Theresa May: «Brexit? Non mi fa dormire la notte»

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La Bank of England chiede due anni di permanenza nel mercato unico europeo per le imprese britanniche. Tony Blair e John Major: si faccia marcia indietro

28 novembre 2016 | di | Europa - Politica - Senza categoria

Ha ostentato sicurezza per mesi, ma ora Theresa May inizia ad ammettere, anche con i media, tutte le difficoltà che sta incontrando nel gestire il processo di uscita del Regno Unito dall’Unione europea. La premier britannica, in una recente intervista al Sunday Times ha addirittura confessato di sentirsi personalmente provata. La Brexit, ha detto la May «non mi fa dormire la notte», dato che si tratta di «questioni molto complesse». La sua principale preoccupazione: riuscire ad «ottenere il miglior accordo possibile per il Regno Unito».

Di certo il suo Paese si trova ad affrontare un momento estremamente delicato visto che, dopo il referendum del 23 giugno, ora deve anche far fronte alle pressioni che arrivano da vari fronti. Dalla Bank of England, per esempio, che attraverso il governatore Mark Carney ha chiesto che alle imprese britanniche vengano garantiti due anni di permanenza nel mercato comune europeo, per salvaguardare l’economia da eventuali contraccolpi.

All’improvviso sembra lontano l’ottimismo e la determinazione con cui la May, solo qualche giorno fa, aveva parlato per la prima volta di fronte ai vertici dell’industri britannica del Cbi (Customer to Business Interaction). In quell’occasione la premier aveva annunciato di voler stanziare 2 miliardi di pound nella ricerca e sviluppo. L’obiettivo? Quello di tagliare ulteriormente la corporation tax, fino a rendere il Regno Unito la nazione con la più bassa tassazione per le imprese all’interno del G20.

Philip Hammond
Philip Hammond

Eppure già in questa occasione l’ottimismo della May era stato frenato dal Cancelliere dello Scacchiere, Philip Hammond, che ha riportato la questione sul un piano più pragmatico, ovvero quello dei numeri, che parlano di un buco di bilancio che, conseguentemente alla Brexit, potrebbe toccare addirittura i 100 miliardi di sterline.

Intanto gli avversari politici non perdono l’occasione per ribadire la loro opinione relativamente alla Brexit, sottolineando come sia ancora possibile tornare indietro. Sia Tony Blair che John Major hanno infatti sostenuto la linea di quanti hanno chiesto un parere del Parlamento prima di invocare l’articolo 5o del  Trattato sull’Unione europea.  Secondo Blair questo è auspicabile ancor di più ora che i cittadini britannici stanno «iniziando a capire» quali conseguenze potrà avere la Brexit per il Regno Unito.

 

Valentina Ferraro
Foto © Creative Commons

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