Nella “giungla” di Calais molti minori sono scomparsi misteriosamente

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Intervista sulla cruciale questione dei flussi migratori al Rappresentante speciale nominato dal Consiglio d’Europa di Strasburgo in materia di rifugiati e profughi

27 ottobre 2016 | di | Economia - Europa - in evidenza - Politica - Senza categoria

In occasione della sua recente visita in Italia per impegni istituzionali, Eurocomunicazione ha incontrato a Roma il Rappresentante Speciale del Segretario generale del Consiglio d’Europa per i migranti e i rifugiati l’Ambasciatore Tomáš Boček.

In considerazione della complessa e delicata carica affidatagli dagli organi competenti del Consiglio d’Europa abbiamo posto all’Ambasciatore Boček le domande che seguono sul tema migranti.

Recentemente è stato nominato Rappresentante Speciale per i migranti e i rifugiati dal Segretario generale del Consiglio d’Europa. In considerazioni delle sfide attuali in tema di migranti, può brevemente presentare il mandato e gli strumenti a disposizione per portare a compimento l’incarico?

«Il mandato mi è stato conferito dal Segretario generale nel gennaio 2016 e consiste soprattutto nell’aiutare e assistere i 47 Stati membri del Consiglio d’Europa per fare fronte ai flussi migratori e, allo stesso tempo, assicurare il rispetto dei diritti dell’uomo e, in particolare, quanto disposto nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (ndr, “CEDU”). Questo è il mandato più importante che mi è stato conferito. Inoltre ho un ulteriore mandato ancor più specifico relativo alla situazione dei bambini migranti e dei minori non accompagnati».

tomas-bocek-portraitDi volta in volta ha già visitato dei centri di accoglienza, campi e altre strutture in Grecia, nella ex Repubblica jugoslava della Macedonia, in Turchia, a Calais, a Parigi e a Londra. Esistono a suo parere dei denominatori comuni? Quali sono le sfide e le situazioni più critiche?

«Le sfide da affrontare sono molte. Se dovessi menzionare quelle che a mio parere sono le più importati direi in primis la mancanza di informazione. Occorre informare in modo migliore i migranti in arrivo: essi devono poter conoscere le procedure, i diritti e le possibilità poste a loro disposizione. Si tratta di informazioni essenziali per facilitare il compito delle autorità e, al contempo, anche il futuro dei migranti. Questa è la prima cosa a cui pensare. A seguire, direi il numero di spazi nei campi e di strutture per coloro che domandano asilo e per i rifugiati. Infine, la terza sfida riguarda le misure di integrazione. Occorre concentrarsi maggiormente sull’integrazione e sulle questioni ad essa connesse».

Per quanto attiene alla chiusura della “giungla” di Calais, quali sono i rischi che corrono gli occupanti, in particolare le categorie più deboli? Lei ha ottenuto delle garanzie dalle autorità francesi e inglesi in relazione ai minori non accompagnati?

«I rischi son ben descritti nel rapporto da me redatto e pubblicato sul sito del Consiglio d’Europa relativo alla situazione del campo di Calais che ho visitato circa un mese fa. Nel predetto rapporto vi sono delle raccomandazioni per il Consiglio d’Europa in merito alle azioni da intraprendere. Il rischio più grande riguarda i minori non accompagnati. Durante la chiusura della zona sud si sono già verificate sparizioni di minori che sono, evidentemente, esposti al rischio di  sfruttamento sessuale, di violenza e di essere fatti oggetto di traffico di esseri umani. Su tali aspetti il Consiglio d’Europa ha delle preoccupazioni e delle paure. Per quanto riguarda l’ottenimento delle garanzie da parte delle autorità, recentemente, il ministro Cazeneuve e il presidente Hollande hanno confermato all’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa che le persone presenti nel campo di Calais avranno i loro spazi in Francia e che il governo francese si occuperà di ciascuna persona. Occorre dire che non sono state ottenute garanzie esplicite ma siamo stati informati che esistono dei piani concreti, soprattutto per i minori non accompagnati. Sul punto ci hanno confermato che questi piani esistono. Per parte nostra nel rapporto relativo alla situazione di Calais si è indicato in modo esplicito che detti piani debbono essere resi pubblici».

