Morbillo: focolai in Italia preoccupano Europa e Usa

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Più di 1.700 casi dall’inizio dell’anno, che seguono la psicosi derivata dall’epidemia riscontrata tra fine 2015 e inizio 2016. Altri Paesi Ue sotto osservazione.

4 maggio 2017 | di | Attualità - in evidenza - Mondo - Scienza

Alla luce delle polemiche sorte dopo l’editoriale “Populismo, politica e morbillo” che il New York Times ha pubblicato nei giorni scorsi, in particolare criticando la presa di posizione del MoVimento 5 Stelle nei confronti delle vaccinazioni, l’Italia preoccupa l’Europa e gli Usa per i focolai di morbillo e i casi hanno superato i 1.700 dall’inizio dell’anno, di cui 4 su 10 hanno avuto complicazioni tanto da finire in ospedale.

Walter Ricciardi (fonte Twitter)

È il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi a ribadirlo: «siamo sotto i riflettori a livello mondiale fra i Paesi che hanno focolai endemici, e come noi la Romania. Non possiamo che essere d’accordo con le osservazioni che ci arrivano da Paesi come gli Stati Uniti che hanno sostanzialmente sradicato la malattia», aggiunge Ricciardi. Ma anche altri Paesi europei sono sotto osservazione per lo stesso motivo. Come il Belgio, la Francia, la Germania e la Svizzera. Più precisamente salgono a 1.739 i casi di morbillo registrati in Italia dall’inizio del 2017, riporta il quinto numero del bollettino settimanale nato per monitorare l’epidemia di morbillo in corso da gennaio 2017, curato dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore della Sanità (ISS).

In particolare, dal 17 al 23 aprile, sono stati 15 i casi registrati, in calo rispetto al picco di contagio di marzo. Mentre tra novembre 2015 e aprile 2016 si è verificata un’epidemia di morbillo in due Regioni italiane, che ha coinvolto soprattutto la popolazione Rom/Sinti (in Lombardia) e l’ambito nosocomiale (in Emilia-Romagna). In totale erano stati segnalati 67 casi, tutti collegati epidemiologicamente e/o virologicamente, di cui 43 casi in tre campi nomadi a Milano, 17 casi a Parma, e sette a Piacenza.

L’epidemia era stata descritta in un articolo di Eurosurveillance, del 19 maggio 2016. Ora la preoccupazione sale in Toscana in particolare – come era già avvenuto in Emilia, tra Parma e Piacenza – per i contagi fra gli operatori sanitari: quattro nuovi casi di morbillo sono stati registrati nei giorni scorsi, e tre degli ammalati sono operatori sanitari, categoria già colpita nei mesi scorsi. Ad ammalarsi sono stati un dipendente dell’ospedale fiorentino di Careggi, uno di quello di Empoli, il terzo dell’ospedale di Torregalli sempre a Firenze. Il quarto caso riguarda un cittadino che è stato poi ricoverato all’ospedale fiorentino di Santa Maria Nuova. Già alcune settimane fa l’assessore regionale alla salute, Stefania Saccardi aveva detto che stava studiando un modo per obbligare medici e infermieri che lavorano in reparti delicati a fare la vaccinazione.

Nell’88% dei casi in Italia i contagiati non erano stati vaccinati, il 33% ha avuto almeno una complicanza, più di frequente diarrea, polmonite, otite, epatite, insufficienza respiratoria, calo di piastrine, più raramente encefalite e convulsioni. Il 39% è stato ricoverato, il 15% ha fatto ricorso al pronto soccorso. E fra questi 159 sono stati i casi tra gli operatori sanitari. Resta molto alto rispetto agli altri anni il numero totale di contagi, se si considera che erano stati appena 844 in tutto il 2016. Il picco si è registrato nel mese di marzo 2017, con 804 casi, mentre se ne registrano finora 218 ad aprile, ma specifica il bollettino “i dati possono subire delle variazioni da una settimana all’altra a seguito di nuove segnalazioni e/o validazioni dei casi precedentemente segnalati”.

L’Italia è uno dei 18 Stati membri della Regione europea dell’Oms in cui non è stata ancora interrotta la trasmissione endemica del morbillo e, come evidenziato dall’articolo, continuano a verificarsi epidemie con numerose complicanze e ricoveri. L’epidemia era stata causata da una nuova variante del genotipo B3 del virus del morbillo, probabilmente introdotta in Italia da un caso importato. La stessa variante è stata identificata in casi di morbillo segnalati in Spagna, Germania e nel Regno Unito, e più recentemente in Romania.

Per raggiungere l’eliminazione del morbillo, sono necessarie coperture vaccinali (CV) elevatissime (≥95%) per due dosi di vaccino MPR (Morbillo, Parotite Rosolia). In Lombardia e Emilia-Romagna, i livelli di Cv contro il morbillo sono superiori alla media nazionale ma inferiori al target del 95%: nel 2015, la Cv per la prima dose di MPR entro i due anni di età è stata pari a 89,5% in Lombardia e a 88,3% in Emilia-Romagna, mentre la Cv per la seconda dose a 5-6 anni è stata pari al 91% in entrambe le Regioni (fonte: ministero della Salute, Vaccinazioni dell’età pediatrica – Coperture vaccinali, dati 2015).

 

Lena Huber

Foto © Netdoctor.co.uk, World Health Organization

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