Migranti: Frontex, mezzo milione di arrivi nell’Ue nel 2016

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Calo sulla rotta balcanica e verso Grecia, record d’aumento verso Italia: sono oltre 180mila, il 20% in più. Il pacchetto di misure proposto dal governo

7 gennaio 2017 | di | Attualità - Europa - in evidenza

Nell’anno 2016, secondo i dati dell’agenzia Frontex, sono stati ben 503.700 i migranti che hanno attraversato illegalmente le frontiere dell’Unione europea, di cui 364.000 via mare. Secondo le stime, gli arrivi in Grecia sono crollati del 79% a quota 182.500, grazie all’accordo con la Turchia in vigore da marzo. Brusco calo anche nella rotta balcanica, dove si è passati dai 764.000 arrivi del 2015 a 123.000, in seguito all’inasprimento dei controlli di frontiera. Unico aumento, quello nella rotta centro mediterranea.

Con le frontiere blindate nei Balcani e con la Turchia che ha chiuso i rubinetti verso le isole greche dopo l’accordo con l’Ue,  resta l’Italia ilventre molle” dove i trafficanti di esseri umani sanno di potersi insinuare con facilità per i loro affari.3-prop_1200x720-a5e618cfd5 E così, nel 2016, la rotta del Mediterraneo centrale è stata l’unica a vedere un aumento dei flussi, tra quelle utilizzate per fare arrivare i migranti in Europa. Sono circa 181mila le persone passate illegalmente: come se una città delle dimensioni di Modena o Reggio Calabria si fosse spostata in blocco dall’Africa.

Un aumento del 20% in un anno, certifica l’agenzia europea Frontex, come riporta l’Agenzia Ansa. Il numero più alto mai registrato, che segna un record per l’Italia. In Grecia, intanto, gli arrivi sono crollati del 79% a quota 182.500, dei quali la maggior parte entrati prima dell’accordo di marzo con la Turchia. Nei Balcani si è passati dai 764 mila attraversamenti del 2015 a 123 mila, dopo l’inasprimento dei controlli di frontiera. In totale, circa mezzo milione gli ingressi illegali in Europa l’anno scorso, di cui più di un terzo in Italia.

Una situazione frutto della pressione crescente che arriva dall’Africa occidentale. Dal 2010 ad oggi, l’Italia ha visto aumentare di dieci volte gli arrivi da questa regione. 6_man_with_cast_walking-prop_1200x720-16f9a3d4bcLa maggior parte dei migranti che passano dalla rotta centro mediterranea sono infatti nigeriani. Seguono eritrei e cittadini di Guinea, Costa d’Avorio e Gambia. L’Unione europea sta cercando di rispondere al problema mettendo a punto accordi di sostegno economico in loco per disincentivare le partenze. Programmi che però con ogni probabilità potranno dare risultati apprezzabili solo nel medio termine. Nell’immediato, l’emergenza rimane e i barconi continuano a partire, anzi aumentano. E così il numero di chi perde la vita in mare: secondo i dati diffusi alla fine dell’anno scorso dall’agenzia per i rifugiati Onu, il 2016 ha segnato anche il triste record di cinquemila vittime di naufragio.

«Non lasceremo sola l’Italia», ribadiscono dalla Commissione europea dove ricordano, tra le varie cose, gli ultimi 62,7 milioni di fondi di emergenza dati al Belpaese per far fronte alla crisi dell’immigrazione. Dalla prossima settimana Frontex, trasformata di recente in corpo guardacoste e guardia di frontiera europea, attiverà anche squadre di intervento di specialisti per supportare gli Stati membri dell’Ue nel rimpatrio dei migranti irregolari. mg_9949-prop_1200x720-bd33336cdbOperazioni da incrementare, spiegano a Bruxelles, per chi non ha il diritto di chiedere asilo.

Intanto il governo italiano sta studiando una serie d’interventi per affrontare il problema migranti. A cominciare dallo stop all’appello in caso di diniego dello status di rifugiato, sezioni specializzate nei tribunali per velocizzare l’iter delle domande di asilo, nuovi Cie (centri di identificazione ed espulsione) e rinnovo degli incentivi ai Comuni che accolgono. Questo il pacchetto di misure dell’esecutivo Gentiloni che ha ricevuto subito il plauso delle istituzioni europee: da Bruxelles si è ribadito, infatti, «l’obbligo legale» per gli Stati membri «di prendere tutte le misure necessarie per assicurare l’effettivo rimpatrio di chi non ha diritto di stare nell’Unione europea».

 

Klivia Böhm

Foto © Frontex

 

 

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