Malta impegnata nelle sfide dell’Unione europea

  • Condividi questo articolo

Assieme a Paesi Bassi e Slovacchia, anche il Paese Mediterraneo ha elaborato le priorità della Presidenza del Consiglio per il periodo tra gennaio del 2016 e giugno del 2017

29 aprile 2017 | di | Ambiente - Europa

I capisaldi dell’Unione europea attualmente si trovano sotto pressione sia all’interno sia sulla scena internazionale, mentre cresce la necessità del ruolo dell’Ue a fronte di un instabile panorama globale. I Paesi Bassi, la Slovacchia, Malta alla fine del 2015 si preparavano ad assumere a turno la presidenza semestrale del Consiglio europeo (nel periodo da gennaio 2016 a giugno 2017) e avevano concordato le priorità per il rilancio dell’Unione europea: soprattutto, approfittare dei segni di ripresa per raggiungere una crescita innovativa e sostenibile del lavoro. Il Consiglio, co-legislatore assieme al Parlamento europeo, ha la responsabilità nell’assicurare il rispetto della sussidiarietà e dei diritti fondamentali. Malta sta esercitando la Presidenza semestrale da gennaio di quest’anno.

A sinistra Joseph Muscat, primo ministro matlese, parla con Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo

La prospettiva dei tre Paesi, che si sono passati l’incarico in base al calendario previsto, segue l’Agenda Strategica del giugno 2014, sottolineando le questioni principali. La coerenza delle priorità attraverso le politiche delle diverse istituzioni guida la cooperazione con le altre istituzioni. L’Unione europea si concentra sul consolidamento della protezione sociale, sanitaria e ambientale, così come sul completamento del potenziale del mercato unico, inclusa l’economia digitale. Alla ribalta ci sono le questioni ambientali: l’economia circolare, la gestione dei rifiuti, dell’acqua, della biodiversità, un’economia efficiente nell’utilizzo delle risorse. A seguito della pubblicazione della Strategia del Mercato Unico, si guarda con particolare attenzione alla riforma della comunicazione elettronica, alla revisione dei media audiovisivi, alle regole sul commercio on-line, sull’economia digitale. La qualità del quadro regolamentare include la riduzione del peso amministrativo sulle piccole e medie imprese. La disoccupazione è un problema preponderante nella maggior parte dei Paesi componenti l’Ue: le tre Presidenze lavorano assieme rimuovendo gli ostacoli alla mobilità europea, sostenendo corretti standard nelle condizioni di lavoro. Dopo le crisi, è essenziale valorizzare il Piano europeo per gli Investimenti.

Il budget dell’Unione, inclusi i Fondi europei strutturali e i Fondi d’investimento, è lo strumento più efficace. Saranno implementati programmi settoriali sotto l’attuale Quadro finanziario multiannuale (MFF): questi includono strumenti per investimenti in infrastrutture, tecnlogia e ricerca, piani come la “Connecting Europe Facility”, il “Trans European Transport Network” (TEN-T), “Horizon 2020”. Trasporti, logistica e mobilità sono le chiavi per un’economia europea forte. Le tre Presidenze si sono concentrate sulla competitività nei trasporti e sulla connettività regionale. Il Consiglio mira a massimizzare il contributo per la coesione politica, finalizzata a scommettere in capitale umano, istruzione, innovazione. I tre Paesi, assieme a tutte le istituzioni, portano avanti il miglioramento dei meccanismi del bilancio europeo e la revisione del MFF (Multiannual Financial Framework). Il Consiglio seguirà il lavoro del Gruppo di Alto Livello sulle Risorse Proprie, inclusa la conferenza inter istituzionale con i Parlamenti nazionali. L’obiettivo è aumentare la competitività dell’industria europea, sfruttando il commercio come leva per la crescita. Le tre Presidenze si sono impegnate per la conclusione di accordi di commercio bilaterale, regionale e multilaterale e negli accordi con i Paesi nel Vicinato europeo, ricercando una integrazione nello sviluppo sostenibile.

