L’Europa verso una più stretta unione economica e monetaria

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Dalla crisi del 2008 ai Reflection Paper sul rafforzamento dell’UEM, una breve sintesi dei passaggi che porteranno a concludere la riforma riforma iniziata nel 2012

11 settembre 2017 | di | Economia - Europa - in evidenza

La crisi che ha investito l’Unione europea non è ancora passata e molti Stati fanno fatica a recuperare i punti di Pil bruciati dal 2008 ad oggi. I governi chiedono che lo stimolo per la ripartenza arrivi anche dall’Europa, che con l’Unione economica e monetaria, iniziata nel 1991 con il Trattato di Maastricht, e proseguita con l’adozione dell’euro, ha fatto la fortuna del Vecchio Continente per molti anni.

  • L’Europa verso l’Unione bancaria

La crisi finanziaria, partita dagli Usa con il crack di Lehman Brothers, ha messo in luce come siano gli istituti di credito il fattore di instabilità più rilevante all’interno dell’economia europea. Ecco, dunque, che per giungere a una reale Unione economica e monetaria all’Europa serve prima di tutto una Unione bancaria.
Una riforma iniziata nel 2012 che però non è stata ancora portata a termine. A chiedere a Bruxelles di continuare su questa strada è stato il 17 marzo dello scorso anno Mario Draghi, il quale ha sollecitato gli Stati a completare l’Unione attraverso la creazione del Fondo di garanzia unico sui depositi bancari.

  • I due pilastri dell’Unione bancaria

Ma facciamo un passo indietro. L’Unione bancaria si basa su due strumenti: il Meccanismo di vigilanza unico e il Meccanismo di risoluzione unico. Il primo ha investito la Banca centrale europea dell’onere di vigilare sulla solidità degli istituti di credito europei. Non tutti però, solo quelli di una certa dimensione. In totale la Banca centrale europea (Bce) ha effettuato, nel 2014, gli stress test su 130 banche, lasciando le restanti alla vigilanza delle autorità nazionali.

Il Meccanismo di risoluzione unico ha invece il compito di intervenire in caso di dissesto finanziario di una banca. A sua disposizione ha il Fondo di risoluzione unico, alimentato dalle banche stesse, che avrà un budget, nel 2023, di ben 55 miliardi di euro, pari all’1% dei depositi protetti.

  • Si passa dal bail-out al bail-in

L’obiettivo è evitare che siano i contribuenti a rimetterci attraverso salvataggi statali (bail-out). A pagare saranno invece gli azionisti e i creditori (bail-in). Quello che è successo con le quattro banche “salvate” dal governo italiano a fine 2015: Banca Etruria, Banca Marche, CariFe e CariChieti. Nel caso di Veneto Banca e Banca popolare di Vicenza invece, è stata Banca Intesa San Paolo ad intervenire rilevando i due istituti, dietro ad aiuti e garanzie da parte dello Stato italiano che ha invece messo in liquidazione le bad bank a cui sono rimasti i crediti deteriorati. Anche la Spagna ha avuto a che fare con una crisi bancaria, quella del Banco Popular, ceduta alla cifra simbolica di un euro dal Banco Santander.

  • Draghi: serve il Fondo di garanzia unico sui depositi bancari

Draghi ha sottolineato come questi meccanismi da soli non bastino. Serve il Fondo di garanzia unico sui depositi bancari, che ha come scopo quello di mutualizzare i rischi. Attualmente i depositi sono coperti fino a 100mila euro con garanzie nazionali. In futuro, per la precisione nel 2024, se una banca francese fallisse, i risparmiatori sarebbero risarciti anche dai risparmiatori italiani, tedeschi o spagnoli.

  • Il futuro dell’Unione nel Rapporto dei 5 presidenti

Unione bancaria dunque, ma l’Ue guarda oltre. Con la pubblicazione, nel giugno 2015, del Rapporto dei 5 presidenti le istituzioni Ue (Commissione, Consiglio, Parlamento, Eurogruppo e Bce) hanno voluto delineare quale sarà il futuro dell’Unione da qui al 2025. Il documento prevede una più stretta Unione economica e monetaria che si poggia su quattro pilastri: la creazione di un sistema di autorità per la competitività per la zona euro. Il rafforzamento dell’attuazione della procedura per gli squilibri macroeconomici. Un più stretto coordinamento delle politiche economiche all’interno di un semestre europeo rinnovato. Una maggiore attenzione all’occupazione e alla performance sociale.
I 5 presidenti non hanno, infatti, dimenticato la dimensione sociale che deve avere l’Europa. Come ha ripetuto più volte lo stesso Jean-Claude Juncker e l’ex presidente del Pe Martin Schulz, l’Ue deve proteggere i suoi cittadini, pensare alle fasce svantaggiate, sostenendo una crescita economica inclusiva, che rispetti i diritti dei lavoratori.

Il documento rileva l’importanza del compimento dell’Unione bancaria e prevede la creazione di un sistema di autorità per la competitività che avranno il compito di indirizzare le parti sociali quando si tratta di negoziare accordi salariali. I 5 presidenti chiedono anche la creazione di una Unione di bilancio in cui sia istituito un Comitato consultivo europeo per le finanze pubbliche, una autorità indipendente che coordini e vigili sui bilanci degli Stati membri.

Il rapporto propone poi un rafforzamento del controllo democratico attraverso un maggiore coinvolgimento parlamentare. Inoltre si vorrebbe istituire il ruolo di ministro delle Finanze Ue: una figura che rappresenti l’Unione sui mercati e nelle istituzioni internazionali, come il Fmi.
Infine si auspica il rafforzamento dell’Eurogruppo, proprio nell’ottica di una maggiore cooperazione, attraverso l’istituzione di una presidenza stabile. E in futuro, sperano i 5 presidenti, sia arriverà persino alla creazione di una tesoreria della zona euro.

  • Il Reflection Paper sul rafforzamento dell’Unione economica e monetaria (UEM)

A maggio 2017, la Commissione europea ha poi pubblicato un documento di riflessione sull’Unione economica e monetaria dell’Europa. Un documento con il quale si vuole aprire una discussione sul futuro dell’UEM e, in particolare, sulla governance della moneta unica. Nel documento si parla della necessità di creare una Unione finanziaria, ma anche di creare un’Unione economica e di bilancio più integrata, con la creazione di un presidente permanente a tempo pieno dell’Eurogruppo (qui il testo completo).

  • Il discorso sullo Stato dell’Unione: avanti verso una Unione dei mercati dei capitali

Durante il suo discorso sullo Stato dell’Unione Jean-Claude Juncker ha voluto ricordare come «durante la crisi finanziaria mondiale l’euro si è mantenuto forte e ci ha protetto da un’instabilità che sarebbe potuta essere ben peggiore. L’euro è tra le monete più importanti del mondo e reca enormi benefici economici, spesso invisibili». Nel corso del suo discorso, pronunciato nel settembre 2016 (quello di mercoledì 13 settembre 2017 è qui), davanti agli eurodeputati il presidente della Commissione ha poi rilanciato il progetto di una Unione dei mercati dei capitali. «Le banche europee sono più in forma rispetto a due anni fa, grazie agli sforzi congiunti degli europei. L’Europa ha bisogno delle sue banche. Ma un’economia che dipende quasi interamente dal credito bancario non fa bene alla stabilità finanziaria. E neanche alle imprese, come abbiamo potuto constatare durante la crisi finanziaria. Per questo dobbiamo ora, con urgenza, accelerare il progetto dell’Unione dei mercati dei capitali».

 

Tommaso Cinquemani

Foto © European Union

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