Linee guida per la manutenzione degli edifici

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La proposta, che segue l’esempio di molte realtà europee, è di introdurre subito l’Archivio tecnico del Fabbricato e il Libretto di uso e Manutenzione di un Edificio

6 aprile 2016 | di | Economia - Lavoro

E’ stato presentato lo scorso 17 marzo a Roma presso Palazzo San Macuto, in occasione della Giornata della sicurezza degli edifici, il libro del Cnim (Comitato nazionale per la manutenzione) dal titolo Linee guida per la manutenzione degli edifici. Il volume propone con i suoi contenuti una sostanziale continuità con rispetto ai contenuti della precedente edizione del 2009. Tra gli intervenuti Gerardo Bianco, presidente dell’Associazione ex parlamentari, Aurelio Misiti, presidente del Cnim, Carla Cappiello, presidente dell’Ordine degli ingegneri della provincia di Roma e Paolo Cannavò, presidente Fecc (Federazione europea manager delle costruzioni).

La crisi economica degli ultimi anni ha comportato per il settore del mercato immobiliare e delle costruzioni la perdita di circa 500 mila posti di lavoro e soltanto un’oculata attivazione di investimenti verso la manutenzione degli edifici, del territorio e dell’ambiente, potrà portare a una ripresa autentica del mercato dell’Edilizia in un quadro stabile, innovativo e di qualità. Le linee guida del volume testimoniano il rinnovato impegno del Cnim, che tra i suoi soci include organizzazioni quali il Gruppo Ferrovie dello Stato, l’Eni, la Vitrociset, l’Inarcassa, l’Anas, i Consigli nazionali dei Geometri, dei Periti, degli Agrotecnici e degli Ingegneri, oltre alla presenza dei rappresentanti del Miur e del Mise. L’iniziativa è stata patrocinata dalla Fecc, Federazione europea dei manager delle costruzioni, un’organizzazione della Cec Conféderation Européenne des Cadres.

Per il presidente del Cnim Aurelio Misiti, la volontà di dedicare una giornata alla sicurezza delle persone e all’attività che possono elevare il grado di tale sicurezza, come la manutenzione è divenuta una necessità inderogabile a causa dei numerosi fenomeni spesso provocati dall’uomo che portano nel nostro Paese morti e feriti in gran numero. La manutenzione stenta a decollare in Italia, nonostante gli sforzi del Cnim, ciò è dovuto al ritardo della cultura della manutenzione, che ha come conseguenza un costo sociale elevato. Ne sono vittime i cittadini pendolari, coloro che si recano al lavoro utilizzando mezzi inadeguati e spesso fatiscenti. In definitiva pochi, a detta dell’On. Misiti, si occupano di queste problematiche e quei pochi non vengono adeguatamente ascoltati. Il Cnim è l’unica associazione senza fini di lucro che da un venticinquennio si batte per la diffusione della cultura manutentiva nei settori civile e dei servizi. La sua nascita, il 4 maggio 1990, è stata dovuta alla semplice constatazione da parte di studiosi ed esperti di grandi imprese industriali di allora, come Eni, Iri, Fiat Ferrovie, Anas e organismi come Uni e Cei che in Italia non vi fosse la consapevolezza dell’importanza culturale della manutenzione. Le Università e le scuole superiori non insegnano la materia e la ricerca nel settore languiva. Il Cnim è stato ed è attualmente uno strumento fondamentale per avviare una presa di coscienza notevole almeno nelle elite della cultura e delle grandi aziende e in parte nelle istituzioni. Nel 1994, infatti, il ministro dei Lavori Pubblici Francesco Merloni accolse la proposta del Cnim d’inserire nei progetti di opere pubbliche il “piano di manutenzione”. Nelle Università in questi ultimi 25 anni, spesso su iniziativa del Cnim sono state istituite cattedre sulla manutenzione e sono fiorite iniziative come master post laurea, soprattutto nelle facoltà di ingegneria dei grandi Atenei. I successi conseguiti non hanno fatto breccia nella Pa e tanto meno nell’opinione pubblica in generale. Lo stesso piano della manutenzione previsto dalla legge Merloni sui Lavori Pubblici, pur essendo sempre stato inserito nei progetti di opere pubbliche , spesso non è stato finanziato. Mentre nell’industria si è fatta molta strada, nel civile e nei servizi, ci si accontenta ancora della manutenzione a guasto, cioè quella che prevede un intervento di riparazione.

Nella prefazione del volume è illustrato sinteticamente lo stato della coscienza culturale della società contemporanea sul tema della sicurezza delle costruzioni e la convergenza in Italia tra la percezione della responsabilità verso la vita umana, l’ambiente e le condizioni di sicurezza; il rispetto del creato e il principio della destinazione universale dei beni; l’attenzione per la sicurezza del sistema Paese e del suo Territorio da parte del Governo.IMG-20160317-WA0004

L’obiettivo della Manutenzione di un immobile è quello di garantire l’utilizzo del bene, mantenendone il valore patrimoniale e le prestazioni iniziali entro i limiti accettabili per tutta la vita utile e favorendone l’adeguamento tecnico e normativo alle iniziali o nuove prestazioni tecniche scelte dal gestore o richieste dalla legislazione.

«Per istruire gli italiani sull’enorme risparmio economico che potrebbe derivare da una politica per la manutenzione degli edifici pubblici basterebbe attuare pienamente la legge sugli appalti, per quelli privati la questione da affrontare è più complessa» – sostiene Misiti – «molti pensano, erroneamente che programmare la manutenzione costituisca un ulteriore balzello sulla casa. Essi non si rendono conto dei vantaggi notevoli che si avrebbero se venisse seguita a puntino la manutenzione programmata degli edifici. Se questi vengono lasciati in abbandono possono divenire rischiosi anche per la vita di chi vi abita. Va fatto un passo comune delle società di assicurazioni, della proprietà edilizia, degli inquilini, degli amministratori di condominio per arrivare ad un risultato che ci possa avvicinare ai Paesi come la Svizzera, la Germania e tanti altri. Chi possiede o abita un edificio deve essere al corrente di tutto quello che riguarda l’abitazione: il progettista, la ditta costruttrice i permessi acquisiti, gli schemi elettrici, idrici, informatici eccetera devono essere raccolti in un archivio tecnico del fabbricato. Deve esserci inoltre un libretto di uso e manutenzione delle singole parti. Il finanziamento della manutenzione programmata potrebbe provenire dal premio assicurativo relativo al rischio di crollo. Gli effetti sarebbero molto positivi per i proprietari e gli inquilini, le assicurazioni, gli amministratori di condominio, l’economia e l’occupazione».

Sempre per Misiti «anche la messa in sicurezza del territorio richiede l’adeguata manutenzione del territorio che passa per la difesa idrogeologica che consiste in una manutenzione diretta indiretta del sistema orografico (difesa dalla frane) di quello idraulico, rispettando e manutenendo costantemente i letti dei fiumi per evitare inondazioni e alluvioni provocati dalla dissennata politica territoriale di alcuni Enti. In definitiva non va offesa la natura, ma rispettarla il più possibile». Il Cnim nell’analisi della ricaduta sul mercato del lavoro specifica che con la manutenzione si possono creare decine di migliaia di posti di lavoro, alcuni esempi significativi possono essere i ponti di strade statali e di ferrovie con più di 60 ani di servizio, la manutenzione di tali opere d’arte porterebbe ad almeno 100 posti di lavoro diretti e indiretti per ogni cantiere. «Almeno 80.000 ponti sono in queste condizioni» – ha aggiunto Misiti – «L’Anas e Rfi potrebbero costituire gli strumenti di riferimento superando ogni lungaggine burocratica. Esse sono in grado di aprire i cantieri in appena tre mesi dall’incarico del Governo. Si può fare il conto dei nuovi posti di lavoro e del beneficio sull’economia di tutte le regioni italiane».

Sulla formazione dei progettisti e sulla manutenzione dei beni culturali idee precise prospettate dal presidente Cnim: «ogni progettista dovrebbe seguire corsi di aggiornamento e formazione sulla manutenzione, master specifici e fare esperienza pratica con stage nelle aziende specializzate» – ha concluso Misiti – «i beni culturali costituiscono il più grande capitale che possiede l’Italia, quindi va tutelato in modo assoluto. Il recupero e la manutenzione in alcuni settori di tali beni è indispensabile. Essa va sostenuta dalle più moderne tecnologie per evitare danni alle opere d’arte. Vanno proseguiti gli studi per trattare le fontane artistiche, vedi il Tritone e la Barcaccia del Bernini, la fontana di Trevi e tante altre di tutte le città italiane, sottoposte a stress dovute alla qualità dell’acqua e dell’aria. Così pure la città emersa di Pompei o quella che emergerà di Ostia Antica. Insomma, va aiutato il lavoro splendido dell’Istituto centrale del restauro affinché ogni bene trovi la sua terapia per mantenersi sano nei millenni a venire».

 

Laura Testa

Immagini a cura dell’autrice

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