Nel Regno Unito c’è la coda per la Banca del cibo

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L’istituzione più nota per distribuire i prodotti alimentari ai bisognosi denuncia una situazione grave: anche chi non se lo sarebbe mai aspettato è costretto a ricorrervi

17 novembre 2016 | di | Attualità - Lavoro

 

Fra aprile e la fine di settembre 2016 sono stati distribuiti 519 mila pacchi alimentari contro i 506 mila dello stesso periodo dello scorso anno. Di questi, 188 mila sono stati destinati a bambini. L’allarme lo lancia Trussel Trustla più grande banca del cibo del Regno Unito, un network di più di 400 istituti locali dove chi si trova in difficoltà economica può fare la spesa gratis. Se continua così, l’ente, considerato un misuratore della povertà dei cittadini, si avvia a battere il record di consegne in un anno. Le scorte permettono a una persona di nutrirsi per tre giorni. In media le famiglie necessitano di due voucher in dodici mesi. I dati diffusi da Trussel Trust, in combinazione con l’uscita nelle sale del film di Ken Loach “Io, Daniel Blake”, hanno aperto un dibattito sull’efficienza del Welfare State nel Paese. Il film riproduce una situazione di crisi reale: molti dei ricorsi alla banca del cibo, il 27%, sono dovuti ai ritardi del pagamento delle indennità di disoccupazione e malattia. A causa dell’amministrazione lenta, giovani e anziani che non lo avrebbero mai immaginato sono costretti a fare la fila per la spesa gratis, perché per alcuni giorni del mese rimangono senza una sterlina.

marcella-trussell-trustIl sito di Trussel Trust raccoglie le loro storie. Marcella, 32 anni (nella foto a sinistra) era infermiera veterinaria fin quando ha dovuto subire un’operazione e il pagamento dell’assegno per malattia è arrivato in ritardo. Non è stato facile per la ragazza chiedere aiuto. Sarah ha avuto un problema simile: quando è andata a vivere con il suo ragazzo, il suo stato patrimoniale doveva essere sottoposto a una revisione e nel frattempo si è ritrovata senza benefits per due mesi. Gli assegni più spesso soggetti a ritardi sono l’Employment Support Allowance (Esa) e il Job Seekers Allowance (Jsa). Il primo spetta ai disabili come aiuto per cercare o per portare avanti un lavoro: per ottenerlo bisogna superare una valutazione medica fatta dagli uffici dello Stato basata su criteri a volte diversi da quelli usati dal medico curante per dichiarare l’inabilità al lavoro. Proprio il paradosso rappresentato nel film di Ken Loach, dove il dottore proibisce al cittadino Daniel Blake di continuare a fare il falegname dopo aver avuto un infarto, mentre la perizia dell’amministrazione pubblica lo ritiene in salute. La seconda indennità viene data a chi cerca lavoro, che deve dimostrare che sta facendo tutti gli sforzi possibili per trovare un’occupazione, altrimenti viene soggetto a sanzioni

io-daniel-blakeSono proprio i ritardi e le lentezze del Welfare State a far soffrire la fame ad alcuni britannici. Secondo il deputato laburista Frank Field si tratta di una negligenza voluta dal governo conservatore. Da parte sua, il Dipartimento del lavoro nega i ritardi dei pagamenti. Nell’opinione pubblica c’è chi considera le banche del cibo un peso per l’amministrazione dello Stato. Enti come Trussel Trust non sono in realtà parte del sistema di Welfare seppur lavorando in stretta collaborazione con gli uffici pubblici. Sono gestiti per metà da professionisti e per metà da volontari. Quando gli insegnanti o il medico, l’agente di polizia o l’addetto del centro per l’impiego si accorgono della situazione di povertà di una persona, la segnalano al reparto competente perché conceda un voucher per la spesa. Le riserve delle banche vengono donate da individui, imprese, scuole. Più o meno come il Banco alimentare italiano, che si occupa di trovare il cibo ai bisognosi, recuperando gli alimenti in eccesso dalla produzione industriale e dall’agroalimentare. Le strutture caritative possono ritirare gratis i prodotti dai volontari del Banco. A differenza dell’esperienza italiana, i supermercati per poveri inglesi adottano un modello diprima linea“, più che dimagazzino“, perché distribuiscono direttamente i prodotti a chi ne ha bisogno.

 

Livia Liberatore

Foto © Creative Commons

 

 

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