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La sua missione in Italia si sta concludendo. Quali luoghi avete visitato? Che tipo di situazioni avete incontrato ?

«Ci sono esempi buoni ed esempi meno buoni ma, in generale, devo dire che ho constatato che l’atteggiamento, il comportamento delle autorità italiane e anche della popolazione e della società civile italiana è più che positivo verso i migranti e la loro accoglienza. Evidentemente, ci sono alcune sfida sul piano dell’organizzazione e altre più grandi sul piano delle capacità. Il numero di migranti è elevato. Noi abbiamo deciso di incontrare le autorità italiane per cercare di capire come si possa fare fronte a tali sfide e come il Consiglio d’Europa possa assistere l’Italia nello svolgimento di tali compiti».

La gestione del fenomeno migratorio, presentata come un’urgenza, mette a dura prova le istituzioni europee. Il cittadino medio ha paura di fronte a tali flussi migratori e molti Stati, tra cui l’Italia, si considerano abbandonati e rimproverano tale comportamento alle predette istituzioni. Che cosa ne pensa al riguardo?

«Per quanto attiene al Consiglio d’Europa, la mia visita può essere considerata la prova che l’organismo che rappresento non ha abbandonato nessuno Stato membro. Al contrario, direi che la creazione del ruolo di Rappresentante Speciale per i migranti e  i rifugiati del Segretariato generale del Consiglio d’Europa è la reazione del Segretario generale in merito alla ricerca di soluzioni per essere presente, per trovare i modi per aiutare, assistere e risolvere i problemi dei propri membri. In tutti i Paesi noi faremo appello alla solidarietà poiché non è un problema di un solo Paese ma è, viceversa, un problema comune europeo. Dunque bisogna cercare le soluzioni a livello europeo e anche a livello internazionale perché la situazione dei migranti, attualmente, non è solo il problema dell’Europa ma è un problema globale. Al riguardo vi è una lettera del Segretario generale al premier Renzi con la quale il Consiglio d’Europa offre aiuto per quanto concerne le disposizioni legislative ma anche sul piano delle applicazioni che l’organismo è disposto a mettere in campo per portare assistenza all’Italia. A seguito della recente visita in Italia intendo redigere un rapporto in merito alle raccomandazioni concrete circa la possibile cooperazione tra il Consiglio d’Europa e il governo Italiano e le autorità locali. In particolare su come noi (ndr, “Consiglio d’Europa”)  possiamo aiutare il vostro Paese in modo concreto».

Uniti, non saremmo più efficaci nel fornire le risposte necessarie per risolvere la crisi attuale? Da diversi contesti come la società civile e le città sono giunti segnali positivi. A suo avviso quali sono i “percorsi” da seguire?

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«Evidentemente, come ho già detto, si tratta di una problematica internazionale, europea. Mediante l’unità e la solidarietà tra gli Stati le soluzioni possono essere cercate più facilmente. Per quanto concerne le raccomandazioni, abbiamo già in mente le più importanti, ma poiché devo presentare prima il rapporto al Segretario generale non sarebbe serio parlarne ora».

A Suo parere esiste una volontà reale a livello europeo di cooperare per trovare una soluzione ai problemi sopra richiamati?

«Posso parlare al livello di Consiglio d’Europa. In tale contesto evidentemente questa  volontà esiste».

Da ultimo, non crede che sussista una parte di responsabilità dei media per quanto attiene alle modalità con le quali la questione dei migranti è presentata? Non bisognerebbe puntare su un’informazione più responsabile ed etica, oltre che sulla cultura e l’istruzione?

«Evidentemente i media giocano un ruolo molto molto importante in questa situazione, direi fondamentale. Credo occorra fare un appello ad un informazione un po’ più equilibrata. Per quanto attiene alla seconda parte della domanda credo si tratti sempre di presentare l’informazione in modo un po’ più equilibrato».

 

Roberto Scavizzi

Foto © Wikicommons, Consiglio d’Europa

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