L’icona russa in mostra al Museo di Roma a Palazzo Braschi

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Un progetto che ha l’ambizione di rinsaldare i legami fra Europa e Russia, contribuendo inoltre al dialogo fra Chiesa Cattolica e Ortodossa

10 ottobre 2017 | di | Arte - Cultura

La pittura di icone, con il suo trascendere il semplice atto estetico per attingere a un livello superiore, occupa un posto particolare nella storia dell’arte religiosa occidentale. Secondo i teologi del XIV secolo, il pittore crea in una maniera che rasenta il divino. A volte il santo gli appare in sogno, in modo da permettergli di fissarne i tratti altrimenti sfuggenti, tracciando un ponte fra la dimensione terrena e quella sovrumana.

Una grande mostra allestita nelle sale del Museo di Roma a Palazzo Braschi ci introduce in questo mondo affascinante e misterioso. L’icona russa: preghiera e misericordia, questo il titolo dell’esposizione che evoca due componenti imprescindibili della vita monastica, tanto nella Chiesa Cattolica quanto in quella Ortodossa. Un progetto che nasce nel venticinquesimo anniversario dell’instaurazione delle relazioni ufficiali fra la Federazione Russa e il Sovrano Ordine di Malta. Verso la fine del XVII secolo lo Zar Pietro il Grande decise di inviare una missione sull’isola, per  stringere alleanze nella lotta contro i Turchi, inaugurando un rapporto vitale ancora oggi, se si considera che l’Ordine gestisce ospedali e istituzioni caritatevoli in diverse città del Paese.

Importanti i prestiti provenienti dal Museo dell’icona russa di Mosca e dal Museo Centrale di arte russa antica Andrej Rublëv, un nome che evoca immediatamente vette di profondità spirituale. Una figura celeberrima, ancorchè misteriosa negli sviluppi biografici, oltre la quale si muove uno stuolo di artisti per lo più ignoti, umili divulgatori della fede. Il mondo delle icone è costruito da immagini vergate in solitudine negli spazi distanti di remoti monasteri, frutto di una devozione intima e possente, comunque sempre saldamente legata alla religiosità popolare.

La mostra si concentra tanto sulla produzione dei laboratori più noti, quanto su quella delle botteghe artigiane sparse nel vasto territorio della Russia, in particolare dal XVII secolo sino ai primi anni del Novecento. Significativa a tale proposito l’opera di Tatlin dal titolo Composizione con superfici trasparenti del 1916, che evidenzia il legame stretto fra le esperienze avanguardistiche e la tradizione iconografica della Russia antica.

Dal punto di vista tematico, l’esposizione offre numerose icone mariane, raffigurazioni di santi monaci russi e un ciclo cristologico. Numerose opere rimandano al martire Giorgio, soldato romano perseguitato per la propria fede. La vittoria di San Giorgio sul drago fu un soggetto ampiamente diffuso nella pittura delle icone, presente in mostra in diverse declinazioni. Particolarmente toccante poi la scena della Dormitio Virginis, colma di una forte emotività e non esente da elementi figurativi occidentali.

Dalla seconda metà del XVII secolo sino al XIX soffia possente il vento dell’arte europea. Influssi barocchi incrinano lo stile codificato, mutandone le forme e i colori. Si guardi la Resurrezione di Cristo, dal gusto quasi rococò espresso in un fiorito decorativismo. Le opere prodotte nelle zone rurali appaiono invece maggiormente refrattarie al cambiamento, legate a una immutabile tradizione. Ne scaturisce un panorama eterogeneo, ricco di suggestioni spirituali.

In un momento di crisi nei rapporti fra l’Europa e la Russia, la cultura ha il compito non facile di rinsaldare i legami, superando i motivi di contrasto. In quest’ottica il progetto espositivo romano, oltre a svelare i segreti della tradizione dell’arte russa, potrà contribuire a stringere i legami di reciproca comprensione fra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa.

Oksana Tumanova

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L’icona russa: Preghiera e Misericordia

a cura di Lilija Evseeva

Museo di Roma a Palazzo Braschi 

Dal 10 ottobre al 3 dicembre 2017

Orari: dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 19.00

www.museodiroma.it

www.mondomostre.it

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Immagini

In evidenza:

Madre di Dio Odigitria (di Šuja) con santi sullo sfondo

Seconda metà del XVII secolo

70 × 59 cm

Legno, tempera

Museo dell’icona russa

Opera ripulita da M. Rudina e I. Lozinskaja nel 1992, nuovamente da D. I. Nagaev nel 2007

In alto:

Miracolo di San Giorgio e il drago, con scene di vita

Fine XVII – Inizio XVIII secolo

121 × 97 cm

Legno, tempera

Terre di Tver’

Museo Andrej Rublev

Opera recuperata da A. V. Kirikov nel 1978

Al centro:

Il miracolo dell’Arcangelo Michele

a Floro e Lauro

Ultimo quarto del XVII secolo

102,8 × 75,8 cm

Legno, tempera

Russia settentrionale

Museo dell’icona russa

Opera ripulita da V. M. Momot nel 2009

In basso:

Dormizione della Madre di Dio

1731

132,5 × 101 cm

Legno, tempera

Mosca

Museo Andrej Rublev.

Opera recuperata da S. N. Ratnikov

negli anni 1992–2016

 

 

 

 

 

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