Mariss Jansons e Emanuel Ax incantano il Festival di Lucerna

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Un grande concerto sinfonico e una serata dedicata al compositore tedesco Wolfgang Rihm arricchiscono una programmazione sempre di alto livello

13 aprile 2017 | di | Cultura - Musica

L’aspetto fisico rassicurante e l’espressione bonaria di Emanuel Ax contrastano con lo stereotipo del pianista tormentato e inquieto. Eppure la sua storia inizia in uno dei luogi più martoriati d’Europa. Nasce infatti a Lvov, storicamente inserita in territorio polacco, in seguito inglobata nell’Unione Sovietica, oggi parte dell’Ucraina. Sarà per questo che, alla fine della sua esibizione al Festival di Pasqua di Lucerna, esegue due bis di Chopin (il Notturno op. 27 n. 1 e l’Improvviso op. 29 n. 1), suonati con una chiarezza che non lascia spazio al sentimentalismo. Ax torna alle proprie lontane origini, a quei luoghi precocemente abbandonati ma mai del tutto dimenticati. Prima si era cimentato nel concerto per pianoforte K 482 di Mozart, un’opera che rispecchia un periodo particolarmente lieto nella breve vita del compositore. Ax lo interpreta con esemplare nitidezza ed eloquente comunicatività, appena soffuse da una nota di malinconia. Lo accompagna in maniera formidabile l’Orchestra della Radio Bavarese diretta da Mariss Jansons.

Il direttore lettone era appena stato protagonista di una Sinfonia classica di Prokofiev magistrale per virtuosismo orchestrale e chiarezza espositiva. La sua lettura aderiva totalmente alle intenzioni e al mondo poetico dell’autore russo, imperniato sulla più vivace spontaneità. Prokofiev non imita l’antico, ma lo reinterpreta secondo la propria maniera, intrisa di umorismo e inesauribile fantasia.

Concludeva la serata la Seconda Sinfonia di Sibelius. Jansons non indulge nel tratteggiare le atmosfere oscure della psicologia nordica, ma dirige la partitura con una tensione incessante. Momentanei turbamenti si innestano nel paesaggio sonoro, senza arrestare mai l’incedere incandescente del discorso sinfonico. La trasfigurazione conclusiva è tanto più liberatoria quanto serrata era stata la narrazione precedente. L’Orchestra della Radio Bavarese appare magnifica in tutte le sezioni, in perfetta simbiosi con il suo direttore.

Il giorno precedente avevamo assistito all’esecuzione di Requiem-Strophen di Wolfgang Rihm. Il compositore tedesco non è nuovo a tali meditazioni sulla morte. Ricordiamo quella sorta di Requiem laico che è Et lux, opera per quartetto vocale e quartetto d’archi datata 2009. Ora Rihm, rifacendosi all’esempio di Brahms, inserisce nel testo liturgico brani poetici di Michelangelo, Rilke, Bobrowski e Sahl. Ne risulta un’opera particolarmente eterogenea dal punto di vista testuale, che ricorda le atmosfere di toccante mestizia e le sensazioni di rassegnato abbandono presenti nel Requiem di Fauré. Eppure Rihm è compositore profondamente tedesco. Nelle pieghe della sua scrittura si insinuano suggestioni decadenti di derivazione mahleriana (si pensi a Das Lied von der Erde).

Bella l’esecuzione. Il baritono Hanno Müller-Brachmann intona con dolente espressività i testi di Michelangelo, mentre Mojca Erdmann e Anna Prohaska appaiono impeccabili nei loro duetti. Una menzione speciale merita il coro, sempre perfetto nei suoi interventi.

A questa elegia del nostro tempo ben si accompagnava Gruss Moment 2, un vero e proprio lamento per la scomparsa di Pierre Boulez, eseguito in apertura di serata. Esemplare anche in questo caso l’esecuzione, guidata con polso sicuro e comprensione profonda della partitura da Mariss Jansons.

Sala strapiena per il concerto sinfonico, ma pubblico numeroso anche in occasione della serata dedicata a Rihm, a dimostrare una particolare sensibilità della platea locale nei confronti della musica contemporanea.

Oksana Tumanova

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