Le tre Presidenze, negli sforzi per le politiche economiche, tengono in considerazione le proposte presentate fin dal 21 ottobre 2015 riguardo ad una dimensione sociale rafforzata. Il Consiglio mira all’istituzione di un’Unione dei Mercati dei Capitali, che assicuri più accesso ai finanziamenti da parte delle compagnie. Le conseguenze della crisi hanno lacerato il tessuto sociale dell’Unione europea. È urgente preservare il modello sociale europeo, investendo in capitale umano per contrastare l’esclusione sociale: sono fondamentali un’istruzione inclusiva di alta qualità e uguaglianza di genere. Le tendenze demografiche attuali richiedono risposte coordinate, al fine di rendere le reti di welfare e i mercati del lavoro più resilienti. La protezione della salute dei cittadini europei resta un obiettivo centrale per i tre Paesi, che portano avanti la cooperazione tra gli Stati componenti l’Ue in questo settore. Lavorare per una Unione energetica lungimirante riguardo al clima è una priorità: il lavoro viene sviluppato in linea con la “Energy Union Framework Strategy” e la “Europe 2020 Strategy” per la transizione verso una economia a basso impatto del carbone e verso l’efficienza energetica, attraverso conoscenze tecnologiche adeguate, essenziali per la crescita sostenibile. Un mercato interno dell’energia funzionale richiede l’interconnessione delle infrastrutture, in accordo con le linee del Consiglio europeo (inclusi il rafforzamento della cooperazione regionale e la cooperazione internazionale), la diversificazione di fonti e forniture. La gestione dell’Unione energetica è collegata al rapporto tra efficienza, prezzi, ecologia.

Riguardo al clima, le Presidenze seguono le conclusioni della Convenzione Cop-21 (la conferenza di Parigi del dicembre 2015). Il completamento del pacchetto del 2030 su energia e clima, inclusa la proposta sullo schema Emission Trading Scheme (ETS) e le proposte sulla riduzione delle emissioni in altri settori. Si punta ad estendere la condivisione delle migliori pratiche e ottenere maggiore integrazione delle politiche europee: una Unione energetica che comprenda sforzi nel campo della politica climatica rende più efficienti gli accordi internazionali. L’area di libertà, sicurezza, giustizia viene sviluppata lungo le linee strategiche stabilite dal Consiglio europeo nel giugno del 2014, il tema dell’immigrazione (e della protezione internazionale) resta in cima all’agenda e richiama alla solidarietà gli stati componenti: la base è nella conclusione dell’Agenda europea del maggio 2015 e nelle conclusioni del giugno e dell’ottobre 2015 (incluso lo sviluppo del Sistema comune europeo di Asilo e ricollocazione e gestione dei confini). È necessario un migliore coordinamento tra politiche di sicurezza e politiche esterne. Riguardo alla Giustizia, in evidenza c’è il contrasto alle frodi contro l’interesse finanziario dell’Unione europea. Il lavoro sulla Giustizia Civile si concentra sulla protezione dei diritti umani. L’ambiente strategico dell’Ue è cambiato, la complessità globale presenta sia sfide che opportunità: nel Vicinato europeo, l’instabilità apporta rischi crescenti. Ad Est, il disprezzo per la legalità internazionale ha portato a tensioni geopolitiche, nel Sud, i conflitti sono fenomeni predominanti, che hanno creato problemi socio economici duraturi: la credibilità dell’allargamento Ue nei Balcani Occidentali rimane strategicamente importante.

