L’eroe-criminale Bandera come simbolo del nazionalismo ucraino

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L’inattuale dissidio fra fascisti e comunisti rivive nella guerra e nella frattura che divide il Paese. Un conflitto ormai dimenticato dai mezzi d’informazione europei

31 agosto 2016 | di | Politica

Iniziamo da un elemento concreto e spiazzante, ovverosia dai numerosi monumenti che stanno sorgendo nelle città ucraine dell’ovest dedicati a Stepan Bandera, personaggio oltremodo controverso divenuto icona del nazionalismo più estremo. Un culto coltivato in particolare a Leopoli, città dalla storia estremamente tormentata. Un’operazione che segue la distruzione di varie statue raffiguranti Lenin, identificato con un passato che si vuole cancellare e con una Russia che oggi, in realtà, ben poco ha a che fare con l’utopia comunista. In sostituzione ecco l’effige di Bandera, fondatore dell’esercito partigiano UPA, dapprima schierato a fianco dei nazisti contro sovietici e polacchi, in seguito inviso ai suoi stessi alleati. Una formazione militare che, in nome del nazionalismo ucraino, si macchiò di crimini efferati.

Un fenomeno che rende l’idea della profonda frattura che corre all’interno del Paese, e non permette una ricomposizione del conflitto. Secondo molti Bandera è stato solo un viscido collaborazionista, un criminale nazista, un uomo deciso a perseguire i propri scopi a qualunque costo. Non a caso gli ucraini dell’est chiamano quelli dell’ovest con il termine dispregiativo di banderovtsyovverosia fascisti. Un’idea ripetuta come un mantra anche dagli organi d’informazione russi, i quali insistono sulla versione del golpe ordito dagli americani per colpire gli interessi russi nell’area.

stepan-bandera-monument in Ivanovo Frankivsk.jpgQuale sia l’effettivo coinvolgimento degli Stati Uniti nei fatti di Maidan, origine della guerra civile tuttora in corso, non è facile dirlo con esattezza. Naturalmente è innegabile che la caduta di Janukovič sia stata accolta con favore da Washington.  Eppure il turbamento dell’ordine costituito ha portato conseguenze ben peggiori. Non si sono valutati fino in fondo gli effetti, e in questo le autorità ucraine hanno gravi responsabilità, la spirale di odio e violenza che, una volta innescata, è molto difficile fermare. Certo spiace vedere come le legittime aspirazioni europeiste di un popolo, o almeno di una parte di esso, siano state manipolate e trasformate in un qualcosa di assolutamente diverso.

L’adozione di un simbolo tanto discusso come quello di Bandera la dice lunga al riguardo. L’Ucraina aveva bisogno di un eroe nazionale, ma la scelta è quanto meno opinabile. Era davvero necessario riesumare Bandera dagli abissi della storia per chiedere più democrazia e condizioni di vita migliori? Alla ricostruzione di un’identità nazionale gioverebbe l’analisi critica e non semplicistica del proprio passato. Un passo allo stato attuale ancora lontano.

La guerra in Ucraina sembra ormai dimenticata da un’Europa preoccupata dal terrorismo, assediata dalle migrazioni e dai conflitti mediorientali. Eppure oggi più che mai non dobbiamo trascurare la presenza di una guerra mai sopita, che da un momento all’altro potrebbe riacutizzarsi con conseguenze imprevedibili.

Ormai la frattura fra l’est e l’ovest dell’Ucraina appare insanabile. La situazione di stallo venutasi a creare non è di buon auspicio per il futuro di un Paese ormai allo stremo, dal punto di vista economico e politico. Forse la soluzione di uno stato federalista sarebbe la migliore. Certo è che, se non si darà nuovo impulso alla diplomazia, se non si cercherà un terreno comune di dialogo con la Russia di Putin, difficilmente si riuscirà a risolvere una crisi che rischia di trascinarsi ancora per lunghi anni.

Riccardo Cenci

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