Le piazze e l’Europa, una storia di civiltà

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Un’indagine di Giampiero Castellotti sulla storia sociale degli “spazi di aggregazione” denuncia la crisi di questi luoghi in tutto il Vecchio Continente. Ma c’è speranza

1 maggio 2016 | di | Cultura - Libri

Dalla piazza addossata al porto nelle isole greche fino alla fastosa plaza mayor delle città spagnole. Dalle places royales francesi agli squares anglosassoni. Piazza Venceslao a Praga, costituita nel 1348 come mercato dei cavalli. Alexanderplatz a Berlino, nata come mercato di buoi. La grande piazza-viale (la Placa) della croata Dubrovnik che si estende dall’una all’altra porta della città e la divide in due. La piazza Rossa di Mosca, la più grande d’Europa.

Sono soltanto alcuni significativi spazi di aggregazione citati in “Piazze in piazza”, la corposa indagine storica, architettonica, ma anche sociologica, compiuta dal giornalista Giampiero Castellotti e pubblicata in questi giorni dall’editore SPedizioni di Roma.

PiazzeInPiazza (copertina)Nei trenta capitoli l’autore ripercorre innanzitutto la storia di questi luoghi di relazione per antonomasia, spesso monumentali, che accompagnano l’evoluzione dei centri abitati. Si parte dalle cretesi Cnosso, che oltre ad ospitare la mitica reggia di ottocento camere, vanta la prima piazza chiusa di cui si abbia notizia (ventisette metri per cinquantacinque) e Gurnià, sorta di anticipazione di città medievale, con una piazza per il mercato. Dopo la parentesi di Micene, che offre la prima idea di socialità composita, si approda all’urbanistica greca con il suo elevato grado di maturazione e di sintesi nell’organizzazione urbana e sociale: gli spazi ad uso pubblico vengono intesi come elementi focali della vita urbana.

L’agorà, cioè la piazza, primeggia quale area del “consumo comune” dei cittadini. «La città greca è essenzialmente e prepotentemente città degli uomini e per gli uomini», spiega Giovanni Astengo, celebre urbanista e architetto italiano. Importanti agorà ad Assos (a pianta rastremata), Cirene, Corinto, Elatea, Elide, Fare, Magnesia sul Meandro, Megalopoli, Messene, Mileto, Pergamo, Sparta, Thera. Ma esempi di urbanistica greca sono ben disseminati tra l’Asia Minore e l’Europa meridionale, da Mileto a Olinto, da Agrigento a Siracusa, da Selinunte a Priene.

Rome_the_sacred_area_of_largo_argentina_20050922A Roma, che importa il modello urbanistico greco, il foro anticipa tendenze medievali: la piazza, luogo “chiuso” e distinto, accosta i palazzi del potere e i luoghi di culto. Il senso collettivo dello spazio pubblico si tramanderà nei secoli in tutta Europa come una sorta di patrimonio genetico.

Dopo la parentesi buia delle invasioni barbariche, la rinascita della città è collegata alla riapertura delle vie commerciali tra Occidente e Oriente, favorita dalle crociate. Oltre all’emersione delle repubbliche marinare italiane (Venezia, Genova, Pisa e Amalfi), si sviluppano quelle città con piazze bellissime che possiamo ammirare ancora oggi nella loro forma originaria, come le italiane Venezia e Firenze, la belga Bruges, le olandesi Amsterdam e Leiden. Il medioevo e il rinascimento moltiplicano capolavori urbanistici in tutta Europa con le piazze quali punti focali.

Peine_Luftbild_HagenmarktEsaurita la dettagliata descrizione storico-urbanistica, il volume si sofferma sulla crisi della modernità che investe tutto il Vecchio Continente. La piazza è un po’ l’emblema di questa decadenza: il suo ruolo stratificato di bacino di memorie, di esperienze e di identità è messo a dura prova dalle nuove funzioni viarie (piazze-spartitraffico e piazze-rotatorie), dall’uso commerciale (megaimpianti pubblicitari sugli edifici), dall’omologazione globale.

Scrive Castellotti: «Tanto a Roma quanto ad Amsterdam vi transitano mezzi pubblici foderati dalle stesse gigantografie promozionali di un computer o di un capo di abbigliamento. Sia a Barcellona sia a Stoccolma furoreggiano le statue umane dorate o argentate che si muovono e ringraziano soltanto dopo aver ricevuto l’obolo. Il gruppo musicale che si esibisce nella piazza di Bratislava lo ritroviamo anche a Marsiglia con analogo sponsor, simili gadget, fans vestiti allo stesso modo. I cieli sono solcati dagli stessi voli low cost. Sui muri troneggiano da anni, tristemente conformi, i colorati graffiti giovanili».

Rethymno_-_Moderner_PlatzL’indagine affronta altri aspetti della tematica, come l’alternativa offerta dalle nuove piazze periferiche, artificiali e standardizzate del commercio (outlet e centri commerciali), ma anche da quelle digitali del web, che calamitano i giovani per relazioni virtuali.

A seminare speranza ci pensa il professor Giuseppe De Rita, presidente del Censis, che nella prefazione al libro indica nella piazza tradizionale una via d’uscita per il rilancio di relazioni sane e di una nuova socialità. Un’occasione offerta, secondo il sociologo, dalla crisi degli individualismi.

Ana Lovretin

Foto © Wikicommons

 

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