La Commissione europea continua il pressing su Budapest e Varsavia

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Ungheria: lanciata una procedura per la legge anti-Ong. Polonia: l’Ue deferisce alla Corte di Giustizia per l’abbattimento della foresta di Bialowieza, dichiarata Patrimonio dell’umanità

13 luglio 2017 | di | Attualità - Europa - Politica

Dopo le procedure d’infrazione lanciate il mese scorso contro i Paesi che hanno rifiutato di accettare rifugiati da Italia e Grecia, oggi Bruxelles ha avviato una nuova procedura contro il governo ungherese di Viktor Orban per la legge che introduce una stretta sulle Ong che ricevono finanziamenti dall’estero. Legge che mette nel mirino le organizzazioni che fanno capo a George Soros, il finanziere americano di origine ebrea ungherese contro il quale il governo aveva lanciato una massiccia campagna di propaganda.

Nei manifesti (vedi foto d’apertura, ndr) era presente il ritratto del magnate con la scritta: «Dobbiamo fermare Soros! Non permetteremo che sia lui a ridere per ultimo!». Una campagna che secondo l’associazione delle comunità ebraiche è una forma di “antisemitismo in codice“. Proprio oggi lo stesso governo magiaro ha annunciato che entro il fine settimana fermerà gli spot, diffusi in televisione e con manifesti giganti affissi a milioni in tutto il Paese, che sostanzialmente accusano il miliardario filantropo americano di voler favorire l’immigrazione musulmana in Europa.

Per alcuni osservatori in realtà questa decisione non è il segnale di una marcia indietro ungherese, bensì una scelta di opportunità visto che Budapest da domani ospiterà i mondiali di nuoto e il 18 riceverà in visita ufficiale il premier israeliano Benyamin Netanyahu. La posizione di Bruxelles è comunque stata netta contro la legge anti-Ong, adottata lo scorso 13 giugno, che riguarda le organizzazioni che ricevono più di 24.000 euro l’anno dall’estero.

Per la Commissione la legge è discriminatoria e «interferisce indebitamente con i diritti fondamentali sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea», in particolare la libertà di associazione, ma anche la libera circolazione dei capitali. Potrebbe impedire alle Ong di raccogliere fondi e limitarne la capacità di svolgere il proprio lavoro. Bruxelles ha inviato una lettera di messa in mora e il governo magiaro avrà un mese di tempo per rispondere alle osservazioni.

L’esecutivo comunitario sempre oggi ha annunciato il ricorso all’inusuale procedura d’urgenza (raramente invocata) per deferire direttamente alla Corte di Giustizia il governo di Varsavia che non ferma l’abbattimento della foresta di Bialowieza, dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Sordo agli appelli dell’Onu, il governo nazionalista di Beate Szydlo non ha fermato la deforestazione dell’unico sito in cui ancora sopravvive la foresta primordiale in Europa.

La procedura d’urgenza, è stato spiegato dal portavoce della Commissione europea Enrico Brivio, è stata scelta «per evitare danni irreparabili» visto che il taglio della foresta «sta continuando ad andare avanti anche mentre parliamo» anche con «macchinari pesanti». Lo scorso 6 luglio l’Unesco aveva chiesto al governo di Varsavia, in occasione del meeting del Comitato dei Patrimoni mondiali che si è tenuto proprio in Polonia, a Cracovia, di fermareimmediatamentei lavori di deforestazione.

L’esecutivo comunitario purtuttavia non ha preso posizione sull’approvazione delle leggi che minano l’autonomia della giustizia in Polonia e che il Consiglio d’Europa, invece, tramite il commissario dei diritti umani Nils Muiznieks (nell’immagine a destra, ndr), non ha esitato a definire «un grande passo indietro per l’indipendenza della magistratura». A chi chiedeva un commento da parte della Commissione Ue, il portavoce Alexander Winterstein ha replicato che con Varsavia «è in corso il dialogo sull’applicazione dello stato di diritto», osservando che l’approvazione parlamentare non è ancora formalmente completata.

 

Elodie Dubois

Foto © Times of Israel, European Union, Wikicommons, Council of Europe

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