La Moldavia protagonista di nuovi conflitti

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La situazione tra Chisinau e Tiraspol è sempre più difficile; il governo illegale della Transnistria vara un misura economica che colpirà i trasporti moldavi

14 gennaio 2015 | di | Attualità - Europa - Mondo - Politica

Mentre l’attenzione dell’Europa è rivolta tutta ad occidente, a quello che accade in Francia, nella parte orientale del Vecchio Continente continuano a proliferare dei submovimenti. A causa della sovranità traballante di alcuni Stati, qualcosa sembra muoversi e non è certo qualcosa di positivo: il riferimento è ancora una volta alla Transnistria, una regione della Moldavia con aspirazioni indipendentiste che sembra stia preparando una serie di attività preliminari al distacco vero e proprio.

Dal 1° marzo 2015 tutte le targhe “estere” che si troveranno a passare per la Transnistria avranno bisogno di una speciale “Carta Verde”, un lasciapassare ottenuto tramite pagamento.

A chi si rivolge questo provvedimento? A tutte le targhe esterne alla Transnistria, incluse quelle moldave.

La situazione è resa complicata dal fatto che il governo della regione non solo non ha alcun riconoscimento formale a livello internazionale, neppure da parte della Russia, ma non possiede neppure tutti gli organi giurisdizionali. Entro la data indicata dunque, bisognerà costituire un Ministero delle Finanze che possa decidere a chi rilasciare la carta verde e a quale prezzo. In breve, vi è la politica ma senza un governo vero e proprio.

La reazione di Chisinau, naturalmente, è stata dura. Il decreto è stato definito come il frutto di un’azione «unilaterale che porterà ad un peggioramento delle relazioni tra le parti», questa la previsione di George Balan, Capo dell’Ufficio per la Reintegrazione di Chisinau.

A giudizio di Balan, il comportamento delle autorità di Tiraspol è ancor più negativo se si considera un summit tenuto tra le due parti il 30 dicembre 2014, una riunione del “gruppo di lavoro dei trasporti”, in cui la tematica della carta verde non era stata neppure accennata.

Il provvedimento più che un atto di indipendenza assume un po’ le sembianze dell’ultima carta da giocare per una regione in forte crisi economica.

Ciò che è certo, è l’esacerbazione degli animi. Ion Manole, il direttore dell’Associazione “Promo-Lex” operante in tutta la Moldavia per la difesa dei diritti dei cittadini auspica un’azione forte contro Tiraspol, colpevole di indebolire tutto il Paese: «Questo significa che Tiraspol non vuole continuare il dialogo civile con le autorità costituzionali della Moldova e continua ad aggravarne la situazione. Chisinau dovrebbe dare un segnale molto chiaro. Le azioni separatiste, se non sanzionate, saranno seguite da altre misure che noi tutti rimpiangeremo. La libera circolazione delle persone e delle merci è garantita dall’accordo del 1992».

Questa nuova crisi politica aggrava una situazione già difficile: la crisi finanziaria russa ha gravemente colpito la Transnistria, tagliando in modo significativo le pensioni e i servizi gratuiti per le persone in situazioni economiche disagiate. A partire dal 2015, le persone che godevano dell’esenzione del biglietto per l’uso dei mezzi pubblici vedranno estinguersi il proprio privilegio. I soldi raccolti, hanno fatto sapere le autorità, confluiranno nel settore sociale. La Federazione russa che offriva sussidi ad integrazione dei bassi stipendi della Transnistria ha dovuto fare un passo indietro ha causa dei numerosi problemi interni. Nei prossimi mesi gli aiuti si dimezzeranno o addirittura potrebbero estinguersi.

La regione separatista filorussa si trova così a dover trovare nuove entrate. Su tutto inoltre, pende un debito con la Gazprom, il colosso russo del gas, di ben 4 miliardi, su cui fino ad adesso Mosca ha chiuso un occhio nel tentativo di favorire il governo separatista, ma è probabile che la compagnia russa voglia a breve riscuotere quanto dovuto.

Nel mese di novembre 2014, il supposto primo ministro della Transnistria, Tatiana Turanskaya aveva affermato che «i ricavi di bilancio in Transnistria sono quattro volte inferiori alle risorse finanziarie necessarie per mantenere una situazione di normalità». Dunque lo stato delle cose è sempre più instabile. Il collasso economico della Transnistria lungi dal riportare la Moldavia ad una situazione di normalità, potrebbe esasperare la divisione all’interno del Paese. La difficile scelta spetta a Chisinau.

L’Europa vede al suo interno una situazione esplosiva, senza aver molti mezzi per risolverla, dato che la Moldavia non è un membro dell’Unione Europea. E forse, dati i suoi numerosi problemi interni, non si ritiene idoneo partecipare ad un potenziale conflitto. Ma come la crisi ucraina ha insegnato, ben poco di quello che succede in uno degli Stati europei, benché ai confini del continente, riesce a rimanere localizzato. L’Ue dunque dovrebbe agire e prendere posizione, onde evitare situazioni fuori controllo e nuovi conflitti.

 

Ilenia Maria Calafiore

Foto © Wikicommons

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