Un “arco di instabilità” che va dall’Europa dell’Est al Sahel, influenza la sicurezza dell’Europa e ne indebolisce i valori condivisi. L’Ue affronta minacce emergenti come il terrorismo. I valori democratici sono sotto attacco anche attraverso la propaganda. Riguardo agli aspetti esterni dell’immigrazione, al centro dell’agenda ci sono l’attuazione dell’Agenda europea sulle migrazioni, le conclusioni del Consiglio europeo di aprile, di giugno e di ottobre, i risultati dell’incontro dei capi di Stato e di governo del settembre 2015, e del summit de La Valletta dell’11 e 12 novembre del 2015, la Conferenza dell’8 ottobre 2015 sull’Est del Mediterraneo e Balcani Occidentali. Le misure concordate nel 2017 necessitano di un approccio a medio ed a lungo termine, finalizzato ad affrontare le cause dei flussi di immigrazione irregolare, cooperando con i Paesi di origine e di transito. Le conclusioni del Foreign Affairs Council di febbraio 2015 devono essere attuate ulteriormente, soprattutto nel lavoro di anti terrorismo esterno e i progetti di azione con i Paesi di Medio Oriente e il Nord Africa. La risposta dell’Unione europea include un approccio integrato alla sicurezza e alla diplomazia. Politiche e strumenti rilevanti dovranno essere impiegati per proteggere e promuovere valori e interessi dell’Europa: la strategia sugli Esteri ha un ruolo cruciale nella definizione dei mezzi per raggiungere gli obiettivi, tenendo conto delle situazioni dei diversi Paesi e dei legami tra diplomazia, commerci, energia, migrazioni, diritti, sicurezza. Le missioni della Politica Comune di Sicurezza e Difesa (CSDP) contribuiscono in modo significativo alla pace, ma hanno bisogno di venire adattate alle sfide future. L’Ue, in accordo con le conclusioni del Consiglio europeo del giugno 2015, con le Nazioni Unite e la Nato dovrebbe promuovere la cooperazione. Un ruolo importante viene giocato dalla European Defense Agency e dallo scambio di informazioni tra Ue, Nazioni Unite, Osce, Nato e con l’Unione Africana, nella sicurezza marittima, nella reazione rapida, nella cybersecurity.

Per sostenere le responsabilità, l’Unione europea deve mantenere i diritti umani al centro delle azioni interne ed esterne dell’Ue. In Asia, dove sono presenti tensioni tra forze regionali che si contrastano per ottenere influenza, l’Unione europea ha un interesse nel promuovere la stabilità, comunicando il suo impegno per l’integrazione regionale, dimostrato nel corso del summit ASEM del luglio 2016. L’Ue resterà impegnata nella Strategia europea in Asia Centrale, ridefinita nel giugno 2015. In stretta cooperazione con i Paesi africani, l’Europa continua a lavorare sull’attuazione della linea “Ue-Africa” adottata nel summit del 2014. Un continuo impegno mira a prevenire le situazioni di crisi, contribuendo alla stabilità in cooperazione con l’Unione africana e le organizzazioni regionali. La Ue partecipa allo sviluppo e alla stabilizzazione del Sahel, del Golfo della Guinea e delle regioni del Corno d’Africa. Una parte importante dell’analisi politica sarà l’adattamento delle relazioni con i Paesi africani, caraibici e del Pacifico dopo il 2020 (dopo l’accordo di Cotonou). Tutti questi temi continueranno a figurare nell’agenda del 2017, mentre l’Europa guarda alla protezione dell’ambiente nel quadro della “Framework Climate Change Convention” (Cop21) di Parigi. Riguardo all’autonomia, si parte dall’Unione energetica sostenuta dal Consiglio europeo del marzo 2015. La cooperazione resta centrale nella azione esterna, in merito alla quale prosegue il lavoro per rendere l’assistenza allo sviluppo più efficace, attraverso piani dell’Ue. I Paesi Bassi, la Slovacchia e Malta stanno lavorando assieme nel Consiglio dell’Unione europea (attualmente presieduto da Malta come previsto dal calendario istituzionale dei semestri) riguardo agli Stati che hanno prospettive di ingresso nella Ue, e ai Paesi del Vicinato, a supporto delle azioni dell’Alto Rappresentante e della Commissione.

 

Aldo Ciummo

Foto © European Council

  • Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *