L’Isis o la Russia, dov’è il pericolo e/o il nemico dell’Unione europea?

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Mentre Bruxelles annaspa cercando soluzioni contro il terrorismo, Washington non prende posizione. Ma abbiamo ancora bisogno dell’alleato americano?

22 aprile 2016 | di | Mondo - Politica

Risale a qualche mese fa, marzo precisamente, la notizia del piano strategico americano di predisporre più truppe in territorio europeo per fronteggiare possibili minacce da parte della Russia.

93px-Vladimir_Putin-5_editIl timore dell’orso russo da parte di Washington è, ormai, atavico. La ragione recente potrebbe essere principalmente la questione energetica: Azerbaijan, Kazakhstan, Uzbekistan e Turkmenistan, sono tutti Paesi ricchi di gas e petrolio che costituiscono il “fronte russo energetico”. Questa, almeno, è la percezione degli americani, sebbene alcuni di questi Paesi, sopratutto l’Azerbaijan tendano a “correre da soli” nel mercato in questione.

Sia negli anni della Guerra Fredda che in quelli successivi, gli Stati Uniti hanno sempre tentato di eliminare leader scomodi del mondo arabo che guardavano con simpatia ad Est, per ragioni differenti. Alcuni esempi sono Mossadeq in Iran, Saddam Hussein in Iraq, Gheddafi in Libia e Assad in Siria. Inoltre hanno appoggiato Stati islamici non esattamente campioni di democrazia, per usare un eufemismo, come l’Arabia Saudita o il Qatar.

Tutto questo è stato sempre sponsorizzato come una politica estera a vantaggio non esclusivamente degli interessi americani ma anche di quelli dell’Europa. Per la verità, a noi europei il cosidetto “ombrello americano”, ha fatto piuttosto comodo per decenni, quando gli interessi effettivamente più o meno coincidevano. Abbiamo anche ricevuto dei favori, vedi le missioni nell’ex Jugoslavia, dove una Unione europea politica relativamente giovane faticava a trovare la sua dimensione.

Barack_Obama_at_Las_Vegas_Presidential_ForumAdesso che il problema è in Siria e in Iraq le cose sono cambiate. Diciamo la verità: l’Europa non se la sta cavando molto bene con la questione Isis. La vittoria contro il nemico è piuttosto lontana. Si riuscisse quanto meno a trovare una strategia comune sarebbe tanto. Anzi siamo ancora fermi ai preliminari: manca addirittura la cooperazione fra le intelligence europee, come i recenti fatti sanguinosi di Bruxelles hanno evidenziato.

Gli Usa, in Siria, hanno dimostrato di non volersi compromettere più dello stretto indispensabile. E c’è chi in Europa ha gridato allo scandalo: dopo decenni di assistenza, nel momento di maggior bisogno, il più forte alleato si defila.

Però si potrebbe osservare che, almeno per i prossimi anni, l’Isis è e sarà un problema prettamente europeo. Si, l’attentato a Bruxelles è stato fatto davanti al desk di una compagnia americana, ma l’obiettivo adesso è l’Europa, non l’America.

Consideriamo i luoghi in cui lo Stato islamico ha messo le proprie radici: Siria e Iraq. Gineprai di tribù, autorità contrastanti, territori difficilissimi da gestire. Guerre civili e dittature. La situazione si preannuncia già difficile a uno sguardo sommario.

Gli ultimi presidenti degli Stati Uniti negli ultimi anni hanno avuto discolparsi di fronte al proprio popolo per gli impegni presi in Iraq e Afganistan, fallimenti completi. Non è poi difficile capire perché siano restii ad un altro commitment così simile per alcune caratteristiche ai precedenti.

Inoltre: quando sarà il momento per noi europei di preoccuparci della nostra sicurezza? Perché in questi anni di relativa pace, invece di concentrarci esclusivamente sui problemi interni, non si sono adottate politiche lungimiranti di sostegno reale ai Paesi limitrofi?

In fin dei conti, la storia degli sbarchi è tutt’altro che recente..

Il professor Morris Mottale, docente di relazioni internazionali, politica comparata e studi strategici presso la facoltà di Scienze Politiche della Franklin University, spiega che l’Unione europea sarebbe un prodotto della politica estera americana. Dalla seconda guerra mondiale in poi, spiega il professor Mottale, gli Usa hanno puntato a una Europa stabile, con un fiorente mercato. Un giardino fertile dove piantare dei fiori americani. Il progetto dell’Unione è stato fin dal principio pienamente appoggiato, così come la nascita dell’euro come moneta unica, che facilitava gli scambi.

Map_of_NATO_countries
Paesi aderenti alla NATO

La Nato è così un’anticamera per l’ingresso Ue. Una sorte di pre-approvazione americana per l’ingresso nell’Unione, come mostra la recente storia del Montenegro.

Questo accade perché l’Europa ha rinunciato alla propria difesa, affidandosi agli americani, continua il professore. Gli Stati Uniti hanno capacità decisionale negli affari europei perché hanno il monopolio della forza militare. «Finché ci sarà la Nato, l’Europa dipenderà totalmente dagli Stati Uniti» conclude.

Scontrarsi con la Russia è più facile che affrontare l’Isis in un certo qual modo. Gli Usa lo hanno già fatto (a casa nostra), una volta e ne sono usciti vittoriosi.

Ma gli interessi non coincidono più, e l’Europa non ha decisamente bisogno di uno scontro con Mosca, deve risolvere dei problemi più pressanti nel Medio Oriente che attentano alla sicurezza degli Stati membri e non a quella di possibili Stati membri, come l’Ucraina.

L’Europa deve imparare a camminare sulle proprie gambe e farsi carico della propria sicurezza. Superare regionalismi e nazionalismi e strutturare un piano di difesa svincolato dalla Nato.

Questa volta non per ottenere la propria indipendenza, ma per salvare se stessa.

Ilenia Maria Calafiore

Foto © Wikicommons

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3 thoughts on “L’Isis o la Russia, dov’è il pericolo e/o il nemico dell’Unione europea?

  1. NATO, Russia, Isis, energia, leader arabi, Europa, immigrazione, Afghanistan… di tutto! quest’articolo è totalmente sconnesso e di un’ignoranza crassa spaventosa. Complimenti!

    1. Caro Filippo ciao sono Ilenia, l’autrice dell’articolo. Innanzitutto grazie per aver commentato, un po’ meno per i toni. Ad uno sterile “ignoranza crassa spaventosa” preferirei una critica coerente, e mi piacerebbe avere uno scambio con te in modo tale che ne risulti qualcosa di costruttivo e positivo per entrambi. Se sei interessato alla parte costruens mi trovi pronta al dialogo, altrimenti buona serata.

  2. Caro Filippo ciao sono l’autrice dell’articolo, innanzitutto grazie per aver commentato, un po’ meno per i toni. Ad uno sterile “ignoranza crassa spaventosa” preferirei una critica coerente, e mi piacerebbe avere uno scambio con te in modo tale che ne risulti qualcosa di costruttivo e positivo per entrambi. Se sei interessato alla parte costruens mi trovi pronta al dialogo, altrimenti buona serata.

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