Matera, fucina di arte e antiche tradizioni

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Numerosi progetti e manifestazioni, insieme a una vasta campagna di restauri preparano la città al 2019, quando sarà Capitale europea della cultura

7 luglio 2017 | di | Arte - Cultura

Nell’aprile del 1972 l’artista spagnolo José Ortega, esule perseguitato dal regime franchista, giunge per la prima volta a Matera. Il paesaggio spoglio e bagnato dal sole accecante, affine alle atmosfere della terra natia, il silenzio imperante, la semplicità della vita contadina e il fervore artigiano lo conquistano. Assiste alla festa della Madonna della Bruna, alla sua peculiare mescolanza fra ortodossia religiosa e ritualità pagana. La distruzione da parte della folla del carro di cartapesta, frutto del lavoro di mesi, avrà conseguenze visibili sulla sua produzione artistica.

La casa di Ortega, persa nel labirinto viario materano, è un luogo reale e onirico al tempo stesso. La sua collocazione, in bilico fra il Sasso Barisano dove è situata e il Sasso Caveoso, così come in bilico sull’orlo dell’abisso è sempre stata la vita dell’artista, assume una valenza fortemente simbolica. La sua apertura è merito dellla Fondazione Zetema che, unitamente al MUSMA (Museo della scultura contemporanea) e alla Cripta del peccato originale, ha creato un percorso unico nel suo genere, un progetto volto a valorizzare le eccellenze, troppo spesso trascurate o addirittura preda del degrado o dell’abbandono, di una terra ricchissima di storia e di cultura.

L’edificio, in parte acquistato dall’artista spagnolo e in seguito donato dai suoi eredi alla Fondazione per scopi museali, ospita i due cicli realizzati negli anni settanta in collaborazione con le maestranze locali dai titoli: Passarono e Morte e nascita degli innocenti. Adottando la cartapesta, Ortega si inserisce nel flusso dell’artigianato lucano.  La dicotomia fra arte e vita viene definitivamente superata. Ancora oggi, transitando per le stanze assolate e deserte della casa, si resta sorpresi dalla perfetta simbiosi fra la cromia accesa dei pannelli e il biancore abbacinante delle pareti. Tutto coincide con una naturalezza estrema.

I due cicli incarnano un grido di dolore lancinante contro ogni dittatura, tanto più forte quanto più immerso nel silenzio di questi luoghi, non esente dalla lezione picassiana di Guernica. Il talento visionario di El Greco e gli incubi di Goya paiono fondersi in un affresco che non si limita a registrare l’angoscia e la violenza, ma mira esaltare l’impegno morale e la passione ardente come argini alla deriva dittatoriale, additando nel contempo una dimensione superiore nell’eterno avvicendarsi di nascita e morte.

I Sassi di Matera non subiscono ancora il tormento del turismo di massa. Pur maggiormente frequentati rispetto al recente passato, salvati dal degrado e ancora oggetto di un’ampia opera di recupero in vista del prossimo 2019, quando la città potrà vantare il titolo di Capitale europea della cultura, conservano un fascino arcaico e primigenio. Lungo i vicoli impervi, nei labirintici percorsi delle sue vie è ancora possibile imbattersi in piccole botteghe artigiane ricavate nel calcare dove artisti svolgono con talento e pazienza millenaria il proprio lavoro. Nei nostri infiniti vagabondaggi ci imbattiamo ad esempio in Nisio Lopergolo, il quale ha decorato personalmente la grotta nella quale ha ricavato il suo studio. Opere originali dal sapore surrealista e oggetti di legati alle tradizioni locali affollano lo spazio in affascinanti alchimie.

E poi c’è il già citato MUSMA, ospitato negli spazi straordinari di Palazzo Pomarici. Un luogo a lungo abbandonato e preda di atti vandalici, come gran parte dei Sassi, e in seguito recuperato a fini culturali. Sette grotte, originariamente usate come stalle e cantine, dialogano con opere di Pietro Guida, Saverio Todàro, Elisa Mattiacci, Carlo Bernardini, Luigi Ontani e molti altri. Il piano superiore della seicentesca residenza padronale ospita opere di nomi illustri quali Emilio Greco, Medardo Rosso, Giacomo Manzù, e altri ancora.

Luogo d’elezione per registi di disparate ispirazioni, da Pier Paolo Pasolini a Mel Gibson, Matera costituisce un unicum nell’ambito peninsulare. L’alterità del suo paesaggio segna il perimetro di un tessuto urbano di peculiare costruzione,  punteggiato da grotte e chiese rupestri che ricordano analoghi spazi della lontana Cappadocia. Di grande interesse ad esempio il Convicino di Sant’Antonio, complesso monastico composto da quattro chiese, o ancora Santa Lucia alle Malve o San Giovanni in Monterrone, tutte ornate da affreschi, più o meno leggibili, di enorme bellezza e valore.

Sempre nell’ottica alchemica fra passato e presente, segnaliamo la XXX edizione delle Grandi mostre nei Sassi, organizzata dal circolo “La scaletta”. Opere di Novello Finotti abitano gli spazi rupestri delle Chiese della Madonna delle virtù e di San Nicola dei Greci (fino al 5 novembre 2017). L’artista veronese forgia nel marmo e nel bronzo le principali declinazioni della propria ispirazione, non esente da venature surrealiste.

Matera è una città di fronte alla quale non si può restare indifferenti. La sua densa stratificazione storica sollecita la curiosità dello studioso e del visitatore attento, mentre la peculiarità delle sue atmosfere sconvolge i sensi. Percorrere le sue vie tortuose significa inoltrarsi in un labirinto dell’anima, penetrare a fondo negli abissi del tempo, scoprendone i recessi più nascosti e misteriosi.

Riccardo Cenci

Foto © Riccardo Cenci

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info

www.casaortega.it

www.musma.it

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Dove soggiornare

Il Monaco Bianco exclusive residence

via Lucana, 200

info@ilmonacobianco.it

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Organizzazione visite guidate nei Sassi

www.altieriviaggi.it

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