Lorenzo Possanza, un pezzo di Italia nel teatro newyorchese

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Attratti dall’efficacia delle strutture lavorative e prospettive di crescita all’estero. Ue: Germania, Svizzera, Francia da soli raccolgono il 50% dei cervelli in fuga

5 aprile 2016 | di | Cultura - Mondo - Teatro
Lorenzo Possanza

«Fare l’attore non è un hobby ma una vera e propria passione». Lorenzo Possanza nasce a Roma nel 1993 e inizia già a 12 anni a frequentare il laboratorio del Teatro Le Maschere di Trastevere, finché per continuare a seguire il suo sogno e unirlo all’interesse per la lingua inglese, sbarca a New York, dove ora collabora con due compagnie, l’italo-americana Kairos Italy Theater e la Love Creek Productions. Ma andiamo con ordine.

Lorenzo PossanzaSin da piccolo Lorenzo si è trovato a proprio agio nel recitare e interpretare personaggi differenti, nei cinque anni al Teatro Le Maschere ha capito che quella era la sua strada. «Alla fine dei cinque anni il mio insegnante-regista decise di darmi una parte per uno spettacolo importante allo Stabile del Giallo», quattro settimane in cui Lorenzo scopre «la bellezza di recitare in uno spettacolo professionale con attori preparati e talentuosi». Poste le basi, mancava solo il grande salto, così, dopo il liceo, nel 2013, la partenza per gli Stati Uniti. «Avevo preso in considerazione varie scuole di recitazione», alla fine opta per lo Stella Adler Studio of Acting, che usa il metodo Stanislavskij, fondato sull’approfondimento psicologico del personaggio da interpretare.

Lorenzo PossanzaIn America trova «un clima di collaborazione tra alunni e insegnanti, con un atteggiamento positivo, mai di sfiducia». Diverso dall’Italia, giudicata da Lorenzo «più accademica e meno semplice». Un problema che sembra comune a molti italiani, che per motivi analoghi scelgono di giocarsi migliori opportunità all’estero: due giovani su cinque sono attratti dalla migliore efficacia delle strutture lavorative, dalle prospettive di crescita, dall’innovazione, dal diverso approccio, la valorizzazione delle competenze, la semplicità burocratica o anche solo dalle migliori condizioni economiche. Non a caso, soprattutto nell’ambito della ricerca, solo un italiano su sette di quelli rimasti esprime soddisfazione nel benessere organizzativo contro nove espatriati su dieci.

Lorenzo PossanzaLe mete preferite dei circa cinque milioni di emigrati – con un incremento di 27 mila all’anno – sono europee, Germania saldamente in testa con quasi 700 mila presenze, seguita dalla Svizzera (poco meno di 600 mila) e dalla Francia (quasi 400 mila). Questi tre Paesi più l’Argentina raccolgono il 50% dei cervelli in fuga. L’Europa sta vivendo una dinamica simile, con flussi interni di gran lunga maggiori di quelli internazionali. Ancora una volta la Germania è scelta come prima opzione da circa 10 milioni fra polacchi, romeni, bulgari e ungheresi, ma oltre ai Paesi dell’est è in forte crescita la migrazione da Spagna (+45%) e Italia (+40%). Sono alte anche le domande di stagisti verso le istituzioni europee, oltre 10 mila, un quarto sono dall’Italia.

Ma torniamo a noi. L’inglese, per quanto piaccia a Lorenzo, ancora va perfezionato e ciò avviene presso la scuola di teatro Circle in the Square, nella stessa estate. «Durante questa breve esperienza è cresciuta anche la mia passione per la recitazione in inglese». Arriva quindi l’ammissione al corso serale per la Stella Adler. «I primi sei mesi sono stati duri, per adeguarmi a una lingua che doveva risultare senza accenti e per trovare sistemazione in una città che conoscevo a malapena e dai prezzi di affitto molto alti». Dopo cinque cambi di appartamento in un mese, finisce per dividere casa con un amico, nel Queens.

Lorenzo PossanzaAl di là di tutto questo, a scuola trova «un clima di collaborazione tra alunni e insegnanti, con un atteggiamento positivo, mai di sfiducia», diverso dall’Italia, «più accademica». In più entra a contatto con culture diverse, perché i colleghi vengono da ogni parte del mondo. «Alla fine del primo anno mi sentivo completamente trasformato, più sicuro di me sul palco. Sapevo come analizzare il copione e i personaggi che mi venivano dati». Con l’inglese in costante crescita, arriva la prima partecipazione, allo spettacolo Dog sees God, di Bert V. Royal. Lorenzo è Van, personaggio scanzonato fuori dalle righe. «È stato eccitante recitare nel primo spettacolo in inglese, anche se nelle prime due repliche sono stato molto nervoso». È comunque un successo, «colleghi e insegnanti erano entusiasti del mio lavoro. E del mio inglese».

Lorenzo PossanzaIl secondo anno è più duro, con più corsi impegnativi, molte scene da presentare in poco tempo e tanti esercizi a casa. Inizia a studiare Shakespeare e la sua lingua settecentesca, poi c’è Stage Combat, lezioni in cui si impara a dare pugni, calci e cadere in modo scenico. Al termine dell’anno va in atto Il gabbiano, di Anton Chekhov, Lorenzo stavolta è Semyon, il povero insegnante tormentato da un matrimonio infelice. «Fu una prova per dimostrare, anche a me stesso, che non solo il mio accento era americano, ma anche come il mio personaggio fosse reale e studiato con attenzione, in ogni singolo dettaglio».

Al termine del biennio tornare in Italia non è certo una priorità, così Lorenzo comincia a fare provini attraverso un sito internet specializzato, la volontà è di rimanere nel teatro, «dà una formazione più completa e permette un riscontro immediato dal pubblico». Ma tv o cinema non sono esclusi a prescindere. Dopo alcune audizioni ottiene una parte per lo spettacolo Cherish Every Precious Moment, presentato al Producers Club Theatre. Interpreta John, personaggio con una forte personalità che combatte per salvare la propria comunità e sua moglie dalle droghe.

Lorenzo PossanzaDopo quest’esperienza arrivano i provini per due compagnie, la Love Creek e la Kairos Italy Theater (KIT), fondata nel 2000 per creare uno scambio culturale con l’Italia. Preso da entrambe, lavora subito nello spettacolo The Godson, a metà fra dramma e commedia, dove interpreta un personaggio psicologicamente instabile «ma divertente». Seguono altri ingaggi, da Johnny Got His Gun – storia di un reduce della Prima Guerra Mondiale – al comico A little analysis, dove fa un gangster che rapisce animali e ricatta i padroni per denaro. Con la KIT invece andrà in scena, a fine aprile di quest’anno, Characters in search of a country, basato su Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello. In questo adattamento, i personaggi sono immigrati che cercano una terra dove vivere e raccontare le loro storie, pièce che riflette i problemi attualissimi delle migrazioni.

E in un certo senso anche – un pochettino – il percorso di Lorenzo, migrante di successo alla ricerca del suo palcoscenico.

Raisa Ambros

 

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