L’eredità del 1916 nella storia dell’Irlanda oggi

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Il Centenario della rivolta di Pasqua di cento anni fa è stato protagonista, durante l’anno che si conclude, di una serie di eventi nella repubblica

22 dicembre 2016 | di | Europa - Politica

L’Irlanda negli ultimi dodici mesi ha ospitato conferenze, iniziative, pubblicazioni, dedicate al Centenario dei fatti di Pasqua del 1916, momento che pur non determinando la nascita dello Stato è riconosciuto come fondativo del Paese e meno controverso rispetto alla guerra di indipendenza del 1919-1921 e della guerra civile del 1922-1923 (il cui trauma ha scoraggiato a lungo i testimoni di quell’epoca a parlare con i parenti anche degli eventi precedenti).

Il ricordo degli avvenimenti di un secolo fa si è fatto strada a fasi alterne, ridivenendo un tema spinoso a partire dagli Anni Settanta, quando celebrare una insurrezione avrebbe richiamato alla mente le giustificazioni utilizzate dai gruppi armati attivi nell’Irlanda del Nord (e presenti nel resto dell’isola) problema che ha portato Bertie Ahern, quando nel 2006 come primo ministro ha rilanciato il ruolo della data storica di Pasqua, ad insistere perchè nelle iniziative proiettate verso il 2016 fossero le istituzioni dello repubblica, forze armate al centro, le promotrici dell’eredità di coloro che occuparono il General Post Office in O’Connell Street e altri luoghi della città al fine di affermare il diritto dell’Irlanda alla propria autodeterminazione e i valori che avrebbero ispirato la struttura democratica dello Stato in cui la nazione si sarebbe organizzata.

dsc_0878Per quanti hanno vissuto in Irlanda nel 2016 essere coinvolti dal vivo interesse per il Centenario è stato naturale: pannelli informativi su edifici storici e mezzi di trasporto pubblici hanno fatto costante riferimento alle celebrazioni, i canali televisivi hanno dedicato al tema ricostruzioni storiche, le scuole hanno organizzato giornate in cui le forze armate hanno consegnato il tricolore agli studenti, infine la gente ne ha parlato, rievocando episodi raccolti nei quartieri: molte iniziative hanno visto la partecipazione di gruppi civici in costume storico, per riportare alla consapevolezza degli abitanti di diverse aree urbane gli avvenimenti oggetto di racconti ascoltati dai parenti più anziani.

dsc_0955L’evento principale ha riempito le strade centrali di Dublino il 27 marzo, la domenica di Pasqua, rendendo il transito a piedi da un punto di incontro all’altro della manifestazione un’ardua impresa, ma le iniziative che lo hanno seguito e preceduto (anche in tutte le altre parti d’Irlanda) hanno convogliato nella data della celebrazione un senso di empatia evidente nel silenzio della folla e nel modo in cui i momenti salienti sono stati accolti da cittadini irlandesi e stranieri presenti, organizzazioni istituzionali ed associazioni, forze politiche che fino a poco tempo prima erano sembrate divise sul significato della giornata, un entusiasmo emerso chiaramente quando i presenti hanno rotto il silenzio cantando l’inno nazionale irlandese e altri veri e propri pezzi di patrimonio tradizionale, come i brani “Fields of Athenry” e “Danny Boy” e quando hanno assistito, anche davanti agli schermi allestiti nei punti principali, ai diversi istanti della manifestazione.  O’ Connell Street era occupata dai discendenti dei protagonisti del 1916, venuti anche da Stati Uniti, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda.

dsc_0997A riuscire è stata una ‘reinvenzione’ della continuità del presente con il momento fondativo di una repubblica nata dalla interruzione di una esperienza coloniale vissuta per secoli, nella storia irlandese, come conservazione sociale ed economica: la riformulazione di quella storia è organizzata attorno ad una scelta europea e multiculturale, rafforzata (piuttosto che messa in forse) dalle incertezze della scena internazionale e del vicino Regno Unito. L’adesione della cittadinanza all’immagine di consapevolezza della propria forza e conseguente apertura all’esterno che l’Irlanda proietta di sè stessa è stata chiara nel corso del 2016, inequivocabilmente nel giorno del 27 marzo.

Anche poco dopo la data della parata di San Patrizio (caratterizzata anche quest’anno dalla partecipazione di diversi gruppi nazionali che esprimevano sia la loro identità che l’adesione alle tradizioni locali) e dopo vari significativi eventi legati alla ricorrenza, come le iniziative a Glasnevin Cementery a Dublino (e a Cork nei mesi precedenti), ugualmente la giornata di Pasqua ha sorpreso per l’estensione e l’intensità che la partecipazione popolare ha raggiunto fin dai margini del centro della città, per la folla che ha riempito già le strade attorno alla cattedrale di San Patrizio, dsc_0160rendendo impossibile arrivare a diversi punti centrali (Christ Church, Dublin Castle, St James, Collins Barracks) senza lunghe deviazioni dall’itinerario: i grandi schermi allestiti lungo il tragitto hanno offerto un sommario e un anticipo degli eventi e un’occhiata agli appuntamenti che svolgendosi in contemporanea sarebbe stato impossibile seguire dal vero, come il passaggio del presidente Michael Daniel Higgins a Kilmainham Gaol (dove quattordici su sedici dei più noti protagonisti della sollevazione del 1916 furono fucilati dalle autorità britanniche di allora) per issare la bandiera e come il momento al memoriale a Parnell Square, subito a nord di O’ Connell Street.

dsc_0967Una tappa cruciale della manifestazione è stata la riedizione della proclamazione della Costituzione provvisoria del 1916, proprio di fronte a quel General Post Office, il GPO, nelle cui finestre per gran parte dell’anno si sono riflesse (dagli edifici dalla parte opposta della strada principale) la bandiera irlandese e la bandiera del ‘Citizen Army’ di James Connolly, che un secolo fa con la partecipazione dell’Irish Transport and General Workers Union (ITGWU) attribuì in modo indelebile alla memoria degli eventi di Pasqua quella connotazione socialista poi rimarcata soprattutto nel cinquantenario del 1966, che essendo dominato prevalentemente dal governo allora del Fianna Fáil (forza politica che era stata contro la partizione dell’isola nella guerra civile del 1922-23) e caratterizzato dalla presenza di persone come Éamon De Valera e Seán Lemass che avevano direttamente combattuto alle Boland’s Mills e nel GPO, escludeva di conseguenza il Fine Gael (un partito che si riconosceva nel 1916 e nel conflitto per l’indipendenza del 1919-1921, però aveva difeso nel corso della guerra civile del 1922-1923 uno stato irlandese senza la maggior parte dell’Ulster e quindi accettato dal Londra ma non dai repubblicani del Fianna Fáil come De Valera e Lemass).

dsc_0845Inevitabile è accennare alla storia di cento anni fa, quando una piccola parte di quella minoranza che erano gli Irish Volunteers (guidati da Eoin MacNeill che alla fine non prese parte all’insurrezione valutandola senza possibilità di successo) tra cui l’insegnante Patrick Pearse e un altro piccolo gruppo, il sindacato armato del Citizen Army riunito attorno a James Connolly occuparono il GPO e altri punti centrali di Dublino, stroncati però da una reazione britannica la cui intensità spostò il consenso in favore dei ribelli irlandesi, inizialmente osteggiati dalla popolazione che sperava di raggiungere l’autonomia attraverso la contemporanea partecipazione di altri connazionali al conflitto mondiale a fianco del Regno Unito.

dsc_0556Occorre riferirsi ai fatti storici, perchè le caratteristiche dell’Irlanda contemporanea devono molto sia alla natura di quella Costituzione provvisoria, nata contro il colonialismo e a favore dei diritti sociali, sia ai cambiamenti di conseguenza maturati strada facendo nel Paese, dove oggi è molto più riconosciuto rispetto a cinquanta anni fa il fatto che anche tanti irlandesi al fianco dei britannici nella Prima Guerra Mondiale (in molti casi amici o parenti delle poche centinaia di persone allora barricate nel GPO, alle Boland’s Mills e altrove a Dublino, Cork e Galway) volevano l’indipendenza, con mezzi diversi, quanto la voleva MacNeill, che una volta saputo che le armi erano naufragate ritirò l’ordine di mobilitazione e infine quanto lo volevano quelli come Pearse e Connolly che andarono avanti pur conoscendo, militarmente, l’unico triste esito possibile.

