro intestino, foriero di contenziosi giuridici e di contrasti politici. I governi nazionalistici di Polonia e Ungheria, apertamente euroscettici, rischiano di minare le fondamenta dell’Unione.

Dinamiche imprevedibili muovono tali Paesi. Si pensi all’Ungheria, guidata da un governo ultra conservatore giunto al potere per le esternazioni anti-migranti, salvo poi essere sconfitto al referendum indetto proprio contro le quote di ripartizione dei migranti stessi decise dalla Ue. Evidentemente l’opinione pubblica si dibatte fra la paura del diverso e il timore della marginalizzazione all’interno dell’Europa.

Solo trovando una politica comune sull’immigrazione, che tenga conto degli obiettivi umanitari senza rinunciare alla sicurezza, si potrà costruire quel meccanismo solidaristico che è il presupposto irrinunciabile per un’Europa forte e realmente unita.

Riccardo Cenci

Foto © European Union

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