“Minister”, un altro sguardo sulle comunità africane in Italia

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Arriva nelle sale, in anteprima nazionale, il lungometraggio del regista nigeriano Fide Dayo. Mercoledì 26 aprile, ore 20.30 a Roma, al Cinema Farnese, in Piazza Campo dei Fiori

24 aprile 2017 | di | Cultura - Eventi

Minister è la storia quasi vera di Kemi, una giovane nigeriana di Ketu, costretta alla fuga dopo l’uccisione dei genitori. Raggiunge l’Italia anche con la speranza di ritrovare suo fratello, Banky, che ha lasciato il Paese africano anni prima. Una micro storia che intreccia la macro storia, quella dell’Italia in prima linea nell’accoglienza dei migranti e nella sfida dell’integrazione. Uno spaccato sulla vita di una donna, una madre, propositiva e creativa, che trae forza e ispirazione proprio dalle sue origini. Un percorso, quello di Kemi, emblematico delle difficoltà quotidiane – economiche, sociali e culturali – patite da numerose donne immigrate, ma non solo.

«Con Minister ho voluto andare oltre la narrazione mainstream sull’immigrazione, che ritrae sbarchi a Lampedusa oppure storie di africani che vivono in Europa. Storie che, a mio parere, non dipingono la realtà in modo completo e corretto, né quello che siamo, facciamo e vogliamo», racconta Fide, architetto di formazione passato successivamente alla regia, residente a Firenze da quasi 30 anni.

Già dal sottotitolo, “Just a chance”, il regista ha voluto lanciare un messaggio forte, auspicando maggiori opportunità di inclusione sociale e lavorativa per gli stranieri stabiliti in Italia, in particolare la possibilità di vedersi aprire le porte di attività professionali più qualificate, anche nel settore pubblico.

Nel film la protagonista, interpretata dall’attrice nigeriana Juliet Esey Joseph – anche coproduttrice – proprio grazie al suo bagaglio culturale, alle sue origini e ai suoi valori riesce a sbarcare il lunario per poi farsi riconoscere per le sue competenze nel settore tessile, fino ad essere nominata Ministro all’Immigrazione.

«È vero che abbiamo già avuto una donna ministro di origine africana, ma questa è un’altra storia! Le tematiche affrontate dal film possono suonare come una provocazione, ma in realtà vogliono essere una spinta a riflettere, ad aprire nuovi orizzonti per immaginare un futuro diverso fatto di rispetto delle diversità, di integrazione e opportunità reciproche di crescita» aggiunge il regista, da sempre impegnato in un cinema sociale. Nel suo primo lungometraggio girato nel 2011, “Ben Kross”, Fide raccontava di un lavoratore immigrato in Italia che per problemi burocratici rischiava di perdere tutti i contributi previdenziali versati.

Minister – in lingua originale inglese con sottotitoli in italiano –  è il prodotto dell’ingegno e della forza di volontà di un intero gruppo di lavoro, di diverse origini sia africane (Nigeria, Senegal, Eritrea) che italiana. Il film è stato totalmente autoprodotto, girato in un mese e con pochi mezzi, rispettando tuttavia alti standard qualitativi. Ad accomunare regista, produttori e attori, il fatto di vivere nel Belpaese, di voler contribuire ad una miglior conoscenza dell’Altro, oltre stereotipi e pregiudizi, per una costruttiva convivenza civile.

Inoltre, dopo un lungo iter burocratico, ha ottenuto tutti i nulla osta del caso ed è stato formalmente riconosciuto dal Ministero dei Beni Culturali come “prodotto cinematografico italiano”.

In un momento storico segnato da tensioni sociali, paure e discriminazioni nei confronti degli immigrati, progetti come Minister possono contribuire al cambio di narrazione sull’Altro e sul nostro rapporto con la diversità, raccontando l’altra faccia della realtà, per andare oltre luoghi comuni, stereotipi e pregiudizi.

«Provare a farlo vuol dire raccontare storie belle poiché se vogliamo invertire la lettura negativa che gli altri possono avere/hanno di noi, dobbiamo essere i primi a cambiare narrazione su noi stessi. Vuol dire uscire da dinamiche negative e deprimenti per portare bei messaggi, per lasciare il segno, un’eredità positiva anche alle nuove e future generazioni» insiste il regista nigeriano. Quale miglior terreno di quello dell’arte per favorire l’incontro tra culture diverse, dando vita a una rinnovata creatività che apre a nuovi orizzonti e guarda al futuro.

Con Minister il regista Fide Dayo cerca di portare in Italia anche il filone politico e di qualità di Nollywood, nome dato al cinema made in Nigeria. Secondo l’Unesco, già un decennio fa la Nigeria era il secondo Paese al mondo per numero di film prodotti (dietro l’India ma davanti agli Stati Uniti). Un trend che si sta già manifestando in Italia, dove sono nate decine di piccole case di produzione nigeriane da Torino a Roma, da Brescia a Firenze. Non solo un business ma uno sguardo afrocentrico per cercare di mettere a fuoco le difficoltà della vita quotidiana, uscendo da una narrazione ventriloqua e manichea, spesso proposta dal cinema mainstream.

 

Véronique Viriglio

Foto © Minister

 

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