dsc_0411Oggi viene generalmente valorizzato anche il contributo, nella crescita della società irlandese, degli ex avversari, tanto che pure la bandiera britannica è stata presente nella giornata, sia pure in maniera discreta. Il significato della ricorrenza si è trasformato in tempo per diventare, nell’anno del Centenario e la scorsa Pasqua (in una giornata particolarmente buona per chi ama l’Irlanda) l’autoriconoscimento della repubblica – la più europeista secondo tutte le rilevazioni che indicano che un referendum sull’Ue avrebbe un risultato “bulgaro” in favore dell’Unione europea – come un Paese dove l’apertura alle altre culture è parte irrinunciabile dell’identità nazionale. Attraverso i decenni la data di Pasqua è stata legata alla memoria degli eventi del 1916, anche se i veri fatti storici caddero il 24 aprile di quell’anno, un lunedì, mentre la sovrapposizione alla festività religiosa sottolineò via via l’aspetto di “risurrezione” della coscienza nazionale.

dsc_0441Anche prima della cerimonia al memoriale di Parnell Square, dello spettacolo dell’aereonautica sopra la città e prima che la parata raggiungesse zone popolari ancora abbastanza vicine al centro da essere affollate metro per metro, come Dorset Street, in uno dei punti di massima concentrazione dei partecipanti all’ingresso sud del ponte di O’Connell sul Liffey era evidente che per irlandesi, stranieri, europei presenti il discorso di Higgins sull’Europa e sull’immigrazione e la rilettura, eseguita da Peter Kelleher, del testo del 1916 sui diritti sociali nello stato a venire hanno incontrato le corde di una cittadinanza tuttora ansiosa di riprendersi dalle difficoltà del 2008, nonostante i recenti anni di crescita socioeconomica, e che tutti aspettavano di partecipare al momento dell’inno nazionale e di “Fields of Athenry” e “Danny Boy”, altre parti conosciutissime della cultura irlandese.

dsc_0921La settimana dopo, tanti hanno descritto il 27 marzo 2016 come un grande giorno per essere irlandesi, per la capacità di portare assieme tante motivazioni diverse: era stato senz’altro buono anche per essere europei, perchè aveva goduto di un buon retroterra nel modo in cui è stato preparato e seguito nell’anno, ad esempio da una giornata di arte e dibattiti il lunedì successivo. L’ex primo ministro Liam Cosgrave, ora novantaseienne, guardava la cerimonia da una via laterale di O’Connell Street: suo padre e suo zio combatterono nella rivolta ormai cento anni fa. L’attuale Primo Ministro Enda Kenny era in O’Connell Street con il presidente Higgins, mentre la parata militare vedeva partecipare anche le organizzazioni civili, c’era anche Martin McGuinness il cui partito (Sinn Féin) fino agli anni Novanta non considerava la repubblica legittima erede del 1916, evento i cui protagonisti non volevano la partizione dell’isola. Il resto degli irlandesi c’erano in massa, senza che importasse molto la loro provenienza, in un Paese dove di razzismo non se n’è mai visto e dove il primo segno di riconoscimento è l’accoglienza. A favorire l’iniziativa a Pasqua è stata anche una giornata di sole, poi nel tardo pomeriggio ha piovuto, allora i pub nelle zone popolari che circondano il centro, pieni di bandierine di carta e di gente che con il tricolore irlandese sulla camicia si veniva incontro, si sono riempiti. Quanti amano l’Irlanda hanno probabilmente sperato che Dublino non cambi troppo nemmeno in altri cento anni e la giornata portava a crederci.

 

Aldo Ciummo

Foto © Aldo Ciummo

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