Migliaia musulmani in chiese per pace, «un nuovo inizio»

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Per il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, è la reazione che si aspettava dopo gli atti contro i cattolici. In Italia 23.000 “ospiti”

1 agosto 2016 | di | Attualità - Religione

Vangelo e Corano. In Francia e in Italia migliaia di musulmani hanno partecipato ieri, ultima domenica di un luglio sanguinoso e terribile, alle Messe in segno di solidarietà, pace e cordoglio. L’omicidio di padre Jacques Hamel, l’anziano sacerdote decapitato mentre celebrava, nella chiesa di Saint-tienne-du-Rouvray, ha scosso la comunità islamica, soprattutto Oltralpe e in Italia, desiderosa di fare un gesto concreto.

Lo testimoniano le nette parole di condanna del terrorismo pronunciate da tanti imam ed esponenti musulmani dopo l’orrore di Rouen, ma soprattutto le immagini, fortemente simboliche, riportate dall’agenzia Ansa, di commossi abbracci tra parroci, vescovi e imam. Una straordinaria occasione per rinsaldare tra fedi diverse un legame che certamente diversamente avrebbe portato, sull’onda emotiva dell’ennesimo, tragico evento, ad ancora più problemi per la convivenza tra religioni.

Jacques Hamel
Jacques Hamel

Come auspicato dal cardinale Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), «l’inizio di un nuovo percorso, anche perché non sempre, in passato, abbiamo sentito una reazione corale, ora questo invece si sta finalmente creando. Vero è» – continua Bagnasco – «che il mondo musulmano è abbastanza frammentato per motivazioni di carattere teologico, che non ci competono, ma su questo punto fondamentale di condanna netta della barbarie si può essere tutti d’accordo. Ora mi pare che si vada inquesta direzione».

Almeno duemila fedeli cattolici, accompagnati da un centinaio di musulmani, si sono riuniti nella cattedrale di Rouen per rendere omaggio al parroco assassinato dai jihadisti. E proprio la moschea di Saint-Etienne-du-Rouvray ha rifiutato di seppellire uno dei due killer di padre Jacques nel cimitero maomettano del comune. In Italia sono stati più di 23 mila i musulmani che ieri mattina hanno varcato la soglia di una chiesa, e che continueranno a farlo nei prossimi giorni.

A Bologna una delegazione musulmana parteciperà domani alla Messa in suffragio delle vittime della strage alla stazione; ad Assisi l’Imam e la sua famiglia si sono uniti alla comunità di frati per il pranzo; a Ventimiglia dove il parroco ha offerto simbolicamente anche ai musulmani pezzi di pane; a Genova, durante la celebrazione nella Cattedrale di San Lorenzo, quando la liturgia è arrivata allo scambio del segno di pace, i fedeli cristiani si sono spostati alla prima panca della navata centrale dove erano i musulmani e hanno stretto loro la mano.

resizeEloquenti le parole dell’imam di Vobarno, paese dove è cresciuto un foreign fighters italiano, che ha fortemente preso le distanze dai terroristi definendoli “criminali e falliti” senza temere ritorsioni: «Non ho paura. Come me la pensano gli altri imam con i quali sono in contatto». E ancora più esplicito Abn Al Gaffour, presidente del Coreis per l’Italia. «Quell’Allah u Akbar che pronunciano sempre» – ha detto nella basilica di San Guadenzio, a Novara – «mi ricorda tanto il “Gott mit uns” dei nazisti, ma non si uccide in nome di Dio». A Trieste, davanti alla chiesa Notre Dame de Sion, si sono riunite la comunità cattolica, quella musulmana e quella serbo-ortodossa e insieme hanno cantato e pregato esibendo striscioni con la scritta “Il terrorismo non e’ l’Islam”.

 

Ayla Şahin

Foto © aljazeera.com, Normandie-actu, Le Huffington Post (immagine Jacques Hamel)

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