L’ombra di Al Nusra sull’omicidio dell’ambasciatore russo

  • Condividi questo articolo

L’agente che ha ucciso il rappresentante di Mosca nella capitale Ankara potrebbe essere un militante islamico infiltrato nei servizi di sicurezza turchi

20 dicembre 2016 | di | Attualità
Altintas shooting Karlov (@Trabzonajans)

Mevlut Mert Altintas, il poliziotto ventidueenne che ieri sera ad Ankara ha assassinato l’ambasciatore russo Andrej Karlov, sarebbe un militante di Al Nusra, il braccio siriano di Al Qaeda sostenuto per anni dall’Arabia Saudita e dalla stessa Turchia nella loro guerra contro Bashar al-Assad. Lo riferisce l’agenzia di stampa israeliana Debka, ritenuta molto vicina ai servizi di sicurezza di Gerusalemme: la chiave di volta è in una frase urlata dall’uomo subito dopo la sparatoria («Abbiamo giurato di morire da martiri, è la vendetta per la Siria e per Aleppo!»), che proverrebbe da una preghiera araba usata dai militanti di Al Nusra come inno di battaglia.

erdogan_putin_antalya_summitAltinas faceva parte delle unità antisommossa della polizia turca, e ciò va a toccare il nervo scoperto degli ambigui rapporti avuti fino a ieri tra il governo turco e le forze islamiste protagoniste della lunga stagione di sangue in Siria: ora la domanda è se le forze speciali turche sono state infiltrate da Al Nusra, oppure se è la stessa organizzazione jihadista siriana ad aver disposto per anni di milizie paramilitari gentilmente fornite da Recep Tayyip Erdogan per abbattere l’odiato Assad. Se fossero confermate le notizie riportate da Debka, desterebbe molta inquietudine, se non imbarazzo, il fatto che un militante islamista sia riuscito ad accedere ad un corpo d’elite di un paese-membro della NATO, senza suscitare il benchè minimo sospetto da parte dell’intelligence turca: ciò la dice lunga su come oggi l’ambiguità della Turchia verso la Siria la renda altamente vulnerabile agli attacchi di un radicalismo religioso che Ankara forse ha fin troppo sottovalutato se non tollerato, dal momento che la politica neo-ottomanista di Erdogan da almeno dieci anni si serve di organizzazioni politiche islamiche (vedi la Fratellanza Musulmana in Egitto) per aumentare la sua influenza sul Medio Oriente e il Nord Africa.

Rimane da capire ora se l’attentato di ieri sia stato il gesto compiuto da un lupo solitario per punire i russi del loro ruolo ad Aleppo al fianco dell’esercito siriano, o se invece l’uomo fosse solo la pedina di un piano esterno finalizzato a minare l’azione diplomatica russa orientata a coinvolgere la Turchia nella soluzione del conflitto siriano: la concomitanza dell’agguato a Karlov con l’imminente vertice russo-turco-iraniano a Mosca sulla Siria lascia aperta anche questa inquietante ipotesi.

Alessandro Ronga
Foto © Twitter Trabzonajans/Wikicommons

  • Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *