Londra: metro, sesto arresto, altro che lupi solitari

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Si tratta di un ragazzo di 17 anni. Il 21enne siriano Yahyah Farroukh scarcerato. Intanto Muhammad entra nella top ten dei nomi più diffusi nel Regno Unito

21 settembre 2017 | di | Attualità

Un altro ragazzo è stato arrestato la notte scorsa a Londra nell’ambito delle indagini sull’attentato alla fermata di Parsons Green della metropolitana venerdì scorso: a riportarlo è il sito internet della Bbc. Salgono così a sei gli arresti legati all’attentato, che per fortuna non ha causato morti ma solo feriti, effettuati finora dalla polizia della capitale inglese. Ma uno di questi è già stato scarcerato: il 21enne siriano Yahyah Farroukh, nei confronti del quale sono al momento caduti i sospetti di terrorismo, come riferisce Scotland Yard.

Restano dunque detenuti in 5: un rifugiato, il 18enne iracheno indicato come presunto autore materiale dell’attacco, tre adulti fermati nel Galles e il 17enne finito in manette per ultimo ieri sera alla periferia sud di Londra. La persona sospettata di essere colui che ha materialmente lasciato il pacco bomba nella metropolitana londinese di Parsons Green sarebbe sceso dalla carrozza in cui ha lasciato l’ordigno artigianale alla stazione precedente di Putney Bridge, circa 90 secondi prima dell’esplosione. A twittarlo in esclusiva il giornalista di Bbc News Daniel Stanford, corrispondente responsabile degli Interni dell’emittente pubblica britannica.

Intanto le polemiche continuano nel Regno Unito. La Gran Bretagna rischia di essere fin troppo esposta alla propaganda dell’Isis e degli altri “cantori” del jihadismo sul web, quasi senza difese. Lo sostiene un rapporto realizzato dal think tank Policy Exchange e presentato dall’ex generale americano David Petraeus a pochi giorni dal nuovo allarme sulla minaccia estremista scatenato appunto dall’esplosione dell’ordigno sulla tube di Londra.

Il rapporto indica il Regno Unito come il Paese europeo con l’audience di gran lunga maggiore per i messaggi jihadisti via internet. Preceduto a livello globale, per numero di clic, solo da nazioni a maggioranza islamica come Turchia, Arabia Saudita e Iraq, nonché dai ben più popolosi Usa. Secondo Petraeus, le norme britanniche sono attualmente «inadeguate» a scoraggiare il fenomeno e «lo status quo è inaccettabile». Il rapporto suggerisce quindi di «criminalizzare il possesso» o anche la consultazione «persistente» di materiale di propaganda ispirato a «ideologie estremiste»: introducendo reati penali più severi, sul modello di quelli adottati contro la pedofilia online.

Oltretutto il 18enne sospetto terrorista “diversi mesi” prima dell’attacco di venerdì scorso era stato segnalato al programma Prevent, creato dal governo britannico per contrastare il radicalismo islamico fra i giovani. È quanto ha rivelato il Mail online secondo cui non è chiaro però se il giovane, un rifugiato di origine irachena, abbia o meno preso parte alle sessioni previste per chi è scivolato nell’integralismo. Sino ad ora si sapeva che il 18enne era stato fermato due settimane fa dalla polizia e poi rilasciato. Intanto sono state diffuse da Itv nuove immagini a circuito chiuso che lo ritraggono pochi giorni prima dell’attentato sempre col suo berretto rosso, che ha aiutato gli agenti ad arrestarlo all’imbarco dei traghetti a Dover, mentre gira in bicicletta vicino alla casa della coppia inglese, Penny e Ronald Jones, che lo ospitavano in affidamento a Sunbury-on-Thames nel Surrey.

A colpire l’immaginario collettivo, è il fatto che il Regno Unitoprossimo a lasciare l’Unione europea dopo il referendum pro Brexit dello scorso anno – si stia sempre più islamizzando. Non solo per i cittadini dell’ex colonia in maggioranza di origine pakistana (come l’attuale sindaco Sadiq Aman Khan) e malese, o per i nuovi migranti, bensì per la “scalata” dei nomi destinati ai nuovi nati della terra di Albione. Ebbene, è notizia di oggi che fra i nomi più diffusi dati ai neonati maschi in Gran Bretagna la tradizione regge fino a un certo punto, mentre nella top 10 fa capolino Muhammad, simbolo di radici musulmane e omaggio al Profeta. A rivelarlo sono i dati aggiornati dell’Ufficio nazionale delle statistiche del Regno (Ons).

 

Angie Hughes

Foto © The Hindu

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