Mosca celebra Vladimir Vysotsky a 35 anni dalla scomparsa

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La capitale russa ricorda il grande attore e cantautore icona del dissenso, che nei suoi brani incisi clandestinamente denunciava le tare del sistema

29 luglio 2015 | di | Cultura - Musica - Teatro

Un attacco cardiaco se lo portò via nelle prime ore del 25 luglio 1980, a soli 42 anni. La notizia della sua morte fu resa nota da un cartello appeso alla biglietteria del Teatro Taganka di Mosca, della cui compagnia faceva parte dal 1964 e di cui era l’emblema: “L’attore Vladimir Vysotsky è morto”.  Ma nessuno degli spettatori che avevano comprato il biglietto per assistere allo spettacolo di quella sera ne chiese il rimborso, perchè quel rettangolino di carta valeva più dell’oro: era un segno di appartenenza ad un fenomeno sociale che era cresciuto nell’Urss brezneviana degli anni Settanta.

La stampa e la TV sovietica tacquero sulla sua scomparsa, un po’ perchè in quei giorni Mosca era impegnata ad ospitare le Olimpiadi e quindi i riflettori dovevano essere puntati solo sull’evento sportivo, ma soprattutto perchè Vladimir Semjonovic Vysotsky era un artista scomodo al Cremlino. Attore, poeta e cantautore, a partire dalla fine degli anni Sessanta Vysotskyaveva scritto ed interpretato brani molto critici verso il Potere, diventando per l’Urss quello che in Italia erano voci “contro” come Fabrizio De Andrè e Pierpaolo Pasolini.

Monumento a Vysotsky a MoscaUfficialmente, la sua discografia è costituita da un solo lavoro: figlie del disgelo culturale di primissimi anni Sessanta, le sue canzoni erano cariche di denunce sulle tare del sistema sovietico, tanto da rendere Vysotsky ben presto inviso alle autorità, che consentivano le sue interpretazioni teatrali alla Taganka (pare che Brezhnev fosse un suo ammiratore), ma ne avevano di fatto bloccato la carriera come cantautore. O almeno pensavano di averla bloccata: sebbene censurato dal regime, Vysotsky riuscì comunque a divulgare le proprie canzoni grazie a registrazioni su musicassette autoprodotte clandestinamente, una sorta di samizdat musicali che negli anni Settanta l’avevano fatto diventare una vera e propria icona del dissenso in Urss.

I brani di Vysotsky, a partire dal leggendario Okhota na volkov (Caccia ai lupi), davano voce all’universo dei derelitti e degli esclusi della società sovietica, la cui esistenza, negata dal regime, stava a simboleggiare il mancato raggiungimento della società perfetta enfatizzata dalla propaganda: decine di milioni di persone potevano ascoltare le sue parole di protesta grazie alle cassette pirata che invadevano l’Urss, oltre a quelli che riuscivano ad assistere ai suoi concerti, organizzati alla men peggio in luoghi segreti, ma sempre stracolmi di gente puntualmente informata  dell’evento da un “tam-tam” clandestino.

Tutto ciò aveva reso Vysotsky un vero mito, simbolo dell’emergere in Urss di una cultura che oggi potremmo definire “underground”, capace di calamitare l’interesse di un pubblico molto più vasto di quello che normalmente si raccoglieva intorno all’allora intelligencija sovietica. Il Kgb sapeva probabilmente che Vladimir Vysotsky non si esibiva solo al Teatro Taganka, e nei limiti della politica del bastone e della carota verso i dissidenti attuata dal suo numero uno Andropov, lasciava correre. Di certo però, alla Lubjanka ignoravano quanto capillare fosse il suo circuito musicale clandestino: furono i suoi funerali a far capire alle autorità sovietiche di quale enorme popolarità egli godesse.

Il Teatro TagankaIl 28 luglio 1980 una folla oceanica si riunì intorno alla Taganka per dare l’addio al proprio idolo e per celebrarne l’immortalità: si trattava decine di migliaia di persone, decisamente troppe per le esequie di un attore sulla carta poco conosciuto, che aveva pubblicato un solo disco “ufficiale”, della cui scomparsa i giornali non avevano parlato e di cui aveva dato notizia solo un cartello del Teatro in cui si esibiva. Fu dinanzi a quella prima grande manifestazione spontanea dell’era sovietica che il Cremlino comprese che il pensiero di Vysotsky era riuscito ad andare oltre le maglie della censura.

In occasione del 35mo anniversario della sua morte le autorità cittadine della capitale hanno deciso di intitolare a Vladimir Vysotskij due strade di Mosca. E venerdì scorso i suoi fans, che non hanno mai smesso di amarlo e di ascoltarlo, gli hanno reso omaggio al Parco dell’Ermitage di Mosca con “La Notte della Poesia”, un evento commemorativo a lui dedicato organizzato dal Teatro Taganka: una maratona letteraria e musicale durata l’intera notte, in cui sono stati letti e cantati i più noti componimenti poetici dell’attore e cantante russo.

Alessandro Ronga

Foto © Wysotsky.com / A.Ronga

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