Monetine da 1 e 2 centesimi: perché non vale eliminarle

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In circolazione vi sono un centinaio di cosiddetti “spiccioli” ma che hanno un valore unitario di 2.500 euro per un errore di conio della Zecca dello Stato italiano

5 settembre 2017 | di | Attualità - Economia - Europa

Lunedì 28 agosto nel corso di una trasmissione mattutina di Radio 24 condotta da Debora Rosciani è intervenuto, a proposito dello stop dal 2018 da parte della Zecca italiana della coniazione delle monetine da uno e due centesimi, l’On. Sergio Boccadutri (Pd) primo firmatario nel maggio del 2017 dell’emendamento che bloccava la coniazione. Secondo Bruxelles, che ora avrebbe rigettato la proposta, i parlamenti nazionali non hanno titolo a prendere tali decisioni in quanto è il Consiglio europeo che deve deliberare secondo quanto prevede il Regolamento CE 974/98 all’articolo 2.

L’emendamento Boccadutri, pur lodevole nella sua essenza, avrebbe consentito al Tesoro un risparmio di circa 20 milioni di euro l’anno in quanto la coniazione di questi centesimi ha un costo unitario superiore al valore delle monete stesse. Nel corso della trasmissione Sergio Boccadutri ha anche dichiarato che la decisione è ancora sub-iudice e che queste monetine sono ormai non più richieste né dai consumatoti né dagli esercenti. Questa affermazione però è confutata dal fatto che se il deputato proponente seguisse le milioni di famiglie che giornalmente si recano a fare la spesa vedrebbe che migliaia di esercenti pretendono anche le monetine da 1 e 2 centesimi e che a fine giornata costituiscono per essi un bel gruzzolo. Eliminare queste monetine significherebbe coniare maggiori quantità di monete da 5 centesimi con immaginabili aumenti del costo della vita.

L’ingresso dell’euro nel 2002 ha portato nella nostra vita un cambiamento radicale. Serve davvero la cifra “tonda”? Dobbiamo chiederci se gli arrotondamenti che si vogliono fare su prezzi e tariffe siano davvero necessari come ci vogliono far credere. Un esempio banale che mi preme ricordare, avvenne nel 2002 all’arrivo dell’euro. L’azienda di trasporto di  Firenze – Ataf – nel 2002 portò il biglietto da 500 lire ad un euro (1936,27 lire). A pensarci bene il resto in centesimi di euro compresi quindi 1 e 2 centesimi è inerente al denaro. Per eliminare i resti bisognerebbe eliminare il denaro. L’arrotondamento del prezzo dei singoli oggetti costituirebbe un vero ladrocinio, lo stesso varrebbe per le bollette con l’energia elettrica più cara d’Europa o la benzina e il gasolio con oltre 38 miliardi  di litri venduti ogni anno sulle nostre strade.

L’abolizione dei centesimi creerebbe la stessa situazione che si ebbe in Italia prima dell’avvento dell’euro che molti forse hanno dimenticato quando lo Stato smise di coniare le monete da 5, 10 e 20 lire e tutto fu arrotondato per mancanza di monete. L’arrotondamento di un centesimo significa un esborso in più pari a 20 delle vecchie lire e bastano due centesimi di euro e mezzo per raggiungere le vecchie 50 lire. Uno strisciante e perverso aumento dei prezzi. Nel corso della trasmissione di Radio 24 sulle monetine, siamo anche venuti a conoscenza che la Zecca ha coniato erroneamente un centinaio di monetine da un centesimo con la Mole Antonelliana anziché con Castel del Monte. Queste monetine, tuttora in circolazione, hanno un valore unitario di circa 2.500 euro se ben conservate. Chissà se nelle nostre tasche ve ne è una.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Pixabay, The Journal.ie, European Central Bank

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